Lo Spirito del Natale

«Abbiamo avuto un anno difficile» disse il primo, «E non sappiamo per quanto durerà» aggiunse il secondo.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 26 dicembre 2020
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. © immagine tratta dal web

Tornava ogni anno a dicembre. Gli piaceva ripercorrere le strade che conosceva a memoria, attraversare i parchi, le piazze, fermarsi davanti ai maestosi alberi di Natale scintillanti di luci, camminare sotto le luminarie dei corsi, ma quello che gli piaceva di più era vedere migliaia di case e di balconi addobbati a festa, ognuno secondo la fantasia e le possibilità dei propri occupanti.

Il mese più buio dell’anno si accendeva di luci, di speranza e di attesa per una nuova rinascita. Lui osservava e proseguiva il suo cammino. Gli sarebbe piaciuto essere uno zampognaro, ma gli zampognari non c’erano più, erano stati cancellati dalla modernità, forse giusto qualcuno, chissà dove, resisteva come un’icona dei tempi passati o veniva riesumato, per l’occasione, con un’operazione di marketing. Al loro posto tanti Babbo Natale con la barba bianca posticcia se ne andavano in giro suonando un jingle in tema o un più mistico “Tu scendi dalle stelle”. La gente riempiva le strade e affollava i negozi per gli acquisti di Natale, regali da mettere sotto l’albero, non sempre utili, a volte privi di senso, a volte riciclati. Ma era bello vedere tanti pacchettini colorati con i loro fiocchi e le loro coccardine, davano un senso di abbondanza, di ricchezza, di possibilità.

Si muoveva tra la folla, sfiorava gruppi fermi a scambiarsi gli auguri, bambini che riuscivano a trovare, anche tenendo la mano ai grandi, una loro dimensione in cui giocare, coppiette di innamorati, branchi di adolescenti che si aprivano la strada come camion spalaneve, il solito musicista di strada con il suo piano a rotelle o la sua chitarra, non aveva importanza, ma c’era sempre un musicista di strada che aspettava un obolo o un povero che porgeva la mano aperta. Non mancavano i capannelli di pensionati che parlavano di sport o di politica e le amiche che si scambiavano ricette e intenzioni come quella di mettersi a dieta o di iscriversi in palestra subito dopo le feste.

Nelle case alberi di Natale variamente decorati, e festoni, candele, fiocchi dorati e angeli un po' dappertutto.

Il presepe resisteva, anche se a volte si limitava solo alla rappresentazione della Sacra Famiglia, magari stilizzata per essere più in armonia con l’arredamento.

Le cene, i pranzi, i regali, i botti, le campane, Gesù bambino che nasce, la messa di mezzanotte o di mezzogiorno in cattedrale, i poveri che ci camminano accanto, le famiglie separate, le persone sole. Tutto si ripeteva come un rituale consolidato anche se aveva la sensazione che ogni anno andasse perso qualcosa.

A volte si domandava perché ogni volta affrontava quel viaggio come un emigrato che vive tutto l’anno altrove, ma si ostina a tornare richiamato da un bisogno o spinto da una missione, un compito che solo lui poteva assolvere e ogni volta si sentiva sempre meno utile, meno visibile, come cassato con un cancelletto, come il fantasma di chi era.

Quell’anno però non se lo aspettava. Era arrivato in ritardo. Le strade erano deserte, i bar e i ristoranti chiusi, l’albero sulla piazza, muto e solitario, luccicava meno, e per le strade non c’era lo sfavillio che si aspettava. Se non fosse stato per qualche luce che proveniva dalle finestre delle case avrebbe detto che la città fosse abbandonata, che un esodo improvviso l’avesse svuotata di vita.

Camminava sgomento in quell’atmosfera spettrale, con il rumore dei suoi passi che risuonava sull’asfalto. Sulle porte chiuse dei negozi erano affissi degli avvisi, si avvicinò e lesse, “In questo negozio possono entrare massimo 3 persone per volta”, “Indossare la mascherina”, “Disinfettarsi le mani”, “Mantenere la distanza di sicurezza”.  

«Ma cosa diavolo è accaduto?»  si domandò, senza sentirsi in colpa per aver usato la parola diavolo, perché quella poteva essere solo opera sua.

Non si era accorto di un’auto della polizia, che era sopraggiunta alle sue spalle, sino a quando non si era fermata a pochi metri da lui e i due agenti lo avevano raggiunto.

«Cosa fa per strada a quest’ora?»

«Che domanda è questa?» aveva risposto, «faccio due passi.»

«Non sa che dalle 22 alle cinque non si può circolare?»

«Non si può circolare!?» aveva ripetuto, «ma cosa è successo?».

 I due poliziotti si erano scambiati uno sguardo che lui non era riuscito a decifrare.

«Favorisca i documenti.»

«Non ce li ho».

Uno dei due disse: «È un clandestino.»

«Deve venire con noi» disse l’altro.

«Non sono un clandestino, sono…sono lo Spirito del Natale».

I due poliziotti si guardarono ancora una volta increduli. «Sì, e io sono Gesù bambino» disse uno dei due.

Lui continuò: «Torno qui ogni anno. Quest’anno in verità ho avuto qualche problema con i trasporti, ma anche se in ritardo sono arrivato.  Possibile che non mi riconosciate? Che non sentiate nei vostri cuori pace, serenità e amore?»

Fu in quel momento che la notte diventò meno buia, le luci delle strade iniziarono a vibrare velocemente, l’aria iniziò a profumare di neve e si riempì di suoni come di campanelle festose, i rami del grande albero di Natale oscillarono seguendo il ritmo di quella musica. Una stella con una lunga coda luminosa solcò il cielo, e nel cuore dei due uomini accadde qualcosa.

«Abbiamo avuto un anno difficile» disse il primo, «E non sappiamo per quanto durerà» aggiunse il secondo.

 «Vi ascolto» disse Lui e si sedette sulla prima panchina che trovò. I due poliziotti fecero lo stesso e iniziarono a parlare, come a liberarsi l’anima di tutte le paure, di tutto il dolore, di tutti i momenti difficili che avevano vissuto.

Le loro parole, una volta pronunciate, erano come piccole nubi scure che si dissolvevano nell’aria fredda dell’inverno e liberavano uno spazio in cui accogliere una nuova speranza.  La musica, la luce, i profumi di cui non si erano accorti sino a quel momento si sollevarono verso il cielo, si spinsero fino ai balconi, si insinuarono tra le finestre chiuse, entrarono nelle case che dormivano e le inondarono dello Spirito del Natale. Ne avevano tutti bisogno.

RR

 

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