In attesa di risposta

Il suo era un dolore secco, come la sabbia nel deserto

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 14 novembre 2020
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. © immagine tratta dal web

«Ciao… come stai?»

Cristel lesse il messaggio e ripose il cellulare nella borsa.

Si domandò perché Benny continuasse a mandarle a intervalli di tempo regolari quei messaggi, gli auguri di Natale e quelli di Pasqua. Non del suo compleanno. Non era il tipo d’uomo che ricordasse il giorno del compleanno di una sua ex.

Ancora di più si domandò perché lei gli rispondesse dando il via a un lungo scambio di messaggi su whatsapp.

Forse per cortesia.

Ricordò una sera d’estate di dieci anni prima. Benny l’aveva accompagnata sotto casa con la sua Volkswagen Golf.

«Ma che tipo di festa è» gli aveva domandato.

«Informale, puoi anche venire in jeans. Vengo a prenderti alle sette». Ed era ripartito

Lei era restata a guardare i fari della sua auto che si allontanavano.

E non lo aveva più rivisto.

All’inizio, lo aveva cercato. Non riusciva a capacitarsi che lui non la volesse più. La frustrazione le bruciava la testa e lo stomaco. Una forma di ossessione la costringeva a salire in auto, a qualsiasi ora del giorno ma anche della notte, e passare sotto casa sua, davanti alla palestra che lui frequentava, al circolo nautico o al bar Orientale, dove era solito prendere il caffè.

Cercava il suo numero sul cellulare e restava a fissarlo, le sarebbe bastato premere un tasto per chiamarlo, e un altro per cancellarlo. Ma non l’aveva mai fatto. E non aveva mai pianto. Il suo era un dolore secco, come la sabbia nel deserto.

Ma il tempo ha la grande capacità di attenuare l’intensità di una sconfitta, ritrova i giorni perduti, quelli ammaccati e anche quelli buttati via, li restaura, come un vecchio dipinto che ha perso i suoi colori, e li rimette al loro posto.

Ora faceva fatica a pensare che lei fosse uscita di senno per Benny.

Ora che aveva la sua vita felice.

Ma perché allora rispondeva ai suoi messaggi?

Solo per essere cortese? Per raccontarsi che non nutriva nessun rancore nei suoi confronti? O per avere una rivincita che chiudesse in pareggio la loro partita?

Si accontentava di dare un sì solo alla prima domanda. Ma a volte pensava che ci fosse qualcosa di sbagliato in lei, come il desiderio di camminare su un filo a trenta metri dal suolo, la ricerca di un rischio, di una emozione pericolosa, una forma di autolesionismo o forse di coraggio, non avrebbe saputo dirlo. Oppure la necessità di uno spazio che fosse solo suo, il bisogno di tenere un segreto, qualcosa di torbido nella sua vita trasparente come l’acqua.

E lui Benny, perché le scriveva? Forse per i suoi stesi motivi. Forse solo per gioco. O magari per sentire che aveva ancora un potere su di lei, ora che anche i suoi giorni erano racchiusi in uno schema.

Il tempo inesorabilmente aveva archiviato la sua gioventù spericolata, le sue notti brave, i suoi viaggi al confine del mondo, le sue avventure.

Cosa gli rimaneva?

Probabilmente l’odore stantio di stanze irrimediabilmente chiuse, la noia di momenti sempre uguali, la mancanza di senso.

In fondo era solo un suo problema e lei...

-recuperò il cellulare dalla borsa, cercò il suo numero, fece scorrere le varie opzioni e restò a guardare lo schermo, sorrise, emise un lungo respiro e premette blocca contatto-

…lei poteva smettere di essere cortese.

RR

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