Il Governo che verrà

Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 13 febbraio 2021
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. © immagine tratta dal web

È nato

Abbiamo il Governo di unità nazionale, altrimenti detto di "alto profilo", con buona pace del presidente Mattarella e sicuramente di molti italiani, compresa me.

Stremati da una troppo lunga stagnazione economica, nonché da un ceto politico inadeguato e litigioso, da sfide e contese di palazzo agite come in un videogame, dalla continua  propaganda elettorale, dai proclami, dalle discussioni infinite che si sono spostate dalle aule parlamentari agli studi televisivi, e ancor più dallo scarso interesse mostrato dai nostri rappresentanti per il destino del Paese, guardiamo Draghi  allo stesso modo di un naufrago un tronco d’albero.

Siamo così preoccupati per il futuro, per il lavoro che manca, per i nostri figli, per la salute e la povertà, che non riusciamo a percepire quanto veniamo strumentalizzati, indottrinati,fomentati, manipolati. Forse ce ne accorgiamo, sì, ma solo quando riferito agli altri, a quelli che non la pensano come noi.  

Siamo buoni padri di famiglia in equilibrio tra buon senso, prudenza, coerenza, e onestà,  gente per bene che vuol  avere fiducia in qualcuno e in qualcosa.

Siamo intellettuali ispirati dal pensiero religioso, da concetti filosofici  alla ricerca di un  "Nuovo Umanesimo", frustrati al pensiero di essere meri numeri da capitalizzare nell’agone elettorale.

Se solo riuscissimo a comprendere che divisi non si va da nessuna parte.

Eppure parliamo di politica, ognuno nei propri ambiti e con i propri limiti, convinti di capire tutte le dinamiche e le logiche, le leggi economiche, gli accordi nazionali e internazionali, il mercato, la finanza, la gestione della cosa pubblica, la sanità, la giustizia, i segreti, i pettegolezzi, sì, anche i pettegolezzi, per il semplice fatto che leggiamo il giornale che meglio ci rappresenta, e con il medesimo criterio  seguiamo le trasmissioni televisive  e navighiamo in rete. 

Sui social manifestiamo le nostre opinioni, ognuno con il proprio ego  e i propri risentimenti da gestire. 

Esprimiamo giudizi più o meno positivi, e troviamo soluzioni alternative a tutti i problemi, esattamente così come facciamo, da bravi commissari tecnici, con le partite della Nazionale di calcio.

Ma la gestione di un Paese, che solo per essere compresa richiederebbe l’impegno costante di ogni nostro giorno, è altra cosa dalla Champions League. Quello che facciamo, e non potremmo fare diversamente tenuto conto che i nostri giorni ci servono per mandare avanti la famiglia, è di fidarci delle parole dell’interlocutore politico che abbiamo scelto come nostro rappresentante, che poi chissà se lo abbiamo scelto proprio liberamente. 

Parafrasando le ultime parole del replicante Roy Batty nel film Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”, ci sono cose che avvengono nelle stanze dei bottoni di cui noi non verremo mai a conoscenza se non quando sarà passato così tanto tempo da diventare “Storia”. E neanche questo è detto.

Chiaramente non voglio generalizzare, vedo persone che studiano, si documentano, attingono a fonti attendibili, mediano le notizie con la conoscenza della materia trattata, in rapporto con se stessa e con tutte le possibili varianti date dalle congiunture economiche, con l’andamento del Pil e dei mercati finanziari,  con i trattati commerciali, le politiche internazionali, le alleanze, le guerre, le migrazioni, le pandemie. Ma anche loro, arroccati su una torre d'avorio, non fanno la differenza, perché anche loro sono solo numeri sul pallottoliere dell sistema elettorale.

Credo che non basterebbero trattati interi a spiegarci tutte le dimensioni e le norme della politica, l'organizzazione, l'amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica, e certo io non ne so più di voi.

Quindi preferisco concludere, non con disquisizioni attinte dal mio libero pensiero, ma con la constatazione che, dall’inizio della Repubblica, nel lontano '46 ai giorni nostri, nessun Governo ha mai visto la fine naturale del proprio mandato.    

Ci conviene meditare su questo.

Per tornare a Draghi e al neonominato Consiglio dei ministri che oggi giurerà davanti al Presidente della Repubblica nel palazzo del Quirinale con la formula di rito:

“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”,

non possiamo che aggrapparci al tronco e sperare di cavarcela.

Raffaella Ricci

 

 

 

 

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