Puzza di bruciato

Il sonno sopraggiungeva all’improvviso come un colpo sulla nuca

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 12 dicembre 2020
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- © immagine tratta dal web

Elide ogni mattina scendeva dal letto in punta di piedi per non svegliare Brizio. Chiudeva la porta della loro camera e con passi lenti andava in cucina a mettere il caffè sul fuoco.

La testa le faceva male. Ma forse era solo la cervicale.

Con gli occhi ancora appicciati cercava il telecomando, si sedeva al tavolo che aveva ereditato da sua nonna e accendeva la tv, con il volume al minimo, per seguire il telegiornale. Sorseggiava il suo caffè e tra una notizia e l’altra prendeva contatto con il nuovo giorno.

Poi faceva la doccia nel bagno di servizio che era lontano dalla camera da letto, indossava gli abiti che aveva già preparato la sera prima, andava a fare la spesa e quando tornava si metteva ai fornelli, ma sempre con la massima cautela per non fare rumore. Brizio non si sarebbe svegliato prima di mezzogiorno, avrebbe bevuto un’intera caffettiera da 6 tazze e, dopo un’ora trascorsa sul divano in assoluto silenzio perché non amava parlare appena sveglio, si sarebbe alzato per fare la doccia. Quello sarebbe stato il segnale per Elide di mettere l’acqua a bollire sul fuoco. Avrebbero pranzato senza scambiarsi opinioni, perché Brizio non era di molte parole e il suo lavoro di guardiano notturno non l’aiutava a essere loquace. Le loro conversazioni si limitavano solo a comunicazioni di servizio.

«È arrivata la bolletta dell’Enel.»

«Di quant’è questa volta?»

«Solo di 76 euro e 20 centesimi.»

«Mmmm!» concludeva ogni volta Brizio, con la bocca piena e a Elide non era ancora ben chiaro cosa significasse quel mugugno.

Finito di pranzare Brizio usciva a fare due passi, poi andava al circolo del biliardo e tornava a casa alle sette di sera, cenava velocemente, si cambiava gli abiti e andava a lavoro.

Elide sparecchiava, lavava i piatti e spegneva la luce in cucina, sceglieva gli abiti per il giorno dopo, si infilava il pigiama e guardava un film in televisione ad alto volume e solo in quel momento la casa le sembrava riempirsi di vita. A volte accendeva lo stereo e muoveva passi di danza su note caraibiche, saltellava su quelle di antiche ballate popolari, inseguiva ritmi tribali lanciandosi in circonvoluzioni e corse intorno alla stanza e si dimenava in una dimensione psichedelica sino a quando ebbra e sfinita si lasciava cadere su una poltrona. Allora si portava le mani al volto, come a proteggersi, a non farsi vedere, e iniziava a piangere con sussulti che le scuotevano tutto il corpo.

Dopo si asciugava le lacrime con il dorso delle mani, spegneva la musica e andava a dormire.

Prima di chiudere gli occhi guardava l’altra metà del letto, allungava il braccio come a cercare il corpo caldo di suo marito, ma trovava solo l’impronta di un fantasma rintanato in camera da letto di giorno e in giro di notte.

Le sue carezze, i suoi baci, i suoi sguardi si perdevano in un nulla che si dilatava sempre più intorno a lei. Il sonno sopraggiungeva all’improvviso come un colpo sulla nuca.

Si svegliava con la testa che le faceva male, ma forse era solo la cervicale.

Anche quella mattina di dicembre era scesa dal letto in punta di piedi, e stava per chiudersi alle spalle la porta della camera quando, richiamata da un lamento, si era fermata ed era tornata indietro.

Brizio dormiva in un sonno agitato, Elide avrebbe detto che stava interagendo con qualcuno, parole smozzicate, suoni gutturali, gemiti. Era già accaduto qualche volta, quando qualcosa lo preoccupava, ma erano stati solo dei brevi grugniti o un’esclamazione senza seguito. Ora i suoi vocalizzi erano più articolati, più complessi. Cosa gli stava accadendo?

Fissò suo marito come uno scienziato osserva una molecola al microscopio, provò a mettere a fuoco il suo volto che si contraeva in smorfie di… non riusciva a comprendere se di sofferenza o di… piacere.

Ecco l’aveva detto: piacere.

«Ma cosa vado a pensare» disse tra sé e sé, «e poi che male c’è se cerca un piacere solitario nel sonno. Succede anche a me». E accarezzò l’idea di infilarsi nuovamente nel letto quando gli sentì dire:

«Baciami Miriam… su non fare così…te l’ho promesso… ma adesso vieni qui… baciami».

Si poggiò con le spalle al muro e si lasciò scivolare sul pavimento. Seduta con le gambe raccolte tra le braccia restò in attesa.

«Sembrerà un incidente… sì, lo scalda-sonno elettrico…»

Elide guardo il comando dello scalda-sonno, guardò Brizio.

Possibile?

Si sollevò a fatica e si avvicinò al letto. Forse quello di Brizio era solo un sogno strano, una sorta di fantasia lugubre, un incubo. Premette il tasto di accensione, non accadde nulla, tirò un sospiro di sollievo, attese qualche minuto e, mentre lo scalda-sonno iniziava a intiepidirsi, uscì dalla stanza.

In silenzio mise il caffè sul fuoco, non accese il televisore. Come aveva potuto sospettare di Brizio, in fondo sogni strani li aveva fatti anche lei. Si fece la doccia, si vestì e uscì subito a fare la spesa. Quel giorno gli avrebbe fatto trovare il pesce fritto per farsi perdonare dei suoi cattivi pensieri. Certo c’era quella Miriam che le andava su e giù come un boccone indigesto.

«Era solo un sogno» si disse, mentre con le borse cariche, aspettava l’ascensore insieme alla signora del quarto piano.

Brizio dormiva tutto solo nel grande letto matrimoniale, con un gesto inconsapevole si scostò le coperte dal corpo. Sudava. Si rigirò più volte su sé stesso e più volte respirò a fatica, tra una parola smozzicata e l’altra.

«Sì…dopo un’ora…no, due...sembrerà un incidente».

La signora del quarto piano guardò Elide, «Ma lei la sente questa puzza di bruciato?».

RR

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