Le incongruenze affettive

Alberto in verità, ha avuto un sobbalzo, come se si aspettasse un’aggressione

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 06 novembre 2021
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. © immagine tratta dal web

Alberto quel pomeriggio se ne stava mollemente adagiato sul divano, con le gambe stese sul pouf e il capo reclinato sulla spalla.

Quello è il suo modo di guardare la televisione e Daria non può insinuare che invece dorme alla grande e farebbe meglio ad andarsene al letto per non avere poi tutti i dolori alle articolazioni.

In un caso o nell’altro, mentre Alberto il pomeriggio “guarda la televisione”, Daria non può fare alcun rumore, e quindi non può riordinare in cucina, né passare la scopa elettrica, non può neanche chiamare un’amica a telefono, perché la sua voce, che alterna toni bassi ad acuti, esclamazioni a risatine, lo disturba.

Daria soffre d’insonnia e non può permettersi il pomeriggio la pennichella pomeridiana e quindi non le resta che sedersi su una poltrona a guardare la trasmissione scelta da Alberto, perché se cambiasse canale lo disturberebbe così come la sua voce quando parla a telefono.

A lui piacciono molto i documentari sulla natura, avete presente foreste pluviali, cascate e grandi laghi, vette innevate e savane, oceani e spiagge incontaminate?

Bene, quelli.

Che poi adesso di incontaminato non c’è più nulla.

A Daria piacerebbe guardare un bel film o una puntata di “Master Chef”, ma niente, deve sorbirsi i documentari sulla natura che conciliano il sonno ad Alberto.

Seduta su quella poltrona, osserva le cose che fanno parte della sua vita, la mobilia, la credenza di sua suocera, in particolare, quella che non le è mai piaciuta e che Alberto ha tassativamente voluto come ricordo di sua madre, i quadri alle pareti che rallegrano una stanza altrimenti triste, i bei tappeti logorati dal tempo, e quasi le manca l’aria. Allora si alza e va in cucina a bere un sorso d’acqua, oppure apre la finestra e guarda la strada, gli alberi, il cielo, la vita fuori. Respira profondamente e torna sulla sua poltrona a fissare la televisione, i libri di Alberto sparsi sul tavolino, la sua collezione di pipe.

Un movimento di lui sul divano, e un lamento per il collo piegato in una posizione innaturale, la interrompono.

Sospira, con una sorta di rancore rassegnato, lo scruta come un avvocato accusatore l’imputato, lo scandaglia dalla testa ai piedi, ogni particolare di lui le è familiare, i capelli ingrigiti dal tempo, le rughe intorno agli occhi, le labbra appena socchiuse, le sue grandi orecchie, le mani da pianista posate sull’addome leggermente prominente, le gambe accavallate sul pouf, i suoi piedi grandi.

Le sono familiari tutti i suoi movimenti, i suoi gesti, anche quelli inconsapevoli e il suo respiro, il suo modo di schiarirsi la gola. E di nuovo si alza per andare a bere, come se l’acqua potesse diluire quel sentimento che le intossica l’anima. Poi si chiude in camera da letto e cerca di leggere il libro che ha sul comodino da ormai troppo tempo.

Ma non quel pomeriggio. Quel pomeriggio il suo sguardo si è fatto più morbido, è andata in cucina e dopo aver bevuto la sua acqua ha messo sul fuoco la macchina del caffè, ha posato due piattini su un vassoio, su ogni piattino un biscotto, ha spento il fuoco e versato il caffè in due tazzine, in quella di Alberto ci ha messo un cucchiaino di zucchero, poi è andata nel soggiorno, ha posato il vassoio sul tavolino, si è seduta vicino a lui sul divano e lo ha svegliato con una carezza.

Alberto in verità, ha avuto un sobbalzo, come se si aspettasse un’aggressione, poi ha visto gli occhi, insolitamente luminosi, di sua moglie posati su di lui, il suo sorriso amichevole.

«Che ore sono?» le ha domandato.

«È ancora presto, ma avevo voglia di un caffè in due».

Alberto ha sorriso, sorpreso.

Hanno bevuto il loro caffè, Daria ha posato il capo sulla spalla di Alberto, che ha stretto la sua mano in quella di lei.

«Vuoi vedere Master Chef?» le ha domandato.

«No, voglio vedere il tuo documentario».

E si sono addormentati insieme sul divano.

Raffaella Ricci

 

 

 

 

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