Perdermi

Perdermi è come fermare la giostra, giocare a nascondino con il tempo

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - domenica 06 settembre 2020
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. © immagine tratta dal web

La prima volta che mi sono perso è stata in campeggio, avevo da poco cominciato a camminare e zigzagando tra le tende e le roulotte mi inoltrai nella pineta e mi allontanai. Quando mi ritrovarono ero quasi sulla statale, mia madre mi abbracciò, piangeva e rideva insieme.

A otto anni, per inseguire un pallone finito oltre il muro che separava il campo di calcetto dal cortile delle suore, mi sono perso tra file di lenzuola, di mutande e di strisce di tela bianca stese ad asciugare.

Mi sono perso andando a scuola per strade diverse e dietro a una ragazza dalle gambe lunghe e il culo a mandolino.

Mi sono perso in città che non conosco e su internet in cerca di possibilità.

Perdermi è come fermare la giostra, giocare a nascondino con il tempo restando sospeso in un attimo fuori, in un non luogo in cui non sono nessun altro se non me stesso con le mie paure e i miei sogni, con i miei miti e le mie pagine non scritte.

Perdermi per respirare un’altra vita tra tutte le vite possibili.

Rivedo il tuo volto, quel volto che un tempo ho amato, i tuoi occhi che mi scrutano attraverso le palpebre strette, la mascella serrata, il corpo contratto e le braccia incrociate sul petto. Resti in silenzio per alcuni istanti e io immobile davanti a te infilzato dal tuo sguardo come un arpione. Quando inizi a parlare è per vomitarmi addosso parole sentite così tante volte che non mi fanno più male. Solo la tua voce ora roca, ora acuta mi disturba, i tuoi ghigni, le risate stridule, il tuo imperio. La tua bocca diventa una voragine che si allarga sino a far scomparire il naso, gli occhi, le orecchie, una mostruosa bocca di drago che incenerisce le nostre vite. Puoi tu sola fare tutto questo danno?

Dopo, ho guidato e mi sono fermato solo quando la benzina è finita.

Perdermi allora. Ancora una volta.Sì perdermi.

Appoggiato a un guardrail, esile confine tra asfalto e prato, tra concreto e astratto, ho deciso di andare dall'altra parte: ho bisogno di quiete, ho bisogno di stare lontano dalla tua nevrosi, dal tuo viso smunto, dalle espressioni infelici, dal chiasso della nostra esistenza a due, ho bisogno di rifiatare!

Mi tolgo le scarpe e i calzini e cammino a piedi nudi sull'erba, la immaginavo morbida e invece le radici e i sassi che affiorano fanno male. Ma cosa importa ora, se mi sento libero di volare su questo tappeto di desideri? Mi addentro in un mare d’alberi, di tralci che si innalzano verso il cielo, di arbusti che fremono di vita, di foglie che oscillano al vento. Aspiro l’aria del sottobosco che profuma di resina e di clorofilla, profuma di muschio e di violette e ritorno a essere io, ritorno a percepire il battito del mio cuore e le mie emozioni.

Già, le mie emozioni! Me le hai sfilate una a una e non me ne sono neanche accorto. Sono diventato un automa, un soldatino di latta che hai mosso a piacere sullo scacchiere del nostro tempo.

La camicia è una maglia di ferro inchiodata sul petto, la squarcio e libero l’urlo che soffocavo dentro. Qualche raggio di sole trapassa le cime degli alberi e mi raggiunge illuminando l’anima e le fronde che declinano mille tonalità dello stesso colore. Le bacche brillano e le ginestre si protendono verso la luce. Mi spoglio, stendo le braccia come rami e mi lascio avvolgere dall'odore selvatico del paradiso perduto.

Il soffio leggero del vento accarezza la pelle. A tratti il bosco si fa ombroso e i cespugli sussurrano, a tratti la tinta cupa si accende di un bagliore imprevisto e radure si aprono davanti a miei occhi.

Ora tutto è più chiaro.Anche la verità.

Mi stendo su un manto d’erba, mi appiattisco fino quasi a scomparire, qualche formica comincia a passeggiarmi sulle gambe, chiudo gli occhi e affondo le mani negli steli, sto mettendo radici, spuntano germogli e respiro insieme alla terra. Sono nel ventre che mi ha partorito, sono al sicuro, rinascerò. Mi addormento mentre una leggera brezza conduce sino a me un profumo di ginepro.

Non aspettarmi.

Raffaella Ricci

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