Cavalieri della Repubblica

"Abbiamo fatto solo il nostro dovere"

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 06 giugno 2020
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. © immagine tratta dal web

In un’Italia spaccata da lotte intestine, da opposte fazioni e un senso più o meno vago di unità, ci sono esempi che non hanno bisogno di parole.

Buoni esempi che consentono a ciascuno di noi di avere ancora fiducia nel prossimo, che non si nutrono di slogan, proclami, lemmi, verbi, accenti utilizzati a iosa da tutti coloro che vogliono apparire, che vogliono scrollarsi di dosso le loro responsabilità, che per paura di perdere consensi inventano nemici. E anche da quelli che quando hanno avuto l’opportunità hanno perseguito solo i propri interessi e che ora non conoscono il pudore del silenzio, ma abbaiano come cani rabbiosi.

In questo momento è necessario abbassare i toni, smorzare la violenza delle parole per perseguire il bene di un popolo, di una comunità già minata da una difficile congiuntura economica e messa a dura prova dalla pandemia.

La voce discreta e autorevole del Presidente della Repubblica, si eleva sul gracchiare di corvi e voli radenti di sparvieri, ammonisce tutti gli strilloni e attraverso i buoni esempi disegna la visione di un grande paese e ci restituisce la speranza. Per fare questo non utilizza fiumi di parole. Basta un gesto.

Un gesto che dà valore a tutti i gesti silenziosi che uomini e donne hanno compiuto nelle pieghe del difficile quotidiano appena trascorso.

“Dà vita a dei buoni esempi: sarai esentato dallo scrivere delle buone regole” così affermava Pitagora e così anche la più alta carica dello Stato che ha nominato 57 Cavalieri della Repubblica.

“Abbiamo fatto solo il nostro dovere”.

Nella nostra società edonista che ha bandito il dolore e lo ha spinto ai margini delle periferie, che persegue la cultura univoca dei diritti, esistono ancora individui in grado di declinare la parola “dovere”.

Un dovere non imposto da regole ufficiali, non sentito come un peso ineludibile, ma vissuto come gesto d’amore e devozione verso il proprio lavoro, il proprio paese, verso chi soffre, verso chi più ha bisogno. Un dovere morale quindi, cattolico o laico , che affonda le radici nella coscienza di ciascuno.

Sono andata a cercare le loro storie, dietro ogni trafiletto riportato sui giornali c’è una vita da narrare.

Cavaliere della Repubblica Mahmoud LuftiGhuniem

Ho 35 anni. In Libano lavoravo come infermiere, ma ho una famiglia di 13 persone da mantenere. Per questo sono partito, quindici anni fa. Ho fatto il muratore, l’operatore sanitario e tutti i lavori che ho trovato. In attesa della cittadinanza lavoro come rider. A Torino consegno cibo a domicilio. Quando ho saputo del Coronavirus, ho pensato che dovevo fare qualcosa. Sono andato a cercare una mascherina e ho visto che i prezzi aumentavano di giorno in giorno, così ne ho prese mille e il 26 febbraio le ho portate alla Croce Rossa. Volevo aiutare il paese che mi ha accolto.

Cavaliere della Repubblica Elena Pagliarini

Era l’8 marzo, le 6 di mattina, mancava un’ora alla fine di un turno massacrante iniziato alle nove del giorno prima. Nell’ospedale di Cremona era successo di tutto,una notte fatta di corsa tra i letti dei pazienti gravi che con i loro sguardi angosciati chiedevano aiuto e non capivano cosa stesse succedendo. Avevo anche pianto e il virus mi aveva già attaccata. Sono crollata stremata sulla tastiera del computer. La mia storia è simile a quella di migliaia di miei colleghi che nei giorni dell’emergenza hanno messo il lavoro in corsia davanti a ogni altra cosa.

Cavaliere della repubblica Pietro Floreno

Era il 16 marzo e volevo fare qualcosa anch’io per tutte quelle persone che stavano morendo perché mancavano i ventilatori polmonari.Ci avevo pensato tutta la notte e la mattina, con l’aiuto del lettore oculare che trasforma in parole i movimenti delle palpebre, l’ho detto a mia moglie. Voglio dare in prestito il mio ventilatore polmonare di riserva agli ospedali che in questo momento ne hanno tanto, troppo bisogno.

Cavaliere della Repubblica Ambrogio Iacono

Insegno all’Istituto Alberghiero di Ischia, ho 49 anni e a fine marzo sono risultato positivo al virus.Sono stato ricoverato e non ho fatto nulla di straordinario, ho semplicemente continuato a fare lezione in videoconferenza dall’ospedale. Era giusto proseguire nonostante la polmonite:conservavo una discreta forma fisica e da professore di scienze avevo il dovere di insegnare e addirittura testimoniare in prima persona tutti gli aspetti della pandemia da un punto di vista medico-scientifico e anche da un punto di vista umano. A tutti ho detto che dare qualcosa in più, in questo periodo, è un preciso dovere morale.

Cavaliere della Repubblica Alessandro Bellantoni

Io sono un tassista e sono il papà di una ragazza disabile. Conosco quella famiglia di Vibo Valentia che come me ha un figlio con disabilità e una bambina di tre anni gravemente malata. Mi è sembrato normale dare una mano. Il 28 aprile sono partito da Roma per andare a prendere la bambina e sua madre e portarle per un importante controllo oncologico all’ospedale Bambin Gesù di Roma. Una corsa solidale di 1300 chilometri per la piccola e per la sua famiglia che sta attraversando un momento difficile.

Se volete cercate anche le storie di tutti gli altri, toccheranno il vostro cuore come hanno toccato il mio. Non sono numeri, né poche righe sui giornali, sono individui che meritano di essere conosciuti, ascoltati.

Non sono supereroi, sono persone comuni, come noi. Non sarebbe impossibile seguirne il buon esempio.

Raffaella Ricci

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