Campioni d'Europa

Ci è piaciuta l'idea di questo campionato itinerante per l'Europa

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 17 luglio 2021
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. © immagine tratta dal web

Non so dire se prima dell’inizio dei campionati europei di calcio qualcuno credeva che saremmo arrivati così lontano.

Ci abbiamo sperato, certo, come tutte le altre volte, ma sapevamo sin dall’inizio che sarebbe stata un’impresa ardua anche arrivare ai quarti di finale.

E invece…

Prima partita 11 giugno allo stadio Olimpico di Roma contro la Turchia.

Una squadra, quella turca, che potendo contare in rosa su elementi di caratura internazionale si poneva come obiettivo di staccare il pass per gli ottavi di finale per poi candidarsi come mina vagante della competizione.

Vince l’Italia 3 a 0

Noi l’abbiamo vista senza molto pathos, non è che la Turchia ci facesse paura anche se nel calcio non si può mai dire.

Ci è piaciuta invece l’idea di questo campionato itinerante per l’Europa.

Seconda partita 16 giugno sempre allo stadio Olimpico contro la Svizzera, che  più di altre nazionali lè il prolungamento ideale del paese che rappresenta: noiosa, organizzata, senza estro.

Eravamo con i nostri soliti amici in una pizzeria all’aperto, in prima fila davanti a un megaschermo. Talmente in prima fila che il megaschermo si trovava davanti al viso degli uomini e sopra le teste delle donne. “Ma tanto alle donne il calcio non interessa e poi chissà quante cose avranno da dirsi”. In realtà, dalle nostre postazioni era impossibile sia avviare una pur minima conversazione che vedere la partita. Eppure, tra una sbirciatina e l’altra, con il collo ruotato su se stesso e la testa ripiegata all’indietro ci abbiamo preso gusto.

Vince sempre l’Italia 3 a 0

Terza partita 20 giugno contro il Galles, stesso stadio, e noi stessi amici e stessa pizzeria.

Al nostro tavolo i nostri mariti, magicamente trasformati in commissari tecnici, analizzavano le caratteristiche della squadra avversaria, molto giovane e fisica.

E ancora vince l’Italia 1 a 0.

Ok, giocavamo in casa e i nostri avversari non erano un granché. Si dice sempre così quando non si crede nel merito di qualcuno.

Poi però, a parte la mina vagante tornata subito a casa, la Svizzera batte la Francia agli ottavi di finale e chissà perché la mezza cartuccia che noi avevamo sconfitto è magicamente diventata una squadra forte.

L'Italia vince 2 a 1 con l’Austria.

Il Galles perde con la Danimarca .

Ai quarti di finale la Svizzera perde con la Spagna ai rigori.

Alle semifinali arrivano le quattro squadre più forti. L’Italia c’è.

L’Inghilterra elimina la Danimarca 2 a 1

L’Italia batte la Spagna ai rigori.

Quindi lo scontro finale, Italia Inghilterra. A Londra.

Noi non ci siamo persi neanche una partita dell’Italia, che abbiamo seguito sempre seduti al solito tavolo della solita pizzeria, in prima fila gli uomini, praticamente dietro lo schermo le donne.

Man mano che la nostra squadra avanzava, siamo stati travolti dalla passione con punte di vera e propria sofferenza fino ad arrivare alla finale avvolti nelle bandiere tricolori, mentre intorno a noi c’era un vero e proprio delirio. Distinti e insospettabili signori masticavano turpiloqui come i pirati dei Caraibi o per dirla terra, terra come scaricatori di porto.

I bookmakers davano per favorita l’Inghilterra, che giocava in casa, nello stadio di Wembley, con sugli spalti i nostri 6.619 tifosi praticamente circondati da 58.000 hooligans. Quelli inglesi non li chiamo tifosi anche se tra loro c’erano sicuramente dei sostenitori animati dal più nobile spirito sportivo, ma le aggressioni contro gli italiani alla fine della partita hanno fornito la peggiore rappresentazione del “compassato” popolo dei gentlemen. E certo neanche il gesto dei giocatori della nazionale inglese a fine partita, quando si sono quasi strappati dal collo la medaglia di secondi classificati ha nulla di sportivo e di elegante.

Ma torniamo indietro, a poco prima dell’inizio, esattamente nel momento in cui nello stadio londinese i giocatori, lo staff e i tifosi italiani hanno cantato con trasporto l’inno di Mameli. Nella nostra pizzeria dimentichi delle patatine fritte e della pizza già sul tavolo ci siamo alzati in piedi e abbiamo cantato come se anche noi fossimo a Wembley.

Poi, nonostante i pronostici, siamo rimasti incollati allo schermo a inseguire il nostro sogno andato in frantumi al secondo minuto di gioco.

Italia 0 Inghilterra 1.

“C’è tutto il tempo per recuperare” dicevano i più ottimisti, di cui a volte c’è proprio bisogno. Con il cuore sospeso su uno strapiombo abbiamo seguito la squadra di Mancini, che fino alla fine del primo tempo ha solo sofferto. Nella ripresa però, con il goal di Bonucci, ha pareggiato la partita. Supplementari, mal di pancia, rigori, altalena tra entusiasmo e sconforto, Donnarumma, e ancora Donnarumma, migliore giocatore degli europei.

E così ci siamo portati a casa la coppa. Salti, urla, balletti improvvisati, bandiere al vento, trombette a stritolare le orecchie. Dopo 53 anni, la nostra squadra si è riportata a casa la coppa. Una squadra corale, senza prime donne, abilmente guidata da un direttore tecnico che ha saputo fare gruppo, dove a vincere non è stato l’individualismo, ma la generosità, l’abnegazione, lo spirito comune. In tribuna d’onore il Presidente della Repubblica che con gli occhi da gatto quando prende un topo, esultava compassato come da protocollo. Poi festeggiamenti per le strade fino quasi all’alba. Noi no, abbiamo una certa età e poi il Covid è sempre in agguato. Ma questa partita, questa lunga strada verso la vittoria, ha fatto sì che tutti noi abitanti dello stivale, divisi da tante beghe, ci ritrovassimo magicamente uniti in una bandiera, tutti soltanto e semplicemente italiani.

Raffaella Ricci

 

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