Mi chiamo Marta Brilli

“Voglio una vita spericolata…”

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 03 ottobre 2020
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. © immagine tratta dal web

Mi chiamo Marta Brilli e domani compio sessant'anni.

Se trovaste il mio nome su un manifesto funebre non provereste quel moto di commozione che si ha per le persone più giovani. A sessant'anni, in fondo, gli anni migliori della vita li hai già vissuti. Per questo ho deciso che, quando avverrà, sul mio manifesto non sarà indicata l’età e la foto sarà la migliore dei miei anni migliori.

Perché faccio questi pensieri? Non lo so. Forse il traguardo dei sessant'anni è uno spartiacque che non so come affrontare.

E mi destabilizza.

Le mie amiche mi inviano, immagino per consolarmi e consolarsi del tempo che passa, post tipo questo:

"Quando avevo vent'anni volevo abiti alla moda, profumi, l’auto dei miei sogni, serate a cena fuori o in discoteca, viaggi, amori straordinari. Andavo alla scoperta del mondo e tutto era sorprendente e nuovo. Fantasmagorico solo come possono essere i sogni a vent'anni. E i desideri.

Quando avevo vent'anni mi sentivo già adulta ma nella mia testa c’era ancora il reparto fiabe, con articoli tipo “la più bella del reame” e, “Il principe azzurro”. E la strega cattiva era veramente cattiva senza sfumature e senza alcuna possibilità di redenzione.

Ora non mi interessa più il superfluo, non mi interessano gli abiti alla moda, ma gli abiti in cui mi sento me stessa e, per andare da un posto all'altro va benissimo la mia Punto del 2001. La discoteca l’ho lasciata già da diverso tempo, perché anche quando ero ragazza la musica ad alto volume mi stordiva il cuore. E anche alle cene fuori preferisco quelle semplici cene in cucina in cui parlo con il compagno di una vita col quale vivo un amore rassicurante. Perché gli amori straordinari non sono quelli in cui ti sembra di camminare sopra un filo, ma quelli in cui ti puoi rifugiare ogni sera tornando a casa.

Di sicuro non penso più di essere “la più bella del reame” e sapete una cosa? Mi sento libera. Libera da stereotipi ed etichette, da modelli, da cliché, da convenzioni, libera dalla bilancia e dal trucco. E il mio principe azzurro è un uomo con i capelli grigi e un po' di pancetta, che si addormenta la sera sul divano mentre vediamo un film romantico, perché in fondo il reparto fiabe non l’ho chiuso mai del tutto.

Ho capito, però, che la strega cattiva può avere le sue buone ragioni per esserlo e che nulla è mai tutto nero o tutto bianco, che ci sono infinite sfumature, differenti modi di pensare e infiniti modi di essere.Le nostre anime non sono state fatte in serie.

E ho imparato a perdonare.

Quando avevo vent'anni inseguivo la felicità e non ero mai contenta. Non era mai abbastanza.

Ora sorrido pensando alla smania dei miei vent'anni, all'ignoranza della mia giovane età, quando era così facile incantarmi con giochi di prestidigitazione e fuochi d’artificio.

Ora, scopro la gioia delle piccole cose."

E tutte a commentare: “Vero” “Bellissimo” e cuoricini vari.

Ma io non ci sto. Nossignore! Io mi sento giovane come quando avevo vent'anni, Beh, diciamo trenta, e con tante cose ancora da fare, avventure da vivere e territori da esplorare. Al diavolo questa saggezza deprimente, a sessant'anni voglio essere libera, finalmente, di fare e di essere ciò che voglio.

“Voglio una vita spericolata… voglio una vita piena di guai…”

Ma non so da dove cominciare.

Intanto vi racconterò la festa del mio compleanno. Il prossimo sabato, se vi va.

Marta

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