Scrivere è un altro modo di vivere

mentre sono lì a scrivere la loro storia in qualche modo la vivo anch'io

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 04 dicembre 2021
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. © immagine tratta dal web

Ci pensavo proprio qualche giorno fa, quando il cattivo tempo e un raffreddore mi hanno costretta in casa. Non avevo abbastanza energie per sfaccendare, se le avessi avute non avrei sfaccendato lo stesso, non avevo voglia di leggere, né di fare chiacchiere al telefono e la televisione mi annoia. Allora ho iniziato a scrivere, mi sentivo ispirata.

Scrivo da sempre, da quando a cinque anni la maestra che abitava sullo stesso nostro pianerottolo, volle farmi conoscere l’alfabeto. Me ne innamorai subito. Avete presente la A di ape, la C di casa, la I di imbuto? Sì proprio quelle. Bene, la maestra Maria, così si chiamava, con il suo alfabeto illustrato mi aprì un mondo.

Non mi limitavo più a disegnare case con le tendine alle finestre, il camino acceso, e un cuore disegnato sulla porta da mostrare a mia madre e a mio padre, più a mia madre, ma iniziai a consegnarle storie da leggere, poesie che sussurrava con le labbra socchiuse, mentre gli occhi scorrevano sulla pagina e si riempivano di luce.   

Negli anni ho scritto temi, diari, lettere, post-it, tesi, circolari, note, e-mail, elenchi, cronologie, relazioni, articoli, storie.

Quindi la scrittura è un’amica che trova sempre il modo di essermi utile. A lei affido i miei pensieri, i miei segreti, le mie gioie e le mie lacrime, le mie speranze e le mie sconfitte e anche la più prosaica lista della spesa.

Ora scrivo principalmente per raccontare storie, dipingere personaggi, costruire scene, mostrare azioni, gesti, espressioni, condividere pensieri, creare suggestioni. Non so se ci riesco, e in fondo non ha importanza perché quello che mi è stato chiaro qualche giorno fa, quando ho cominciato a scrivere alle due del pomeriggio e ho terminato a mezzanotte è che scrivere è un altro modo di vivere.

Ed è un modo di vivere fantastico, un modo di riempire di esperienze coinvolgenti le ore vuote della giornata, di far emergere le nostre emozioni più profonde, non per nulla in molti ambiti viene riconosciuto il potere terapeutico della scrittura.

Il gesto dello scrivere impone una pausa, un allontanamento dalla realtà e mi catapulta in una dimensione in cui prendono vita personaggi che un attimo prima non esistevano, sono appena nati e già hanno un loro carattere, una storia da raccontare e per farlo attingono ai ricordi personali, alle cose che mi sono state dette quando ero piccola, alle storie che mi hanno raccontato, a quelle che ho sentito di nascosto, attingono alle mie emozioni, al sorriso che aveva mia madre quando guardava mio padre, al pianto di un bambino nella culla, al camminare lento di un vecchio, a un gruppo di uomini che gioca a bocce sulla spiaggia, a una partita di pallone con sugli spalti quattro tifosi, a una corsa sotto la pioggia e a tanto altro ancora. I personaggi ascoltano i miei pensieri, ma non pensano come me, perché sono altro da me, hanno personalità che scopro man mano e sanno sorprendermi con i loro no, i loro forse, i loro sì. Crescono, vivono, amano, soffrono, dicono addio e poi ritornano, viaggiano da un capo all’altro del mondo, sono eroi, maestri, santi, peccatori, sono gli umili e i potenti,  e vivono  tutto ciò che io voglio che vivano ed è per questo che mentre sono lì a scrivere la loro storia, in qualche modo la vivo anche io.

Quando ritorno nella mia stanza, alla mia scrivania e mi ritrovo seduta sulla sedia, da cui non mi sono mai mossa, con un foglio e una penna in mano o davanti al computer in realtà sto tornando da un viaggio, con tutte le mie valigie, i souvenirs e ancora negli occhi le immagini di quello che la mia mente ha creato. Ho appena finito di baciare uno sconosciuto sul treno, o di ballare un valzer al ballo delle diciottenni, oppure ho scalato una montagna, combattuto per salvarmi la vita, guidato un’auto a folle velocità e ho potuto fare tutto ciò che nella vita reale non farei mai o non sarei in grado di fare, perché scrivere è un viaggio esaltante in tutte le vite possibili.

Raffaella Ricci       

 

 

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