Cogli l'attimo

Nella sua vita non era mai partita insieme. Gli altri, nel caso, li aveva raggiunti in un secondo momento, oppure li aveva preceduti.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 08 agosto 2020
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. © immagine tratta dal web


Il temporale era arrivato all'improvviso.

D’estate arrivano sempre all'improvviso.

Non sapeva se lo aveva solo pensato o anche detto: “D’estate arrivano sempre all'improvviso”.

Ma non c’era nessuno che potesse risponderle.

La mattina c’era il sole, un caldo sole d’agosto, un sole arido e soffocante.

“Come si può pensare a un temporale quando c’è un sole così?” s’era detta, dando il via a una conversazione tanto intima quanto fastidiosa.

“Si può immaginare l’acqua: un fiume, un lago, il mare, anche la pioggia, una pioggia fitta e sottile come quella che fuoriesce dal soffione di una doccia. Si Può desiderare un’acqua così. Ma il temporale no.”

Invece era arrivato e l’aveva colta di sorpresa.

Era sulla statale 379 all'altezza dello svincolo per Torre Canne, quando il cielo si era fatto scuro e il mare sembrava una lastra di cemento. Nuvole ostili come truppe nemiche pronte alla guerra si addensavano all'orizzonte e una serie di lampi straziava l’etere come fendenti di sciabole la carne. Il boato che ne seguiva faceva tremare la terra, la sua Panda e lei. Aveva pensato di tornare indietro e invece aveva proseguito. Quella grande scarica di elettricità era lontana e lei voleva raggiungere gli altri.

Nella sua vita non era mai partita insieme. Gli altri, nel caso, li aveva raggiunti in un secondo momento, oppure li aveva preceduti.

I periodi di gioia, di allegria, di fortuna, di opulenza o li avevano già vissuti o li avrebbero vissuti in seguito.

Gli altri.

Tutti quelli che in qualche modo avevano fatto o facevano ancora parte della sua vita.

Ma quel giorno erano andati al mare. Solo lei era rimasta a casa a preparare qualcosa da mangiare per quando sarebbero tornati stanchi, affamati, dopo una giornata in spiaggia o sul gommone.

E fra una parmigiana e un’insalata di riso si era fermata.

“Perché di tutto quello che mi accade intorno a me tocca solo la fatica?” si era domandata e, anche se un'ipotesi percorreva incerta l’intricato labirinto di strade nella sua testa, ancora non aveva alcuna risposta. Forse non l’avrebbe mai avuta. E non sapeva neanche se quel pensiero che si faceva spazio tra la massa di pensieri confusi, di dedali e sentieri aggrovigliati alla fine le sarebbe piaciuto.

Aveva il sospetto, però, che le mancasse qualcosa.

"La leggerezza, forse".

Quella parola era affiorata sulle labbra quasi per caso.

La leggerezza le era sempre sembrata frivola.

“Già, la leggerezza” aveva ripetuto.

S’era pulita le mani, tolta il grembiule ed era andata in camera da letto a infilarsi un costume. Poi aveva preso la borsa del mare con le creme protettive e il telo da spiaggia, gli occhiali da sole, le chiavi, di casa e dell’auto, s’era guardata intorno come se avesse dimenticato qualcosa, aveva aperto la porta ed era scesa in garage. Non aveva guardato il cielo, il suo unico pensiero era stato raggiungerli in tempo. Per una volta.

Era sulla statale 379, all'altezza dello svincolo per Torre Canne quando era sopraggiunto il temporale. Aveva proseguito su via Del Faro in direzione spiagge. Era stato un attimo. La Panda era stata trainata via da una corrente d’acqua impetuosa che scendeva verso il mare e aveva galleggiato come una zattera alla deriva per un centinaio di metri sino a quando il muretto di un giardino non l’aveva fermata.

Gli altri erano già tornati a casa.

Raffaella Ricci

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