Le incongruenze del Tempo

Tu a quale delle mie vite appartieni

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 31 luglio 2021
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- © immagine tratta dal web

Perché mi guardi? Ogni volta ti avvicini e mi fissi con i tuoi occhi muti. Ma vuoi delle risposte, lo so.

E io te le darò, non tutte, ma alcune sì.

Mi piace venire qui, in questa zona neutra tra permanenza e divenire, dove tutto ha avuto inizio. Non so se qui c’è uno strappo nelle fitte maglie del Tempo, oppure una specie di porta che devo aver attraversato una volta. Chissà, forse più di una volta.

Qui venivo a giocare da bambina. Qui mi nascondevo fino a quando mia madre non veniva a cercarmi.

Principessa mi chiamava, sì, principessa, non lo diresti mai, e per un po' mi sono sentita veramente come una principessa e anche adesso ci sono delle volte in cui mi sento così, ma dura poco, giusto il tempo di un sogno.

Altro nome non ho, o non lo ricordo.

Invece un posto dove tornare ce l’ho, lo sai anche tu, altrimenti non saresti qui.  Ma voglio restare ancora un poco a guardare la valle, le luci delle case sparse che man mano si spengono, mentre il cielo si illumina di stelle e la notte si acquieta.

Mi acquieto anch’io.

Quello che succede qui segue il ciclo naturale delle cose, il sole si leva al mattino e tramonta la sera, la vita scorre sull’unico binario che la nostra mente riesce a concepire. Tu dici che è così ovunque? Non per me e non domandarmi il perché, non lo so.

Ma in qualsiasi altro posto io vedo più binari che vanno, che vengono, binari su cui scorrono lente le littorine e binari per l’alta velocità, binari che si incrociano e che attraversano territori inesplorati e treni che si fermano in stazioni che non conosco, un po' avanti, un po' indietro nel Tempo, mai in ritardo.

Lo capisci adesso perché voglio restare qua? Questa è un po' la mia sala d’aspetto, il luogo in cui posso sedermi a sfogliare le pagine della mia vita senza correre il rischio di sovrapporre il già accaduto a quello che deve ancora accadere, il già vissuto all’attimo che sto vivendo, il già visto che si ripresenta puntuale ogni volta, come te.

Tu, a quale delle mie vite appartieni?

Tutto è cominciato come un déjà vu.  Non era un giorno straordinario, un giorno particolare da ricordare, non era il mio compleanno, né il giorno della mia prima comunione e neanche la mia festa di laurea. Era un giorno anonimo come tanti altri e io stavo facendo i gesti di sempre. Quando è accaduto qualcosa. Il tempo ha subito un’accelerazione e poi ha frenato di colpo. O forse il contrario, forse si è riavvolto su se stesso e poi si è srotolato come uno yo-yo. Alla fine ero ferma sempre allo stesso punto.

Ma, per una manciata di secondi sono uscita dal flusso lineare dell’esistenza e ho osservato con altri occhi quel momenti che, passati o futuri, mi appartenevano.

Certo che non mi sono preoccupata, sapevo che i déjà vu capitano a tutti e sono stata attraversata dallo stesso pensiero che attraversa tutti: “mi è già capitato, l’ho già vissuto, in questa o in un’altra vita, o lo vivrò in una vita futura e sarò sempre io con la mia anima immortale”. Non dirmi che non è capitato anche a te? Ma credo di averti già fatto questa domanda.

Poi però devo aver seguito un pensiero diverso, qualcosa del tipo, “se questa è una finestra aperta sul Tempo potrei provare ad affacciarmi”, anche se non sapevo come fare e ancora adesso non ti saprei dire come sono riuscita a farlo. So solo che a un certo punto la finestra è diventata una porta aperta ed è stato facile oltrepassarla.

Forse troppo.

E ora non riesco a tornare indietro. A essere sincera non credo neanche di voler tornare indietro. Questa sorta di immortalità, che non mi permette di vivere una sola vita, ha i suoi vantaggi in fondo.

No, non ti dirò quali, è un segreto che voglio tenere per me.  

E poi ogni tanto, posso sempre venire qui, a respirare la storia che ho lasciato andare.

Ora, fammi restare ancora un attimo, poi verrò con te.

Non succede ogni volta?

Come sei cara ad aiutarmi ad alzarmi, se vuoi posso raccontarti qualcosa delle tue vite, di tutte quelle passate e di tutte quelle future, basta non avere paura.

Raffaella Ricci

 

 

 

 

 

 

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