Tempi futuri

Debuttano oggi a Villa Doria Pamphili gli Stati Generali dell'economia voluti dal presidente del Consiglio. Giuseppe Conte

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 13 giugno 2020
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. © immagine tratta dal web

In quest’inizio d’estate è difficile parlare d’altro. Timidamente qualcuno pensa ad organizzare in tutta fretta le proprie ferie, ormai le frontiere tra regioni sono state abbattute. Seguirà a breve l’apertura di quelle fra nazioni. Questo 2020 ce lo ricorderemo. È un anno tondo, perfetto nella sua simmetricità, uno di quegli anni che secondo coloro che credono nella cabala ha tutte le carte in regola per portare cambiamenti positivi. Se non fosse bisestile. Secondo superstizioni popolari gli anni bisestili portano sempre sventure. Ed è su questo assioma che si agganciano tutti gli eventi che sia a livello globale, che a livello personale ci stanno occupando. Quindi il 2020 ci ha portato la pandemia, il distanziamento sociale, che è difficile da rispettare adesso che ci siamo un po’ rilassati, ed ora la disoccupazione, molti punti in meno sul Pil, lo spauracchio di un ritorno del virus in ottobre, il crollo della nostra economia.

Ormai i destini dei popoli vengono condizionati dalle aspettative, un po’ come succede sui mercati finanziari che si muovono al rialzo o al ribasso secondo appunto supposte proiezioni, ma anche speculazioni.

L’aspetto negativo delle speculazioni sta condizionando anche le nostre vite; sono speculazioni politiche, mediatiche, classiste, che in parallelo con le proiezioni economiche, reinterpretate e riadattate, disegnano un quadro della nostra situazione prossima ventura, molto negativo.

Sono fermamente convinta che, senza perdere di vista il grave momento che stiamo vivendo, dobbiamo cogliere l’opportunità che proprio questo evento negativo ci sta offrendo. Quello di invertire la rotta di un paese che “allegramente”, sballottato a destra e a manca su un carrozzone guidato da masnadieri, stava andando verso il precipizio. Il nostro debito era già oltre la soglia di allerta e ci soffocava poco alla volta già prima del coronavirus. Anni di mal governo, di gestione superficiale della cosa pubblica, di mancanza di visione politica, di un progetto di sostegno allo studio, alla ricerca, alla valorizzazione del nostro patrimonio naturale e artistico, di intrallazzi, diciamolo pure, ci hanno portato ad una stagnazione da cui sarebbe difficile uscire.

Il virus ha chiesto un’assunzione di responsabilità, uno scatto in avanti, un maggiore senso di unità, colto per fortuna da chi in questo momento è al governo, mentre le opposizioni non hanno avuto vita facile, hanno perso un po’ di visibilità e quando, faticosamente e forzosamente, l’anno cercata, l’hanno fatto in maniera grossolana e stupida e confusa.

Se tiriamo le somme, fino a questo momento ce la siamo cavata meglio di tanti altri, anche di tante nazioni più blasonate della nostra che vantano il loro senso di responsabilità, il non aver bisogno di divieti per aderire alle raccomandazioni richieste dalla comunità scientifica, il loro approccio basato sull’immunità di gregge, il loro anteporre la produttività alla salute.

Con tutti gli inevitabili errori e con un sistema sanitario indebolito da anni di tagli agli investimenti, ce la siamo cavata meglio degli altri. Partiamo da questo. Partiamo da una rinnovata fiducia nelle nostre traballanti istituzioni, dall’operato di un governo, se ci pensate il migliore possibile in questo momento, dal suo operare in situazione di grande difficoltà, partiamo dalla nostra capacità di sentirci un grande popolo. Nonostante tutto.

E anche in un’Italia stretta tra lacci e lacciuoli di una burocrazia che più che imbrigliare il malaffare, il quale trova sempre il modo di aggirare l’ostacolo, immobilizza la nostra produttività, ce la stiamo cavando. Il nodo cruciale, ora, è utilizzare al meglio i fondi dell' Unione Europea per far ripartire la nostra economia, per creare lavoro e dare maggiori opportunità ai giovani. Anche il Mes, che servirebbe a finanziare un sistema sanitario indebolito da anni di sottrazioni e che una parte del governo si ostina a non accettare, per una ristretta e stupida percezione legata più all’immagine che evoca che alla sua effettiva sostanza. Il nodo cruciale è snellire l’attuale iter burocratico che rende di fatto inaccessibile a chi ha veramente bisogno di una concessione, un’autorizzazione, una licenza, un finanziamento, un nulla osta, una cassa integrazione e così via, l’ottenimento di un qualsiasi provvedimento.

Manteniamo i piedi per terra, quindi, ma cogliamo questa opportunità di cambiamento, di essere migliori di quanto noi stessi crediamo, diamo il meglio di noi senza lasciarci condizionare dai vari pifferai magici e cerchiamo di operare per il bene comune, per il bene non del singolo ma della collettività.

Andiamo in vacanza per cominciare. Anche questo è un modo di aiutare il paese oltre che noi stessi.

Sarebbe bello ricordare questo 2020 come un anno perfetto nella sua simmetricità, un anno in cui il debito pubblico sarà veramente e interamente utilizzato per mettere in moto il nostro paese e guidato verso un tempo di rinnovata prosperità.

In questo inizio d’estate è difficile parlare d’altro.

Raffaella Ricci

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