Fine di un matrimonio

Avrò cura di te

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 15 maggio 2021
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. © immagine tratta dal web

Lei non lava,

non cucina,

non stira.

E sono dieci anni che non lo fa.

Esattamente da quando siamo tornati dal viaggio di nozze.                                                                             

Quindi non lo ha fatto mai.

Ma dico, potete solo immaginare come si senta un uomo a tornare a casa la sera, stanco, e non trovare niente di pronto?

Quando l’ho conosciuta era così carina, fragile, indifesa. Per ogni cosa aveva un sorriso sulle labbra tanto da sembrare un po' evanescente. Solo un po', non tanto solo un po'.

Ma era stata proprio quella sua aria trasognata, quel suo sguardo che si perdeva in chissà quali pensieri, quel suo sorriso placido, a farmi innamorare.

Facevamo progetti di una vita futura insieme, di una casa in cui vivere felici, dei figli che avremmo avuto, di quello che avremmo costruito unendo le nostre forze.

«Avrò cura di te» le dissi quando le chiesi di sposarla.

«Avrò cura di te» mi rispose quando accettò e cominciò a elencarmi tutti i modi in cui lo avrebbe fatto e io credetti alle sue promesse.

E invece, la nostra luna di miele durò solo due settimane, il tempo appunto del viaggio di nozze.

Finita l’enfasi del viaggio, l’emozione della scoperta, la gioia degli abbracci, la nostra quotidianità iniziò ad essere costellata di piccole cose che non sapeva fare:

«Non so cucinare il pesce», «L’arrosto non l’ho mai fatto», «La carbonara fa ingrassare e poi non la so fare».

E così trovavo nel piatto insalate preconfezionate, formaggi e prosciutti e, quando andava bene, petti di pollo alla piastra.

Poi ci furono le cose che non voleva fare.

Iniziò con «Odio stirare» e per un po' mi adeguai, aspettai, poi cominciai a portare le camicie a mia madre.

Quella santa donna non diceva nulla, si limitava soltanto ad alzare gli occhi al cielo. Ma a me bastarono quei suoi occhi rammaricati a farmi presagire l’infelicità.

Anche se dal momento in cui per la prima volta intuisci che qualcosa non va, al momento in cui realizzi che la tua vita è diventata un inferno passano anni.

Non andava meglio con il bucato. Metteva in lavatrice tutto quello che capitava, senza distinzione di colori e di tessuti. Nella vasta scelta di lavaggi e temperature lei usava solo il primo: cotone a 90 gradi.

Non mi vergogno a dire che ho indossato per anni slip e canottiere rosa.

E ora che siamo arrivati alla separazione il giudice mi dice che non ci sono prove.

Non ci sono prove perché la lavatrice la carico io e anche la spesa vado a farla io.

Lei se ne sta in casa, infelice, a non far nulla. Non è che mi sono messo lì a filmarla di nascosto per procurarmi delle prove.

Chi può testimoniare l’infelicità di una coppia nelle quattro mura domestiche se non i diretti interessati?

Lei nega tutto e dice che non l’ho mai amata. 

 

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Io non lavo,

non cucino,

e non stiro.

E rivendico il diritto di non farlo.

Perché ci sono cose che una donna è obbligata a fare? Chi lo ha stabilito?

Lui dice che è una divisione equa dei ruoli: lui lavora e contribuisce in questo modo alle esigenze familiari e io che un lavoro non ce l’ho dovrei occuparmi di tutte le faccende domestiche.

E l’ho fatto, anche se le faccende domestiche non mi sono mai piaciute. L’ho fatto come ho potuto, ma non  gli andava mai bene, si aspettava da me la stessa perfezione di sua madre. «Come mi mancano le polpette di mia madre!» diceva quando portavo il piatto in tavola, «Queste camicie sono piene di grinze!» si lamentava dopo che avevo fatto del mio meglio per stirarle.  E le portava da quella “santa donna”, come la chiamava lui. Io odio stirare, dove sta scritto che in quanto donna dovrei amare farlo?

E anche sul bucato aveva da ridire, non era morbido e profumato come quello di sua madre. Certo all’inizio ho fatto qualche sbaglio e a volte i capi si sono stinti, ma a chi non è mai capitato?

Ero una ragazza piena di sogni e mi sono ritrovata a fare la domestica.

L’amore svanisce, ci vuole poco quando vieni messa sotto osservazione e giudicata, criticata, sminuita.

E quando smetti di amare, smetti anche di fare sforzi per compiacere la persona che hai accanto.

Lui mi ha ingannata. Mi aveva promesso l’amore, ma non me lo ha mai dato, mi aveva detto: «Avrò cura di te», ma non lo ha mai fatto.

Siamo andati avanti così per dieci anni, scendendo giorno dopo giorno tutti i gradini del nostro personale inferno fatto di silenzi, di sguardi malevoli, di recriminazioni, di litigi. L’unica cosa bella del nostro matrimonio è stato il viaggio di nozze. Non si può vivere a lungo con un miraggio.

E ora ci troviamo davanti a un giudice, lui contro di me, io contro di lui. Solo le mie parole avverse alle sue, nessuna prova. E se ci fossero state?

La verità è che abbiamo perso tutti e due.

 

RR

 

 

 

 

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