La dama in blu

A lei questo gioco di luci piacerebbe

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 20 marzo 2021
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. © immagine tratta dal web

Nell’Antico Caffè Centrale, all’ora del tramonto i lampadari di cristallo non erano ancora stati accesi e la sala galleggiava nella penombra. I clienti in quella stagione preferivano stare sotto la veranda all’aperto e il locale interno rimaneva vuoto.

O quasi. 

Seduto al suo solito tavolo, dietro la vetrina che dà sulla piazza, Carlo de Vitis, il pittore della famosa dama in blu, sorseggiava il suo ultimo caffè della giornata e scrutava, oltre il vetro,l’andirivieni della gente, come se aspettasse qualcuno.  

Sospirò e, con la tazzina sospesa a mezz'aria, guardò il barman che dietro il bancone scuoteva lo shaker come un maraquero le sue maracas. Quando ebbe finito, versò il cocktail in una coppa di vetro  e la posò su un vassoio. Un cameriere, con l’immancabile tovagliolo bianco ripiegato sul braccio, prese il vassoio e uscì dalla sala, la porta si aprì con uno scampanellio fastidioso.  Un ultimo raggio di sole si insinuò attraverso l’anta che si richiudeva, colpì uno dei grandi specchi alle pareti e rimbalzò sul pavimento di marmo scuro tingendolo di una lieve sfumatura rosa.

“A lei questo gioco di luci piacerebbe” pensò. E ritornò a guardare fuori.

Il professore Martini, un tipo minuto e mingherlino, che fino a un attimo prima era seduto a un tavolo all'aperto entrò e si diresse verso di lui.

«Maestro disse, «state aspettando la vostra dama misteriosa?»

«Come ogni sera mio caro amico.»

« E dite che arriverà?»

« Arriva sempre» rispose.

«Allora vi auguro una buona serata»  disse il professore e si diresse alla cassa dove si fermò a parlare con il proprietario.

«Ormai non ci sta più con la testa.»

«Tutta colpa di quella donna. Dicono che l'abbia conosciuta durante uno dei suoi viaggi all'estero.»

«Credete a me,  quella donna non esiste, il maestro è andato fuori di testa e basta. Ma lo sapete che ama passeggiare sotto il temporale senza neanche un ombrello? E quelle parole d'amore scritte sui muri delle case con la vernice blu di chi pensiate che siano?

«Gli artisti si sa sono bizzarri.»

«In questo caso  è una cosa molto più grave.»

«Ma in fondo non fa male a nessuno.»

Il maestro de Vitis seduto al suo tavolo non si curava di loro e aspettava come ogni sera di vedere la sua dama in blu sbucare da una stradina laterale, attraversare la piazza,aprire la porta e andare verso di lui. Sperava solo che non si dissolvesse un attimo prima di diventare tangibile.  

Ricordava sempre il loro primo incontro a un vernissage. 

L’aveva guardata come in trance, rapito dalla profondità dei suoi occhi, dello stesso blu dell’abito che le fasciava il corpo. 

“Polvere di lapislazzuli”, gli aveva detto l’autore del dipinto.

Aveva domandato chi fosse la modella, ma non c’era nessuna modella, non c’era mai stata.

«È solo una visione che si è materializzata, ha cercato di prendermi la mano come succede a certi scrittori con alcuni personaggi seriali; lei vuole essere l’unica protagonista delle mie emozioni, ma io non sono quel tipo d’artista».

“Quindi, lei non esiste, è solo un’ipotesi, un’idea, un’illusione, uno stato alterato di coscienza”, si era detto, eppure se ne era perdutamente innamorato.

La porta si aprì con il solito scampanellio. Lei entrò, come ogni sera a quell’ora sospesa tra il giorno e la notte, e si diresse verso di lui, gli sorrise.

Le sorrise anche lui mentre una mano gli  spremeva il cuore .“Un altro passo e svanirà” pensò.

E invece arrivò sino al suo tavolo, scostò una sedia e si sedette.

«Mi dicono che lei non fa che dipingere miei ritratti, mi piacerebbe vederli.»

«A me invece era stato detto che non c’era nessuna modella.»

«Infatti io non ho posato per quel dipinto, come non ho posato per i suoi.»

«Mi domando se lei è reale o è solo un’utopia»

«Se io sono un’utopia, lo è anche lei».

 Carlo de Vitis allungò la mano sul tavolo per sfiorare con un gesto timido quella di lei. 

«Lo prende un caffè?» domandò, «o preferisce qualcos’altro?».

I camerieri lo guardarono, sembrava che parlasse con qualcuno, si diedero una gomitata e continuarono a entrare e uscire dal locale per servire ai tavoli fuori.

Raffaella Ricci

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

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