Tra arrivi e partenze

E così tre settimane, che sembravano un sacco di vita a disposizione, sono già trascorse.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - domenica 23 agosto 2020
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. © immagine tratta dal web

Tra arrivi e partenze l’estate passa veloce. Più veloce di tutte le stagioni che verranno dopo, in attesa di un altro arrivo. E di un’altra estate.

Tra arrivi e partenze il tempo consuma stagioni, morde i giorni, azzanna i momenti. Accelera quando non ci fai caso, quando non te lo aspetti ma anche quando te lo aspetti. Non riesci a imbrigliarlo in unità di misure che hai escogitato per contenerlo, né a imprigionarlo nel quadrante di nessun orologio. Lui arriva, come la brezza che ti sfiora la pelle, arriva come un soffio di vento che ti scompiglia i capelli, arriva come una raffica su una girandola. E passa oltre.

E così tre settimane, che sembravano un sacco di vita a disposizione, sono già trascorse.

«A che ora parti?»

«Stanotte alle tre» rispondi, «così evito il traffico del rientro.»

«Svegliami quando vai via, voglio salutarti.»

«Ci salutiamo dopo cena.»

«No, svegliami».

Così starò con te più a lungo. Ma questo non lo dico.

«Svegliami» ripeto, come se dicessi: «Salvami».

Salvami dal vuoto che mi circonderà dopo la tua partenza, da tutte le ore in cui sentirò la tua mancanza, dalle settimane che mi serviranno per riaccettare l’idea della distanza, settimane in cui anche il tempo si fermerà. Come se, a un tratto, non avesse più fretta.

Agosto già volge a settembre. L’estate si spegne con un ultimo ruggito di fuoco e sfuma in giornate sempre più brevi.

Prepari le valigie.

Cosa porterai con te questa volta oltre il colore di un tramonto o un’alba?

Forse lunghe distese di spiagge bianche e calette di sabbia tra rocce che ricamano il mare come un merletto, o dune costiere modellate dal vento come il deserto che non ti aspetti e oasi di stagni, ma anche canali di acqua sorgiva e macchia mediterranea che profuma di mirto e d’origano, e baie segrete e rade riparate dal vento con le barche all'ancora che danzano sull'acqua.

Forse il chiasso festoso di voci, di risa, di musiche a tutto volume, di sagre, nonostante tutto.

Oppure l’odore del mare, la salsedine sui teli da spiaggia, la luce di un cielo nudo, il ricordo di un’altra estate.

Mi piacerebbe che portassi con te qualcosa di me, uno sguardo, una parola sussurrata, un’immagine sbiadita come le vecchie foto color seppia. Decidi tu.

Ora voglio solo abbracciarti, darti un bacio, sfiorarti con una carezza. Devo arrampicarmi per raggiungerti, non arrivo neanche all'altezza delle tue spalle. Una volta ti tenevo tutto nelle mie braccia!

Sostieni i miei slanci, ti lasci baciare, rispondi alle mie carezze con un sorriso. Non sei più un bambino, ma stai per partire e a una madre si concede di ritornare a essere ancora madre. Il tempo si riavvolge come una bobina.

È l’alba quando mi tocchi il braccio. Apro gli occhi e provo ad alzarmi di scatto, come quando da piccolo piangevi nella culla. Mi trattieni e dici: «Io vado.»

«Ci sentiamo durante il viaggio» rispondo.

Apri la porta di casa e la richiudi piano, così come il cancello.

Resto in attesa con il respiro immobile.

Metti in moto e parti. In silenzio.

In silenzio il tempo ci osserva.

Chiudo gli occhi.

A più tardi.

Raffaella Ricci

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