SoloMia

Il blog “SoloMia”, appena nato già contava un milione di follower e 400.000  like su facebook.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 09 gennaio 2021
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. © immagine tratta dal web

“Ciao sono Mia”

L’ immagine del sito era quella di una ragazza di circa vent’anni, ferma davanti a un palazzo neoclassico, in pieno centro cittadino, in una grigia giornata d’inverno. Lei era l’unico punto di colore della foto, il fuoco principale dietro il quale il paesaggio metropolitano scompariva nella foschia.

“Parleremo di fashion, beauty e lifestile .   unisciti a noi.

Seguivano le icone dei social media facebook, twitter, instagram e per ultima la mail.

Il blog “SoloMia”, appena nato già contava un milione di follower e 400.000  like su facebook. Tutto andava per il meglio ed entro la fine della primavera Mia  aveva surclassato tutte le sue rivali, diventando la fashion blogger più seguita del globo.

Il lungo lavoro di programmazione, di creazione del sito, di scelta dei contenuti, di digital marketing, fino ad arrivare alla landing page, le era costato anni di studio e di rinunce, ma ce l’aveva fatta. Ora bisognava seguire il calendario editoriale, scrivere gli articoli, scegliere le immagini, inserire i post e creare interazioni con il pubblico.

Tutte le foto di Mia sarebbero sembrate degli scatti di lookstreet rubati a una ragazza con cui tutte, a prescindere dalla razza, dallo stato sociale, dalla nazionalità, si sarebbero identificate.

Vi appariva con un caschetto di lucidi capelli neri, ma in seguito sarebbe stata bionda con i capelli lunghi e lisci, rossa o multicolor. La pelle luminosa e perfetta avrebbe assunto di volta in volta  tonalità di colore dal chiaro, all’ambra, al nero. Gli occhi a mandorla avrebbero ammiccato alla schiera delle giovani donne del ”Sol Levante” e un corpo agile e scattante sarebbe stato  per tutte il modello a cui uniformarsi.

Il bello di quell’esperimento era proprio la possibilità di non essere una, ma tutte le donne possibili. In seguito forse, le avrebbe aggiunto anche dei chili per veicolare il messaggio che non è bello essere magrissime. E poi chissà.

Al punto in cui era si accontentava di dettare gli hairtrends del momento, essere protagonista di post di grandi marchi della moda e della gioielleria, e testimonial di una linea di prodotti skincare e makeup.

Riceveva ogni giorno contratti pubblicitari da sottoscrivere che selezionava accuratamente, ormai poteva considerarsi un’imprenditrice di successo e poteva permettersi anche dei no.

Non mancavano gli inviti a sfilate e richieste di servizi fotografici da parte di grandi riviste. Ma, in vista dell’estate, preferiva occuparsi del lancio di una sua linea di costumi da bagno.

In una società virtuale, lei, abitante della periferia milanese, che aveva sempre guardato le vetrine delle boutique, delle profumerie e delle gioiellerie del centro come la piccola fiammiferaia  della favola di Andersen, era riuscita, in qualche modo,  a diventare ciò che aveva sempre desiderato.

«Mia vieni a tavola, basta stare al computer». La voce di sua sorella le giunse dall’altra stanza.

Finì di scrivere l’articolo, le spalle le facevano male e sentiva le gambe addormentate. Si sollevò con fatica dalla sedia, la sua immagine si riflesse nello specchio dell’armadio: una donna di mezza età con i capelli grigi e qualche chilo di troppo la guardava stanca. Non si era mai piaciuta. Per tutta la vita aveva desiderato essere altro da sé ma non ci era mai riuscita, intrappolata, com’era, in un corpo che nessun intervento chirurgico avrebbe mai migliorato e comunque provava disgusto per tutti coloro che per inseguire un modello estetico si erano trasformati in fenomeni da baraccone. Il destino le aveva assegnato il ruolo della ruota di scorta, l’amica bruttina che le bellissime e corteggiatissime si portavano appresso.

Quando lo aveva capito, si era rinchiusa nella sua stanza, in compagnia del suo fidato PC in cerca di qualcosa, una soluzione che non la facesse sentire così inadeguata.

E la soluzione era arrivata. Mia, il suo avatar, la ragazza multietnica partorita dalla sua mente e creata doviziosamente a tavolino, era diventata la fashion blogger numero uno del pianeta, icona di bellezza e di stile in un mondo globale sempre più avulso dalla realtà.

Forse un giorno l’avrebbe detto a tutti che quella Mia non esisteva. Forse, ma forse no.

RR

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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