Non regalarmi una mimosa

La mia protesta silenziosa per tutte le donne non rispettate, vessate, abusate e vittime di femminicidio

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 06 marzo 2021
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. © immagine tratta dal web

Lunedì è l’8 marzo, ma tu non tornare a casa stringendo nelle mani uno stereotipo privo di qualsiasi significato.

Non regalarmi una mimosa, non so che farmene di un fiore, ci vuole ben altro per farmi capire che mi rispetti e mi dispiace per tutti quegli alberi mutilati che restano con i loro monconi spogli a subire un’altra primavera.

Mi sento mutilata anch’io, privata di una dignità che mi è stata tolta con la forza nella notte dei tempi, costretta a ubbidire a testa bassa, a parlare solo quando mi davi il permesso, a considerare un gesto ordinario come una tua benevolenza, una magnanimità che in fondo non mi spettava e per la quale dovevo ringraziarti.

Hai usato la madre per condizionare la figlia, la sorella maggiore per influenzare la sorella minore, hai dato voce alle donne per osteggiare le altre donne e ci hai tenute unite nel giogo e separate negli intenti.

Mi  hai considerata un oggetto, qualcosa da possedere e da ostentare, da usare e buttare via, ancora adesso che ho sfidato secoli di emarginazione e di discriminazione per arrivare a un’ipotetica uguaglianza.

Per cui non regalarmi una mimosa, non la voglio se serve a farti sentire in pace con te stesso, migliore di ciò che sei per il semplice fatto di aver racchiuso in un gesto convenzionale quanto valgo per te.

Non voglio che sia tu a riconoscermi un valore che mi appartiene di diritto. Se proprio ci tieni fai lo sforzo di guardarmi per quello che so fare, per ciò che so essere, per tutto quanto riesco a esprimere, per la fatica che compio ogni giorno per salire quel gradino che ci separa, nonostante la mia perseveranza, la mia tenacia, la mia indomita voglia di camminarti al fianco.

Ho affrontato il rogo, le mutilazioni, le violenze, le torture e i processi per arrivare sin qui. Sono scesa in piazza per rivendicare i miei diritti e ho lavorato sodo per ottenere la minima parte di ciò che a te è stato sempre concesso gratis.

Quindi non regalarmi una mimosa, ma smetti di considerarmi ancora come qualcosa di tua proprietà, non sfogare la tua frustrazione su di me, non svilirmi ogni giorno come se non fossi in grado di capire e non mettermi sotto la lente di ingrandimento se ho messo qualche chilo in più sui fianchi, non fare a pezzi il mio corpo e la mia anima. Non uccidermi.

E anche quando ritieni di esserti emancipato dal pregiudizio che si è tramandato da  una generazione all'altra di maschi, di quelli che quando entravano in casa aspettavano che la moglie si piegasse ai loro piedi per togliergli le scarpe, non restare comodamente seduto in poltrona a guardare il tuo programma preferito, indifferente alla mia stanchezza.

Allora, pensaci bene prima di regalarmi una mimosa, che poi prima che arrivi sera è già appassita e devo buttarla via. Lasciala sull’albero a respirare l’aria tiepida di marzo e anche a me lascia respirare l’aria di libertà, di una conquistata parità che non verrà messa in discussione il giorno dopo.

E insorgi, ti prego, insorgi anche tu contro tutti coloro che ci molestano, che ci violentano, che ci uccidono, che ci usano, che ci vedono come nemiche e anche contro i pensieri che strisciano subdoli nelle menti di quegli uomini che si ritengono evoluti e che invece si danno una gomitata e dicono: “Cosa ti aspettavi, è soltanto una donna”.

Raffaella Ricci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I commenti degli utenti
  • Pastore Giovanni ha scritto il 28 marzo 2021 alle 10:45 :

    "Stai ferma altrimenti ti uccido".Dopo questa minaccia una ragazza è stata violentata nel centro di Milano.Il Tribunale ha concesso le attenuanti che configurano una minore gravità del reato e aprendo la strada al patteggiamento che ha consentito un condanna inferiore a due anni per ottenere la sospensione della pena.Una volta era vietato patteggiare se il reato è uno stupro.Oggi con le cosiddette "conquiste di civiltà" hanno tolta la possibilità di INSORGERE per reclamare i diritti di chi chiede soltanto di vivere senza avere questo tipo di paura.Non resta che aspettare il ritorno allo Stato annunciato da Draghi.Forse. Rispondi a Pastore Giovanni

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