America first

Quanto vale la tua vita figlio mio? Venti dollari possono bastare? Venti dollari falsi?

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 30 maggio 2020
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. © immagine tratta dal web

Dove sei George? Perché non sei tornato? È vero che hai opposto resistenza? Dicono che eri drogato. Io non ci credo, ti conosco, non sei quello che hanno raccontato.

Sei solo un uomo con la pelle nera, forse per loro non sei neanche un uomo, sei solo un nero,uno sporco nero. Di questo sei colpevole figlio mio?

Eppure te l’ho sempre spiegato che dovevi fare attenzione a tutti i bianchi che il nero ce l’hanno nell’anima e che ancora adesso, dopo tanti anni, in questa nazione che dicono democratica, ti odiano solo per il colore della pelle. Non ti puoi fidare, si confondono in una moltitudine di gente che si alza al mattino e va a lavorare, che bacia la moglie sulla soglia di casa e accompagna i figli a scuola, incontra gli amici in un bar per farsi una birra e parlare di football, torna a casa la sera e porta fuori la spazzatura, ma covano un rancore dentro, un rancore antico che affonda le radici nella loro supposta superiorità, nella crudeltà della storia, nella nostra schiavitù, nel loro essere padroni. Non ti puoi fidare.

Io l’ho sempre saputo, lo sapevi anche tu.

Ero bambina quando incappucciati di bianco davano fuoco alle croci davanti alle nostre case. Lo facevano di notte perché le fiamme del nostro personale inferno le vedessimo bene. Demoni codardi, con il viso nascosto. C’ero quando non potevi sollevare lo sguardo, quando dovevi cedere il posto sull’autobus, andare alle scuole per neri, nei locali per neri, nei bagni per neri e vivere nei ghetti. Nell’ideologia ipocrita “separati ma uguali”. Solo che uguali non lo siamo stati mai. Neanche adesso George, neanche dopo un presidente di colore. La sapevi che basta poco… quando sei nero. Lo sapevi.

Lascia stare tutti quegli inutili proclami sull’uguaglianza, sulle stesse opportunità, sulla grande civiltà di un popolo multietnico. Non è così, non è mai stato così, no so se mai lo sarà.

Torna George, la luce nella mia stanza è sempre accesa, come quando da ragazzo cominciavi a uscire la sera e io abbracciata alla mia paura restavo ad aspettarti. Ti aspetto ancora. Torna.

Quanto vale la tua vita figlio mio? Venti dollari possono bastare? Venti dollari falsi?

Sono solo bugie. Non si può morire per venti dollari. Sono solo bugie.

La verità io l’ho vista.

La verità se ne stava con le mani in tasca, come quando non hai niente da fare, come quando te ne vai in giro senza una meta, come se fosse normale premerti il ginocchio sul collo, cercare la posizione migliore per sottrarti il respiro, mentre pregavi di non ucciderti.

Lì, su quella strada, dietro un’auto della polizia, sull’asfalto che si macchiava del tuo sangue e i passanti che dicevano basta, quel poliziotto bianco ha continuato a comprimerti la trachea solo per un sospetto. Basta essere afroamericano per far nascere un sospetto. L’ altro è rimasto a guardare. Era di colore anche lui, ma di un colore diverso dal tuo, una volta se la prendevano anche con loro,adesso loro fanno parte del sistema.

La verità io l’ho vista.

Mi hai chiamata prima di morire.

Mamma… mamma…

Ma io non c’ero, non ero lì a scambiare la mia vita con la tua, a sollevare dal tuo collo l’odio compresso in un ginocchio, a gridare alla gente che filmava: «Aiutate mio figlio, non vedete che muore?».

Dove sei George…

Non ti vedo più.

Raffaella Ricci

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