Voglia di primavera

Forse aveva sbagliato a puntare tutto sull’arrivo della primavera per superare quel lungo periodo di clausura

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 24 aprile 2021
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. © immagine tratta dal web

«È che ho voglia di primavera».

 Sospirò e guardò fuori dalla finestra un cielo livido di pioggia, indossò il vecchio golf di Luigi e accese il riscaldamento. Era già fine aprile, ma non ricordava di aver visto le rondini arrivare.

Andò in cucina e mise l’acqua a bollire sul fuoco, dalla dispensa tirò fuori la scatola con i vari tipi di the, l’aprì e guardò cosa c’era rimasto, scelse un the alla cannella. Versò l’acqua bollente nella tazza, aggiunse un cucchiaino di zucchero e aspettò che l’acqua si colorasse d’ambra. Tenne la tazza tra le mani per riscaldarsele e fissò un punto indefinito oltre i vetri. Stava cominciando a piovere.

Luigi quel giorno non aveva ancora chiamato. Si domandò cosa stesse facendo in quel momento. Guardò l’orologio, il suo turno doveva essere terminato ameno da un’ora. Cercò il suo numero sul cellulare e restò con il dito sospeso sul tasto chiama, posò il cellulare sul tavolino e bevve un sorso di the.

Avrebbe dovuto preparare qualcosa per cena, ma non ne aveva voglia.  Si sedette sul divano e provò ad aprire il libro che stava leggendo ormai da mesi senza riuscire a terminarlo. Ogni volta doveva ricominciare da capo e quando arrivava alla pagina 10 non riusciva ad andare avanti. Si domandava se era colpa del libro o della primavera che non arrivava.

Ricordò che in frigo c’era ancora una fetta di torta del giorno prima e andò a prenderla. Pensò che avrebbe potuto preparare una crostata e controllò nella dispensa che ci fossero tutti gli ingredienti che le servivano.

Forse aveva sbagliato a puntare tutto sull’arrivo della primavera per superare quel lungo periodo di clausura, avrebbe dovuto fare come Monica che aveva iniziato a dipingere, o Mariella che si era iscritta a un corso on line di ginnastica e che continuava su Zoom i suoi incontri culturali con gli iscritti all’associazione.

Lei semplicemente si era lasciata scivolare nella monotonia di giorni copia incolla senza opporre resistenza, e ora tra pan di spagna, pasta frolla, creme e marmellate, ci stava affogando dentro.

Gettò l’ultimo pezzo di torta nella spazzatura e andò a guardarsi allo specchio. A parte il golf di Luigi che era una XL, tutto le tirava sui fianchi e sul busto.

“Con la primavera riprenderò a fare footing” aveva detto, ma forse anche la primavera era affogata da qualche parte.

Il viso pallido, la pelle spenta, i capelli crespi e arruffati e tutti quei rotolini di grasso le fecero venire le lacrime agli occhi. Aveva di fronte a sé un’estranea, un essere alieno che si era impadronito del suo corpo.  

Il cellulare squillò e lei si sganciò dalla malia dello specchio Era Luigi.

«Ho preso un pollo allo spiedo, tra dieci minuti sono a casa. Ce la fai a preparare un’insalata?».

Mentre mangiavano il pollo, Luigi le aveva mostrato un fascicolo.

«Da stasera ci mettiamo a dieta» aveva detto, lei lo aveva guardato, Luigi non aveva bisogno di mettersi a dieta, «E da domani andiamo ogni giorno a correre.»

«Pioverà anche domani» aveva risposto, «questa primavera non vuole proprio arrivare.»

«Metteremo il giubbotto impermeabile e ci andremo lo stesso».

Aprì la finestra, aveva smesso di piovere e le nuvole avevano lasciato spazio a qualche stella che brillava timida nel cielo della sera. Nell'aria umida il profumo leggero dei gelsomini che iniziavano a fiorire sul balcone. Forse il giorno dopo avrebbe ancora piovuto, ma loro avrebbero indossato i giubbotti impermeabili e sarebbero andati a correre lo stesso. E chissà se anche il sole, l’indomani, sarebbe riuscito a oltrepassare le nuvole, come ora le stelle

 

Raffaella Ricci

 

 

 

 

   

 

 

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