Il tempo vola, anzi è già volato

E allora rischia, cadi, fatti male e rialzati, ma vivi...

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 31 ottobre 2020
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. © immagine tratta dal web

Marta Brilli - Quinta puntata

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Ho promesso a mia madre di pranzare con lei. Ha 82 anni e ha voluto cucinare per me le sue famose tagliatelle al ragù, il pollo ripieno e la sant’Honoré. Sono giorni che si organizza e a nulla sono valsi i miei tentativi di portarla a mangiare fuori.

«Sei arrivata, finalmente!» E mi spinge verso la camera da pranzo dove ha apparecchiato il tavolo con una tovaglia di organza bianca.

«La riconosci?» mi domanda. Certo che la riconosco è la tovaglia che mi ha accompagnata dal battesimo a tutte le mie feste di compleanno passando per la comunione e la cresima. Osservo i piatti di porcellana bianca con i bordi stondati come un merletto, le posate d’argento e i bicchieri di cristallo. Come centro tavola un bellissimo bouquet di ranuncoli, iris, roselline e margherite. Assomiglia a quello che mi ha portato Giulio stamattina. Ho un sospetto.

Guardo mia madre come un investigatore guarda l’indagato. «Devi dirmi qualcosa?» domando, ma lei non si fa intimidire, sorride e mi volta le spalle, si dirige con il suo passo ancora veloce verso la cucina. «A che proposito» chiede con voce neutra e torna con due piatti di tagliatelle.

«A proposito di Giulio»

Sgrana gli occhi, «Giulio?»

«Non far finta di non capire. Sei stata tu a dargli il mio numero e a dirgli dove abitavo. Anche della festa gli hai detto.»

«Lo sai che sono stata sempre affezionata a quel ragazzo.»

«Mi ha mollata a una settimana dal matrimonio!»

«Non mi hai mai detto cosa gli hai fatto per fargli prendere una decisione simile.»

«Mamma!»

«Che brutto carattere! È questo il tuo problema. Sei tanto caruccia ma il carattere proprio non ti aiuta. Anche quel Paolo, ti gira sempre attorno, eppure non si decide mai. Tu con gli uomini proprio non ci sai fare».

Mi sollevo di scatto dalla sedia con la forchetta a mezz’aria e le tagliatelle ancora intonse nel piatto.

«Neanche nel giorno del mio compleanno riesci ad essere dalla mia parte!».

Lei mi viene incontro, allarga le braccia e mi stringe a sé.

«Ma come puoi pensare una cosa del genere. Io sono sempre stata dalla tua parte.»

«Non me ne sono accorta.»

«Non sono una mamma vezzi e moine, ma lo sai che ti voglio un mondo di bene. Dai siediti e assaggia le mie tagliatelle». Mi seggo e torna al suo posto.

«Un brutto carattere però ce l’hai».

Mi rassegno e comincio ad avvoltolare le prime tagliatelle. Uhm! Sono così buone che le perdono tutto.

«Allora?» domanda. La guardo con occhi che annegano nell’estasi.

«Aspetta di assaggiare il pollo ripieno» aggiunge compiaciuta.

Quando finiamo il pollo ci prendiamo una pausa.

«Sai» dice, «Giulio è molto cambiato da come lo ricordavo.»

«Sono passati trent’anni.»

Lei continua a parlare, con gli occhi socchiusi fissa un punto indefinito della stanza, come per riflettere su qualcosa, recuperare un particolare, una sensazione. «In fondo non è neanche tanto invecchiato, conserva ancora il suo fascino e il suo sorriso, ma gli occhi, quelli, sono tristi.»

Adesso il suo sguardo è puntato su di me. «Gli è successo qualcosa, non so cosa, non ne ha voluto parlare, ma se è tornato a cercarti vuol dire che tu sei stata importante per lui», posa le mani sul tavolo e si alza per sparecchiare, «E lo sei ancora».

Sono confusa, mia madre ha sempre avuto un grande intuito e la capacità di cogliere al volo particolari che alla maggior parte delle persone sfuggono. Io non ho visto negli occhi di Giulio la tristezza. Ma che ne ho mai capito, io, degli uomini?

Il cellulare, posato sul tavolo, continua a vibrare. Quando sei single e figlia unica ti conviene avere un sacco di amici. Stefania ha scritto sul gruppo che non può venire a prendermi, un impegno improvviso, arriverà in ritardo anche alla mia festa. Paolo si è subito offerto di sostituirla. E sia, sono a piedi e ho bisogno di un passaggio.

Intanto è arrivata la Sant’Honoré con una sola simbolica candelina a forma di cuore. «Melissa ci ha messo due mesi per trovarla» sorride, e penso alla povera Melissa, colf, dama di compagnia e vittima di mia madre, che ha dovuto fare il giro di chissà quanti negozi. «Su soffia sulla candelina» dice, «Ah, se il tuo povero padre potesse vederti».

Già, se mio padre potesse vedermi a sessant’anni single, lui che sperava in me per avere un sacco di nipotini.

Mi sono persa in pensieri e vagheggiamenti, e non mi sono accorta del piccolo cofanetto che mia madre ha posato sul tavolo.

«Questo è per te» dice, e lo spinge verso di me. Lo apro.

«Gli orecchini di brillanti che ti ha regalato papà!»

«Lui sarebbe contento che li indossassi tu».

Nell’ingresso, due donne allo specchio sorridono. Abbiamo gli stessi occhi, “scuri come un bosco di castagne” mi ha sempre detto, “e la bocca rosa come i fiori di pesco”. Gli orecchini di brillanti mi illuminano il viso che ancora tiene. Solo poche rughe intorno agli occhi e questo lo devo ai suoi geni. Infilo la giacca, prendo la borsa, le do un bacio e apro la porta. Mi trattiene.

«Senti Marta, per me sarai sempre la mia bambina, ma il tempo vola, anzi è già volato. Prenditi dalla vita tutta la felicità che puoi, strappala a morsi, afferrala con Giulio il fuggitivo, con Paolo l’indeciso o con tutti e due.»

«Mamma!»

«Su non essere bacchettona adesso. Non avevi detto di volere una vita spericolata? E allora rischia, cadi, fatti male e rialzati, ma vivi, vivi invece di far passare il tempo inutilmente e arrivare alla mia età solo in compagnia dei rimpianti».

Mi dà un bacio, «Divertiti stasera».

Scendo velocemente le scale. Paolo è giù che mi aspetta.

RR

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