Ti ho sognato

Eri solo un ragazzo e io avevo quasi il doppio dei tuoi anni

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 19 settembre 2020
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. © immagine tratta dal web

Ti ho sognato

Eri vestito in giacca e cravatta come non sei mai stato, o forse sì, in un dopo impossibile.

Avevi il viso stanco e i capelli impolverati di bianco. Invecchiato come dovresti essere ora.

Non so perché sei tornato così prepotentemente nei miei pensieri, adesso, dopo così tanto tempo. Dopo così tanta strada percorsa e tanti bivi privi di te.

Strana la vita, sembra darti infinite possibilità ma poi ruota sempre su sé stessa, si aggroviglia, quasi, e ripeti gli stessi gesti, gli stessi errori, gli stessi pensieri. Magari per assolverti. E rimpiangi quei momenti in cui avresti potuto cambiare direzione e non lo hai fatto.

Thomas, pensavo di non potere, allora, pensavo che le pagine della mia vita fossero già state scritte e non ci fossero altri orizzonti.

Tu?

Eri solo un ragazzo e io avevo quasi il doppio dei tuoi anni.

Mi lusingavano i tuoi gesti romantici, i tuoi pensieri morbidi, il tuo sguardo pieno di luce, ma non mi sono mai domandata, allora, se avrei potuto amarti. Una simile domanda non rientrava nei miei schemi. Stavo bene con te, ti parlavo, mi ascoltavi, mi commuoveva il tuo amore giovanile e mi raccontavo che non c’era nulla di male a fare un pezzo di strada insieme, a fermarci per un caffè o per una sigaretta.

Non fumo più. Sono molte le cose a cui ho rinunciato. Senza neanche accorgermene.

Ti rivedo colpire con un pugno la finestra, rivedo vetri in frantumi sporchi di sangue e i tuoi occhi sporchi di lacrime. Mi volti le spalle per non farti scoprire fragile, mi impedisci di curare la tua mano chiusa e ti allontani senza dire una parola.

Ma davvero pensavi che potesse durare? Che quella non fosse un’ipotesi senza futuro?

Tornai a casa con un senso di colpa e una strana sensazione. Come quando l’aria si fa più densa e il cielo più scuro e gli storni smettono di volare e l’unica cosa che senti è il silenzio.

Ma non volli ascoltarlo.

Avrei dovuto farlo.

Avrei potuto raggiungerti. Non so. Fermarti. E invece preparai la cena come ogni sera e mi sedetti a tavola come ogni sera e, come ogni sera rimasi in silenzio a guardare un uomo che mangiava in silenzio.

E feci rumore per non sentirlo.

In silenzio andai a dormire.

Ma nel cuore della notte, un colpo, come un tuono a mare, come una raffica di vento che scuote le persiane, come il tonfo di qualcosa che cade, mi svegliò.

Era quasi mezzanotte.

Perché lo hai fatto Thomas?

Eri solo un ragazzo, avresti potuto innamorarti ancora e invece hai deciso così, di giocarti tutto in una sola partita,mentre io ho avuto paura. Dei miei… dei tuoi anni.

Dopo…

Dopo ti ho cercato, là, nella nostra stanza con i vetri rotti che conservava ancora l’odore di te. Ma tu non c’eri.

Dov'eri Thomas?

Ho continuato a domandarmelo per tutto questo tempo, trascorso così, tra cose da fare, parole da dire, sogni da abbandonare.

Ho continuato a domandarmelo sino ad ora, sino a quando di nuovo ti ho sognato. Dopo così tanto tempo, dopo così tanta strada percorsa e bivi privi di te.

Avevi il viso stanco e i capelli impolverati di bianco.

Era quasi mezzanotte.

Raffaella Ricci

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