Parliamo d'altro (tra una birra e l'altra)

È che a volte non so se quello che accade è un buon segno o l’inizio di una catastrofe.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 20 giugno 2020
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. © immagine tratta dal web

Parliamo d’altro, allora?

Pensi che ho preso la china della sbornia triste?

Ok, mi hai convinto. Di che parliamo?

Comunque io sono Sam.

Sam è il tipico nome da nero.

Dici che il tipico nome da nero è Tom? Lo zio Tom? Quello della capanna?

Non lo conosco.

Neanche il tuo nome conosco.

Ma mi stai simpatico.

E per questo ti confido il motivo per cui sono qui, ma non andare a sbandierarlo ai quattro venti.

È che a volte non so se quello che accade è un buon segno o l’inizio di una catastrofe.

L’altro giorno ad esempio…

Senti amico se vuoi che ti racconti la storia dovresti pagarmi una birra, ho bisogno di liquido per le corde vocali, la birra è per me come la benzina per il motore.

Allora dicevo… L’altro giorno mi arriva una lettera, è stata Dolly a portarmela. Dico, Dolly è un nome che dovrebbe appartenere ad una gran figa e invece appartiene a quella racchia di mia moglie. Se faccio uno sforzo e vado indietro con la memoria Dolly è stata bella solo a diciotto anni, giusto il tempo di incastrarmi. Se non è catastrofe questa… Ma non divaghiamo, buona la birra amico!

Dolly mi dà la lettera che sto ancora dormendo: «Svegliati ubriacone!» mi fa, «c’è posta per te» e mi lancia la busta sul letto. Mi giro dall’altra parte e faccio andare una sonora scoreggia per farla andar via, ma niente, la pettegola aspetta. Allora mi tiro su e cerco quella stronza lettera tra le pieghe della coperta, do un’occhiata alla busta, c’è proprio il mio nome, la giro per vedere il mittente e il mittente è uno studio legale. «Fottuti bastardi, vi ucciderò tutti». Appallottolo la lettera e la lancio in un angolo della stanza. « Una lettera di uno studio legale non è mai un buon segno» dico, «la lettera di un amico è un buon segno e non è detto, ma una lettera come questa è sempre una catastrofe.

Dolly va a prenderla e mi guarda come se fossi un cane rintontito da troppe bastonate, o uno di quei vecchi pugili incassatori, la liscia con le mani e la mette sul comodino.

«Dovresti leggerla».E scende giù in cucina a preparare la colazione.

Io mi rimetto sotto le coperte e riprendo a dormire. Senti amico non pensare che sia un fannullone, sono un portiere di notte, io, e di giorno ho bisogno di dormire. Certo non sono il portiere dell’Hilton, ma sono un orfano e sono nero. Essere nero è una catastrofe, lo sai pure tu. Dici che non sono in fondo così nero? E sai perché amico? Mia madre era una bianca e per levarsi da ogni impiccio ha pensato bene di morire dandomi alla luce. Mio padre forse l’hanno ucciso a frustate, ma prendiamoci un’altra birra, mi è venuto un groppo qui che non va né su né giù.

Ahhh! Buona! Scende che è una bellezza. Dove eravamo rimasti? Certo, alla fottuta lettera. La rigiro ancora tra le mani e sto per rimetterla sul comodino perché non mi voglio rovinare la giornata, quando il nome del mittente comincia a dirmi qualcosa, «Sam l’alcol ti ha bruciato il cervello, è lo stesso nome di quell’avvocato che un mese fa con la scusa di offrirti due whisky ti ha fatto un sacco di domande, faceva l’amico l'infame!»

Sono rimasto come un balordo con la lettera in mano per non so quanto tempo, dalla cucina arrivava il profumo del caffè e la voce di Dolly che diceva: «Scendi!» e io invece restavo con le chiappe attaccate al materasso e le dita incollate sulla busta.

Dolly da giù ha urlato: «Apri quella maledetta busta e scendi!»

E l’ho aperta.

Mi sa che adesso vorrai sapere che c’era scritto. Va beh te lo dico perché hai l’aria di uno di cui ci si può fidare. Sono stato convocato per la lettura di un testamento. Secondo te è un buon segno? No perché non puoi mai sapere cosa c’è dietro. Magari sembra un buon segno e invece è solo una catastrofe. Pensi che se non mi presento non lo saprò mai? Mi hai convinto, amico. Batti il cinque e offrimi un’altra birra.

Raffaella Ricci



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