Sì, viaggiare

Non mi sembra vero dopo così tanto tempo

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 10 aprile 2021
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. © immagine tratta dal web

Arrivo in aeroporto, ho con me una borsa, sarà un viaggio breve, ma comunque un viaggio.

Non mi sembra vero dopo così tanto tempo.

È aperto solo l’ingresso partenze dove un nastro rosso e due paletti separano le persone che entrano da quelle che escono.

Un agente della sicurezza controlla la temperatura. Non ci sono molti viaggiatori in giro. È ancora presto. Mi avvio verso il bar dove alcuni avventori bevono il caffè nelle tazzine di porcellana, quelle belle tazzine bianche con il loro piattino e il cucchiaino di metallo. Sul pavimento due orme di scarpe in un cerchio verde fosforescente mi indicano dove aspettare il mio turno. 

Quando tocca a me chiedo un pasticciotto e un espressino, ma posso davvero berlo nella tazzina?

Il barista mi spiega che i bar degli aeroporti così come gli autogrill sulle autostrade non sono soggetti alle restrizioni imposte alle zone rosse.

Chiedo se posso consumare a uno dei tavolini. Ma certo, risponde.

Scelgo un tavolo vicino alle grandi pareti di cristallo che danno sul piazzale. Una fila di alberi di ulivo nasconde la vista delle auto. Sullo sfondo tabelloni pubblicitari, poi la campagna e un cielo terso.

Addento il pasticciotto e volo su una nuvoletta rosa, aggiungo mezza bustina di zucchero all’espressino e sento il suono metallico del cucchiaino dentro la tazzina. Come uno scampanellio. L’avevo quasi dimenticato.

Mi guardo intorno con lo sguardo velato di commozione, i corridoi sono percorsi dal personale dell’aeroporto e da una signora addetta alle pulizie. Un sorriso ebete mi si dipinge sul volto e già sento il mondo a portata di volo.

Dove andrò questa volta? Ho una lunga lista di posti da esplorare, nuovi idiomi da ascoltare, immagini da dipingere con  tutti i colori fusi in infinite combinazioni, scie profumate da seguire e pietanze insolite da assaporare.Viaggi che ho rimandato.

Immersa in una bolla di beatitudine lascio che il tempo si fermi a osservare le mie fantasticherie.

Lo squillo del cellulare è come l’ago che fa scoppiare il palloncino. E sono qua seduta al tavolino del bar dell’aeroporto. È solo un messaggio di buongiorno. Sono le 10. Butto i tovaglioli di carta in un cestino e poso la tazzina di porcellana sul bancone del bar. Mentre pago il conto scambio un sorriso e alcune parole con il barista.

Il pasticciotto ottimo, dico.

Sono i migliori, risponde, questo è il nostro biglietto da visita.

Diventerò un habitué.

E mi avvio.

Supero un paio di negozi chiusi, nelle vetrine merce a saldo che non comprerà nessuno, guardo in alto il tabellone delle partenze e degli arrivi, solo sette voli in tutta la giornata, il prossimo è per Trapani. Immagino il sole della Sicilia e il profumo delle zagare. Resto con la testa ripiegata all’indietro fino a quando il collo non mi fa male. Do ancora un’ultima occhiata agli sportelli vuoti di hostess e alle file di viaggiatori fantasma. All' uscita, dall’altra parte del nastro rosso, l’agente della sicurezza parla con un suo collega. Non fa caso a me.

Le porte scorrevoli si aprono sul grande piazzale dell'aeroporto. Sono tornata. Un'aria timida di primavera smuove le foglie degli ulivi. In bocca ancora il sapore di crema e pasta frolla.

Rafaella Ricci

 

 

 

   

  

 

    

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