Il bagno di servizio

«Grazie per darmi dell’ossessiva compulsiva.»

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 20 novembre 2021
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. © immagine tratta dal web

Da quando Daria ha deciso che è arrivato il momento di rifare il bagno, per Alberto non c’è più pace.

Sua moglie non fa che chiedergli di accompagnarla un pomeriggio sì e l’altro no a visitare i negozi di ceramiche.

“In città ce ne sono tre”, aveva pensato Alberto la prima volta, “sono tutti molto ben forniti. Figurati se non trova ciò che cerca”. E con questa illusione associata alla teoria del minimo sforzo con il massimo risultato, aveva acconsentito, con esagerato quanto falso entusiasmo, ad abbandonare le sue rilassanti letture pomeridiane in nome della condivisione.

C’è una forma di obnubilamento che non fa presagire agli uomini, fino a quando non si trovano a pagarne lo scotto, quanto possano essere complicate, contorte, macchinose le loro donne anche quando si tratta di scegliere solo delle piastrelle.

L’artigiano tutto fare che Alberto si compiaceva di aver trovato, anni prima, sarebbe stato in grado di risolvere tutti i problemi che sua moglie inevitabilmente avrebbe creato, anche per quella sua supponenza di sentirsi la migliore interior designer esistente, senza aver seguito neanche un corso per corrispondenza di progettazione d’interni. Lui doveva solo accompagnarla per negozi di ceramiche e assecondarla così non lo avrebbe più accusato di dileguarsi ogni volta. E poi, diamine, non sarebbe stato complicato, in fondo era solo un bagno di servizio.  

Dopo tre mesi di ricerche infruttuose, all’ennesima richiesta di accompagnarla in un negozio fuori dai logici confini territoriali, le domanda:   

«Ma quanto tempo ci vuole per scegliere le piastrelle e i sanitari?»

Daria, già pronta per uscire, si blocca, stringe le palpebre, come se fosse in grado di incenerirlo con uno sguardo, si volta su se stessa ed esce dalla stanza senza proferire parola.

È un segnale, Alberto lo sa benissimo. Sua moglie si sta preparando alla guerra, quella dei silenzi che durano giorni, settimane, anche mesi, e che rendono la loro vita impossibile. Ma questa volta non ha nulla da rimproverarsi e non ha nessuna intenzione di farsi mettere al tappeto da uno scricciolo di un metro e cinquanta. La segue.

«Allora?».

Non risponde.

«Allora?» ripete Alberto.

Lei lo guarda dall’alto, si fa per dire, della sua esperienza di assidua lettrice di riviste di arredamento.

«Allora niente. ti ho detto che per il bagno voglio lo stile coast.»

«È solo il bagno di servizio.»

«Anche Il bagno di servizio merita attenzione.»

«Troppa.»

«Troppa che?»

«Attenzione. A tutto c’è un limite e poi lo stile coast è lo stile delle case sulle spiagge oceaniche e noi viviamo in città.»

«È colpa tua, ogni volta che ho un’idea la demolisci, lo hai fatto quando ti ho parlato dello stile shabby, prima, e mediterraneo, dopo. Ora anche questo. Non ti va proprio bene niente e non apprezzi tutti i miei sforzi.»

«I tuoi sforzi sono troppi, appunto. Te ne vai in loop. Daria lo dico per te.»

«Grazie per darmi dell’ossessiva compulsiva.»

«Non esagerare adesso. Ho detto solo che potresti impiegare le tue energie in altro. Scegli qualcosa di semplice, un colore tranquillo come il bianco…»

«Il bianco è anonimo.»

«Allora il beige, è un colore elegante e puoi abbinarlo con asciugamani e accessori colorati che puoi cambiare tutte le volte che vuoi.»

«Vorrei che il bagno rispecchiasse la mia personalità.»

«Ogni cosa in questa casa rispecchia la tua personalità.»

«Ah, allora è questo il punto. È questo che non ti va giù. Vorresti una casa più a tua immagine e somiglianza, una casa maschia, ombrosa, magari di quelle con la moto parcheggiata in salotto. Ma non sono stata io, mio caro, a precluderti questa possibilità, semplicemente quando si doveva fare una scelta tu non c’eri».

Ed esce dalla stanza sbattendo la porta, lasciando il povero Alberto a domandarsi dove ha sbagliato questa volta.

Raffaella Ricci

 

 

 

 

  

 

 

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