Il senso di tutte le cose

Aaaa non era come tutte le altre femmine del regno animale

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 11 luglio 2020
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. © immagine tratta dal web

L’aveva chiamata A, come del resto chiamava tutte le cose, ma la a riservata a lei era più aperta, più arrotondata e durava di più come a volerla distinguere da tutte le altre. Era una Aaaa pronunciata con una serie di modulazioni che esprimevano piacere, sorpresa, insofferenza, collera, facevano una domanda, davano un ordine.

Aaaa era una creatura strana, se ne stava seduta sotto un albero a fissare il promontorio da cui lo vedeva arrivare a ogni calare del sole e quando lo scorgeva gli andava incontro, agitava le braccia ed emetteva suoni incomprensibili, come di gioia.

Quel suo modo di fare lo infastidiva, gli modificava il respiro e gli creava uno stato d’agitazione. Quando si attardava nella caccia, perdeva la concentrazione perché vedeva lei seduta sotto l’albero a fissare il promontorio da cui lui avrebbe svoltato al calare del sole. Se avesse avuto le parole avrebbe detto che sentiva una responsabilità per quell’attesa. Aaaa era la femmina con cui si accoppiava, d’accordo, ma lui era un animale libero e lei gli stava girando attorno in cerchi concentrici sempre più stretti. Per questo una volta l’aveva spinta lontano, contro una roccia. Aaaa aveva urtato la testa e per qualche minuto era rimasta come intontita, un rivolo di sangue le aveva incollato i capelli e macchiato il collo, ma non aveva emesso alcun lamento. Si era rialzata e lo aveva seguito sino alla caverna.

E poi era accaduto, e non sapeva proprio come spiegarselo, che quando svoltava il promontorio si aspettava che lei fosse lì sotto quell’albero.

A volte però non c’era. Perché quando lui andava a caccia, lei andava alla ricerca di frutti, di bacche, di foglie commestibili. Allora era lui ad attenderla e a sperimentare una nuova sensazione che se avesse avuto le parole avrebbe chiamato preoccupazione.

Si era accorto che i comportamenti di Aaaa non assomigliavano a nessuno dei comportamenti delle altre femmine del regno animale. Lei era unica.

L’aveva chiamata Aaaa perché a parte un grugnito, un verso gutturale e scimmiesco, un sospiro, un rutto, quello era stato il primo suono definito che fosse riuscito a emettere. E gli piaceva quel fonema, quella risonanza, quella vocale già perfetta al suo nascere, ricca di significati, che gli vibrava in gola. E quando la usava per chiamare lei, gli vibrava anche nel petto.

Ma Aaaa aveva iniziato a pronunciare altri versi oltre la a e li usava per chiamarlo, per avvolgerlo di sonorità morbide o acute a cui attribuiva, evidentemente, significati diversi. Aveva provato a ripeterli, ma era troppo stanco dopo la caccia e poi quelli che già usava bastavano per indicare una preda, avvisare di un pericolo, sfidare un nemico, farla tacere.

A volte Aaaa aveva un odore particolare, un odore invitante che gli annebbiava la vista e lo confondeva. Sparivano le pareti della caverna, le pelli degli animali che utilizzavano per ripararsi dal freddo, le punte di selce, le asce, gli utensili e restava solo lei con i suoi fianchi morbidi e invitanti. Le si avvicinava e l’annusava, la prendeva per i capelli e la tirava a sé. Aaaa, prona, bloccata dalla morsa della sua bocca sul collo, si faceva montare come tutte le femmine del regno animale. Dopo, lui si lasciava cadere su un giaciglio di foglie ricoperto di pelli, le voltava le spalle e si addormentava. Lei si sollevava e se ne andava nel suo angolo.

Anche ora le si era avvicinato. Ma Aaaa invece di assecondare i suoi movimenti, gli si opponeva. Ogni volta che cercava di farla piegare si voltava e lo guardava, si stendeva sul dorso e, senza distogliere i suoi occhi da quelli di lui, si offriva. Era disorientato. Aaaa gli accarezzava il corpo, lo tirava a sé, gli spingeva gli occhi negli occhi per agganciarlo, per farlo rimanere in quella posizione, per sfiorargli le labbra, per stringerlo al petto, per sussurrargli nelle orecchie tutti i suoni che conosceva e alitargli il suo fiato caldo sul collo.

Una serie di sensazioni sconosciute arrivarono a dargli un piacere nuovo, intenso. La prese e, per la prima volta, poté vedere il volto di lei che mostrava il suo stesso piacere. Aaaa non era come tutte le altre femmine del regno animale. Era unica.

Dopo, la coprì con le pelli per non farle sentire freddo, la tenne stretta tra le sue braccia e si addormentarono insieme.

L’aveva chiamata Aaaa perché lei era l'inizio e il senso di tutte le cose.

Raffaella Ricci

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