Buoni propositi

«Non c’è nessun però. Adesso ti rivesti, esci da quella porta, prendi le tue cose e te ne vai».

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 21 agosto 2021
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. © immagine tratta dal web

«Ecco, ci sei ricascata un’altra volta. Ma dico, si può essere più stupide di così?».

Micol davanti allo specchio parlava tra se e se, il viso contratto, gli occhi furenti.

«Ti prenderei a schiaffi. Quante volte ti ho ripetuto che devi smetterla e invece lo rifai ogni volta, la parola autocontrollo non sai proprio cosa sia».

Attraverso la porta del bagno, uno sguardo le sfuggì nella camera da letto, sul corpo nudo del giovane uomo che l’aspettava.

«Però!» disse, soffermandosi su ogni particolare di quel corpo, mentre una languida scioglievolezza si impossessava di lei.

«Non c’è nessun però. Adesso ti rivesti, esci da quella porta, prendi le tue cose e te ne vai».

«Ma…»

«Ma cosa? ti ricordi com’è andata l’ultima volta?»

E come faceva a non ricordarlo. L’aveva incontrato a una festa di compleanno e avevano bevuto qualcosa insieme, bè… forse più di qualcosa, perché non ricordava niente di quello che era accaduto, tranne che si era svegliata all’alba mentre lui con le scarpe in mano apriva la porta della camera da letto per andare via. I loro occhi si erano incrociati in quell’istante, lui aveva l’aria da ladro, o meglio, da codardo, e lei? Lei aveva preferito richiudere gli occhi e far finta di dormire. Si era sempre domandata cosa avesse colto lui nel suo sguardo. Sperava non quel senso di frustrazione che l’aveva pervasa e che l’aveva spinta a ripromettersi un cambiamento totale nella sua vita.

E il giorno dopo era un lunedì ed era anche il primo giorno del mese. Tutte le volte che aveva iniziato qualcosa per stare meglio e cambiare ciò che non andava, era stato sempre di lunedì, oppure il primo giorno del mese. Ogni volta, per un giorno, la sua insoddisfazione era svanita via via, mentre l’intenzione che si era proposta aveva preso forma e sostanza fino a sembrare già cosa fatta. Come quando aveva deciso di mettersi a dieta e si era sin da subito vista in un tubino taglia 42 di Dolce e Gabbana, tanto che era corsa a comprarlo.  Ma quello stato di perfetta letizia non era durato più di un giorno, perché dal giorno dopo era ricominciato il conflitto tra i suoi desideri e i suoi buoni propositi. E così il tubino taglia 42 era passato a sua sorella.  Poi c’era stata la volta che aveva stilato un programma intenso di allenamenti: tutta la settimana impegnata tra palestra, piscina e sedute di yoga.  Aveva sottoscritto l’abbonamento annuale in palestra, in piscina e anche alla scuola di yoga per impedirsi di desistere e aveva fatto scorta di costumi olimpionici, accappatoi, ciabatte, tute e scarpe da ginnastica, pantaloni e maglie comode per lo yoga, impegnando due mesi del suo stipendio. Quella volta era riuscita a resistere giusto due mesi, dopo di che, esausta, aveva abbandonato ogni cosa.  Non era andata meglio neanche quelle volte che si era prefissa di sconfiggere la sua naturale indolenza, di evitare le sue battute sarcastiche, che lei preferiva chiamare ironiche, e di arrivare puntuale agli appuntamenti.

L’ultima volta, però, per una strana combinazione astrale, il giorno dopo era sia un lunedì che il primo del mese, segno che non poteva assolutamente sottrarsi all’impegno che aveva preso con se stessa.

Però.

Però quella non era la prima volta che usciva con quel ragazzo, e inoltre sapeva il suo nome, Leon, che era tutto un programma, ed era bello, aitante, erotico, ammiccante, desiderabile…

Si diede un’ultima occhiata allo specchio, si sistemò i capelli e si sorrise, quindi lasciò nel bagno la Micol furente con i suoi buoni propositi, chiuse a chiave la porta per impedirle di uscire, e si lanciò nelle braccia di Leon.

Sì, ci era ricascata un’altra volta. Embè?

Raffaella Ricci

 

     

 

 

 

 

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