La lettera di Natale

Uno scontro in cui Conte rischia la presidenza, ma Renzi, se si dovesse tornare alle elezioni, rischia di scomparire.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 19 dicembre 2020
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. © immagine tratta dal web

Caro Babbo Natale….

Iniziavano così le letterine che scrivevamo a Santa Claus quando eravamo bambini e che i bambini di ora, forse, non tutti, continuano a scrivere. Ma poi si diventa grandi e non ci sono più letterine da inviare a personaggi fantastici che possono esaudire i nostri desideri.

Eppure alcuni si ostinano a farlo, anche se sanno che Babbo Natale non esiste e siccome non esiste quando gli scrivono, gli danno pure del tu.

Cominciamo da questo.

Irrita la lettera che Renzi ha inviato al presidente del Consiglio, anticipandola ovviamente su Facebook - Ah, le luci della ribalta! - Irrita, dicevo, innanzi tutto per il tono pseudo familiare con cui mette il cappio al collo del Governo in generale e di Conte in particolare. Irrita l’uso del tu da villaggio Valtur, ma badate bene con l’iniziale maiuscola, più o meno di cortesia.

“Noi Ti abbiamo detto in Parlamento… Abbiamo sostenuto le Tue misure, anche quando non le condividevamo…Ti facciamo questi esempi, Presidente, perché Te li abbiamo già citati in Parlamento…”.

Irrita lo spregio con cui Renzi si ostini nell’uso bellicoso del tu, anche quando il suo interlocutore continua a dargli del lei.

Non sembri questo un aspetto trascurabile, la forma è anche sostanza, è il modo con cui si veicola il proprio pensiero ma anche il proprio atteggiamento: aggressivo, paternalistico, indifferente, insofferente, collaborativo, amichevole. Nel “Tu” di Renzi, non c’è nulla di amichevole o collaborativo. Per chi lo ricorda, una volta si chiedeva: “Posso darle del tu?” oppure: “Ci diamo del tu?” per passare appunto ad un livello meno convenzionale e più cordiale di conversazione o di relazione. Il tu lo usava liberamente l’anziano quando parlava con il giovane, il superiore quando parlava con l’inferiore, il padrone quando parlava con il servo.

E non venitemi a dire che nella nostra società digitale queste sono solo convenzioni retoriche, che nella grande piazza globale siamo tutti liberi di esprimerci come vogliamo e quando vogliamo con i toni che vogliamo, perché qui, anche se ci serviamo inopinatamente di Facebook o di Twitter, dipende dai gusti, qui è un Senatore della Repubblica che si rivolge al Presidente del Consiglio, e aggiungo al Presidente del Consiglio di un paese stremato dal Covid, dove il virus, oltre a decimare vite umane, ha mostrato tutte le pecche di una politica che nel corso degli anni ha perso il senso e il senno scendendo sino ai gradini più bassi della morale, una politica che ha scelto solo gli interessi privati e il tornaconto personale a discapito dei milioni di italiani che non possono far altro che oscillare da un partito all’altro, da un movimento all’altro nella disperata ricerca di galantuomini che facciano il bene della Nazione. Questa politica nuda come il corpo rinsecchito di un vecchio strozzino, privata degli ideali, dei valori, del concetto di servizio al Paese, ha costruito barriere di burocrazia che impediscono di crescere, di utilizzare in modo appropriato e totale i fondi strutturali messi a disposizione dalla Comunità Europea, che rendono difficile la vita ai cittadini, smarriti in un mare magnum di leggi e leggine, agli imprenditori, ai commercianti, ai professionisti, ai giovani, privati del loro futuro.

Anni di malgoverno si sono stratificati al suono di un’unica voce che come un’eco si riverbera dal suo nascere sino ai giorni nostri: “Il bene degli italiani”. Interessi trasversali sono stati perseguiti sempre per “il bene degli italiani” e conflitti di interesse sono stati ignorati, ancora per “il bene degli italiani”.

Quando da destra a manca della politica sento pronunciare: “il bene degli italiani”, mi viene il voltastomaco. Frase usata e abusata come vessillo, sbandierata al vento come il tricolore, come una bandiera ormai ridotta a brandelli, e non ci crediamo più. Non vi crediamo più, ma siamo impotenti, imprigionati nella paura di scenari peggiori, paralizzati da una venefica anestesia mediatica, impietriti più che furenti, senza via d’uscita.

Ma torniamo alla lettera a Babbo Natale, non perché Conte sia Babbo Natale, che, come abbiamo già detto, non esiste.

I bambini in quelle lettere scrivevano che erano stati buoni, che avevano aiutato la mamma ad apparecchiare, che avevano ubbidito al papà e che avevano fatto tutti i compiti.

Renzi scrive:

“Nella mia esperienza a Palazzo Chigi il momento più esaltante è stata la scrittura di una nuova pagina sui diritti. Dal terzo settore all’autismo, dal caporalato alla cooperazione internazionale, dai diritti civili al dopo di noi.”

Abbiamo molto apprezzato che Tu abbia scelto la strada della decontribuzione, pilastro di quel JobsAct ingiustamente criticato ma che ha permesso di creare oltre un milione di posti di lavoro.”

“Bene la scelta di puntare su Industria 4.0, iniziativa che si deve ai ministri del mio governo Guidi e Calenda.”

Ok, Matteo, sei stato bravo, ma ora?

“Ci hai sempre chiesto di essere trasparenti e di dire le cose alla luce del sole. Come vedi lo facciamo animati solo da un desiderio: che l’Italia torni a correre. Di questi argomenti vogliamo parlare e su questi temi siamo pronti a confrontarci.”

Ora che ci sono da gestire 209 miliardi di euro, un partito che i sondaggi danno a non più del 3% vuole dettare le regole e lo fa scendendo in campo aperto, in uno scontro in cui Conte rischia la presidenza, ma Renzi, se si dovesse tornare alle elezioni, rischia di scomparire. E anche se vi torna in mente il biblico:" Muoia Sansone con tutti i Filistei?", state sereni.

E noi?

Noi, stremati dalla seconda ondata di pandemia e dalle vergognose sceneggiate in Parlamento, nauseati da un’opposizione che lungi dal collaborare fomenta la rabbia, e da alleati di governo divisi da lotte intestine, noi confusi da un’overdose di informazione e di contro informazione, noi restiamo a vivere questo Natale senza vedere alcuna luce in fondo al tunnel.

Grazie Matteo per la bella letterina di Natale. E meno male che ci sei tu a preoccuparti de “il bene degli italiani”.

RR

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