Era appena l'alba

L’uomo che fischiettava camminava da un asse all’altro, come un funambulo

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 04 luglio 2020
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. © immagine tratta dal web

All’alba ho sentito un uomo fischiettare un motivo che non conosco. Forse stavo ancora sognando perché non ci sono più uomini che fischiettano in quel modo. È un po' come cantare e canti solo se sei felice.

E così mi sono svegliata, ma di buon umore, perché c’era qualcuno che fischiettava un motivo che non conosco. Un motivo allegro, con un bel ritmo come se fosse un invito al sole, al primo sole che spunta, ancora assonnato, dal mare. Un saluto a una nuova giornata che comincia.

Non era un sogno, quindi. Mi sono alzata e sono andata a guardare chi fosse l’uomo che fischiettava quel motivo che ho cominciato a memorizzare, do sol do sol fa sol…, e che in canottiera bianca, quelle canottiere di cotone a coste sottili, camminava su un’impalcatura che stava istallando, proprio in quel momento, davanti al palazzo di fronte, perché ieri sera, quando sono rientrata, lo ricordo bene, non c’era.

C’era il palazzo, disabitato, un po' triste, un antico palazzo dell’ottocento, credo, o forse anche più vecchio che già hanno ristrutturato negli anni cinquanta o forse sessanta. Solo che la ristrutturazione non è stata mai terminata e ora appare come un uomo vestito a metà, con la camicia ma senza i pantaloni, una donna con un bell’abito, ma senza le scarpe.

I proprietari avranno deciso finalmente di sistemarlo e di venirci ad abitare, così i vicini la smetteranno con quelle stupide dicerie sul fantasma.

L’uomo che fischiettava camminava da un asse all’altro, come un funambulo. Intorno alla cintura gli attrezzi. Il corpo magro, nervoso, scolpito dal lavoro, la pelle scura, già lucida di sudore. Con una chiave inglese stringeva i bulloni dei giunti di collegamento tra i montanti e i traversi e nei momenti di maggiore concentrazione smetteva di fischiettare per riprendere subito dopo. do sol do sol fa sol…

Con un salto è sceso al livello inferiore, su un altro asse, per poi risalire, come un gatto, su quello superiore.

Forse mi ha vista, non so, o semplicemente ha sentito il mio sguardo su di lui. Si è voltato. Mi ha regalato un sorriso e ho sorriso anch’io. Ma giuro non stavo sognando. L’ho visto davvero quell’uomo, qui, da questo balcone e sono stata felice, perché lui lo era e la felicità è contagiosa quando viaggia sul tappeto volante della musica. Ho cominciato a cantare lo stesso motivo che fino a un attimo prima non conoscevo. E lui camminava come un gatto sull’impalcatura. do sol do sol fa sol… E si voltava. E mi sorrideva.

Ma era appena l’alba e avevo ancora voglia di dormire. Sono tornata a letto e ho chiuso gli occhi mentre quelle note hanno cominciato a veleggiare nella mia testa e forse mi è sembrato di riconoscerle, di averle già sentite da qualche parte, non so dove, non so come.

Quando mi sono svegliata, potevano essere le nove, l’impalcatura davanti al palazzo di fronte non c’era già più e neanche l’uomo in canottiera bianca che fischiettava. Forse l’ho solo sognato. Che strano, ricordo ancora di essermi alzata e di essermi affacciata al balcone per vederlo. Ma non ha importanza se l’ho sognato o meno. Io ho sentito un uomo, all’alba, ma forse non era neanche l’alba, fischiettare un motivo che non conosco, un vecchio motivo degli anni cinquanta o forse sessanta, do sol do sol fa sol…

E non ci sono più uomini che fischiettano in quel modo. È un po' come cantare e canti solo se sei felice.

Raffaella Ricci

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