Non deludeteci!

Sarà il tempo trascorso che non mi fa avere più fiducia in una classe politica raffazzonata, senza una visione, senza un programma, senza neanche un’idea di società?

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 26 settembre 2020
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. © immagine tratta dal web

«Mamma! Dov'è la mia scheda elettorale?»

«Nel secondo cassetto della tua scrivania» rispondo.

Oggi per Serena è una giornata speciale: voterà per la prima volta.

Prende la scheda e la rigira tra le mani, alza il capo e guarda lontano, sorride, apre la zip della sua borsa a tracolla e ci infila la scheda insieme alla carta d’identità, anch'essa nuova di zecca.

Ha compiuto diciotto anni a luglio e d’un tratto ha assunto atteggiamenti da grande, come se fossero stati, sino al giorno prima, cavalli impazienti trattenuti per le briglie.

Si sente libera, finalmente, di decidere per sé. Ma non è così automatico e neanche facile. Lo capirà col tempo.

Intanto ora si gode questo momento, che a tutti gli effetti segna l’ingresso nel mondo adulto. Guardo Serena, i suoi occhi mobili e pieni di speranza, di progetti, di futuro e non vorrei per lei, come per tutti i ragazzi come lei, che rimanesse delusa dalla deriva di valori umani, sociali, istituzionali e morali, schiacciata da politiche che non investono sulle energie, sulla intelligenza e sull'entusiasmo dei giovani.

«Sei pronta?» domanda, come se avesse fretta.

«Sì, sì, solo un attimo, il tempo di pettinarmi».

Davanti allo specchio osservo i miei anni smarcati uno a uno sul corpo, sugli occhi e sulla pelle.

Sarà il tempo trascorso che non mi fa avere più fiducia in una classe politica raffazzonata, senza una visione, senza un programma, senza neanche un’idea di società?

Ricordo perfettamente la mia emozione quando anch'io votai per la prima volta. Chissà perché pensavo di poter cambiare il mondo, di poter incidere, col mio voto, sulle decisioni comuni che facessero di questa Italia un paese migliore, in grado di offrire opportunità di lavoro e di crescita, capace di impedire gli esodi migratori di un sud dimenticato e le disuguaglianze di genere, di classe, di razza, attento a non disperdere le nostre intelligenze, le conoscenze, le abilità, idoneo a gestire le criticità territoriali, a salvaguardare non solo il grande patrimonio naturale, ma anche quello culturale e artistico, pronto a interloquire con gli altri paesi a testa alta e a preservare la nostra dignità.

Inutile parlare dell'amarezza accumulata del corso degli anni. E del senso di inutilità .

Eppure, ogni volta spero in una svolta, in rappresentanti capaci di mostrare il meglio del carattere del nostro popolo, di non farsi trattare come materiale di risulta, scartine senza voce ai tavoli delle contrattazioni internazionali. Spero in un nuovo rinascimento, in cui il “genio italiano” possa tornare ad esprimere il meglio di sé e spero innanzi tutto che maturi in noi il sentimento di essere, dalle Alpi al Tacco dello Stivale, la stessa, unica gente.

E anche questa volta spero ma, forse contagiata dall'entusiasmo di mia figlia, forse dalla posta in gioco molto alta, spero di più.

Chiudo la porta di casa e la raggiungo, sbuffa «Ma quanto ci hai messo?».

Alzo le spalle e accelero il passo, chissà forse è questo il nostro problema: quanto ci mettiamo a fare le cose, a prendere decisioni, a perseguire un obiettivo comune, quanto ci disperdiamo in inutili chiacchiere e battaglie senza arrivare al punto, quanto siamo presi dai nostri interessi personali, quanto ci dimentichiamo degli altri. Quanto siamo lenti, ma anche quanto siamo testardi, fermamente abbarbicati alle nostre posizioni, alle nostre idee preconcette, ai nostri pregiudizi.

Siamo davanti alla scuola dove voteremo. Mi fermo, scruto mia figlia, conosco già i suoi orientamenti, nell'ultimo mese ne abbiamo parlato a lungo. Non è stato facile districarsi in una serie di perché a cui trovare risposte logiche, non è stato facile comprendere le ragioni di un sì quando idealmente si preferiva il no perché, a fronte di una proposta di riforma elettorale in grado di garantire la governabilità del paese e in cui la riduzione dei parlamentari era solo una parte del tutto, la riduzione dei parlamentari è diventata il tutto.

Ecco, la politica dovrebbe essere più trasparente, più vicina ai cittadini a cui dovrebbe spiegare le sue ragioni, dovrebbe avere meno slogan e più contenuti, declinare un lessico che non parli solo alla pancia.

Mentre nelle scuole, non solo nelle ore di educazione civica recentemente reintrodotte, bisognerebbe insegnare a i giovani a leggere i giornali per districarsi in un groviglio di parole e andare al cuore delle notizie, ad affrontare il cambiamento veloce dei nostri tempi, ad amare la cultura, unico strumento in grado di renderli pensatori autonomi, capaci di orientarsi nel complesso mondo dell’amministrazione dello Stato e dell’organizzazione della vita pubblica.

Serena socchiude gli occhi, come per mettere meglio a fuoco questo momento, respira profondamente. «Andiamo» dice e saliamo i gradini che ci condurranno alla nostra sezione.

È emozionata, sono emozionata anch'io.

Non deludeteci.

Raffaella Ricci

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