Di democrazia e libertà

Liberi, quindi, di pensarla diversamente

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 16 ottobre 2021
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. © immagine tratta dal web

In democrazia è il popolo che comanda. Questo secondo l’origine della parola, ma il popolo, a volte, diventa un’identità astratta, non facilmente configurabile nella variegata moltitudine da cui è composta. Il popolo, però, ha il potere di incidere sulla cosa pubblica attraverso l’elezione dei propri rappresentanti. E per questo dovrebbe sempre agire questo potere, che oltre a essere un diritto è anche un dovere.

Adesso non so dirvi bene perché sto parlando di democrazia, so che il pensiero mi è venuto in mente guardando una delle solite trasmissioni televisive che trattano di politica, sì, ma con leggerezza, di problemi sociali, economici, del mondo del lavoro, della sanità, di tutto quello che avviene nel momento in cui avviene, magari un attimo prima, o un attimo dopo, una sorta di pronostico o di analisi della cronaca. Un po' come le puntate di Beautiful.

E ora si parla dello sciopero contro il green- pass, indetto dai portuali di Trieste. È iniziato ieri e si protrarrà ad oltranza, almeno questo nelle intenzioni degli organizzatori. E si parla anche delle manifestazioni sul tema, che si sono tenute, sempre ieri, in varie città italiane.

Ad ascoltare le Cassandre del giorno prima, giornalisti, opinionisti, talkschow-isti e gazzettieri ululanti sarebbe stata una giornata calda e pericolosa, in cui i no-green-pass, avrebbero messo a dura prova la forza del Governo, il quale, fermo sulle sue posizioni, si è attrezzato aspettandosi il peggio.

Per i commentatori della giornata, invece, si è trattato più di fumo che di arrosto.

Aspettiamo gli analisti del giorno dopo che, da esperti patologi, ci spiegheranno i perché e i percome degli eventi, magari enfatizzandoli oltre il dovuto.

Quello che io, da semplice osservatrice affacciata alla mia finestrella sul mondo, penso a caldo è che per fortuna siamo in Italia, un Paese democratico, checché se ne dica, in cui chi non è d’accordo con la moltitudine ha la possibilità di mostrare il proprio dissenso, di scendere in piazza, partecipare a cortei, far sentire le proprie ragioni, condivisibili o no che siano, senza tafferugli, senza disordini e senza violenze.

Liberi, quindi di pensarla diversamente.

L’importante è non farsi strumentalizzare, non essere preda di fattucchiere o stregoni, non limitarsi ad aver cura solo del proprio giardino, perché la cosa pubblica è ciò che c’è oltre la siepe che delimita i nostri personali confini, e un po' ci appartiene.

L’altra parola che non può prescindere da democrazia è libertà. E anche in questo caso mi sento fortunata a vivere in un Paese controverso, grandioso a volte, altre sgarruppato, capace di esprimere grande bellezza, genialità, ma anche pochezza. Un Paese che vive in questo tempo come meglio può, che risente dei grandi cambiamenti sociali, culturali, ambientali, tecnologici, portandosi sulle spalle un grande debito pubblico. Un Paese comunque in cui c’è libertà di pensiero e di scelta, e dove la scelta presuppone una responsabilità e l’assunzione delle inevitabili conseguenze.

A questo punto mi sovviene, (mi perdonerete questi pensieri in libertà), un concetto espresso da un certo Martin Luther King, che di mancanza di libertà ne sapeva sin troppo, e che recita.” La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”.

Ora considerato che è sempre difficile comprendere dove inizia la libertà degli altri, noi, in questa epoca mediatica di sovraesposizione, di protagonismo e forte individualismo non facciamo che reclamare la nostra, dilatandone il senso e i contenuti, confondendone il significato e dimenticando che la libertà è un diritto di tutti, anche degli altri appunto.

Non credo che ci sarà mai una democrazia perfetta, la perfezione non è assoluta, è fredda e priva di emozioni, e fondamentalmente non ci appartiene. Quello della perfezione è un concetto che abbiamo creato per illuderci di poter superare i nostri limiti umani.

E neanche la libertà è perfetta o assoluta. Se lo fosse, apparterrebbe all’anarchia, al caos, al nichilismo.

Quindi, non so voi, ma io questa democrazia, con tutti i suoi limiti e le sue incongruenze, e questa libertà di cui, ricordo bene, i miei genitori non hanno sempre goduto, me le tengo ben strette perché la perfezione non esiste e l’imperfezione è calda come una protesta in piazza, come pensarla diversamente, non essere d’accordo e dirlo, poiché  la differenza di opinioni è energia in movimento, ma senza la pretesa di avere la verità in tasca, infervorarsi  anche, in quanto a volte cediamo alla nostra natura passionale, ma senza alzare i muri. E fermarsi, fermarsi sempre, là dove inizia la libertà dell'altro.

E non so perché, dopo democrazia e libertà penso a bene comune. Mi piace l'idea che ogni individuo trovi se stesso non esclusivamente in se stesso, ma anche in un noi che lo pone in un rapporto dinamico di dare e ricevere. 

Sì, mi piace, ma il bene comune, da Aristotele a San Tommaso d'Aquino, fino ad arrivare ai giorni nostri, è in realtà un tema complesso, se così non fosse non l'avrebbero affrontato fior di filosofi, e problematico, in quanto come scritto nel Dizionario online di filosofia politica delle Edizioni giuridiche Simone "la realizzazione concreta di esso presuppone inevitabilmente dei sacrifici individuali. Si tratta, quindi, di conciliare il bene comune con l’interesse del singolo." 

E non è facile.

Raffaella Ricci  

 

 

  

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

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