Ricominciare

Noi siamo il porto, non la prigione

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 23 maggio 2020
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. © immagine tratta dal web

Una luce di un grigio metallo attraversa i vetri della finestra e rischiara appena la stanza. Le ombre della notte si dissolvono davanti al nuovo giorno che avanza, i contorni delle cose diventano più netti. Mi piace l’inizio di un nuovo giorno, racchiude in sé una speranza, come tutti gli inizi, come una nascita, come un amore, come una nuova opportunità. L’inizio di un nuovo giorno contiene la possibilità di azzerare tutto e ricominciare, l’anelito di un viaggio che ancora non abbiamo intrapreso, di una scoperta che cambierà la nostra vita, di una consapevolezza che ce la farà accettare, di una felicità che non conosciamo.

Ti guardo, mentre ancora dormi. Il tuo respiro quieto scandisce il tempo del mio risveglio e l’intensità della luce, che continua ad ampliare i confini di queste mura e del nostro orizzonte.

Abbiamo vissuto momenti difficili che hanno messo a dura prova la nostra esistenza.

Animali in gabbia, come fiere del circo o di uno zoo, ci siamo girati intorno nello spazio divenuto angusto della nostra casa e ci siamo scoperti una aggressività che non conoscevamo, non ammortizzata dalla possibilità di una pausa al nostro vivere in simbiosi, da cui non abbiamo tratto alcun vantaggio, ma solo il rischio di una disfatta.

Abbiamo desiderato la fuga come unica via.

Ci sono spazi privati, spazi intimi e preziosi che ci appartengono e in cui permettiamo a un altro di entrare a vari gradi di distanza, vari livelli di vicinanza, ma che poi devono ritornare esclusivi, dimora privilegiata della nostra anima, che pure reclama la sua solitudine per rigenerarsi, dei nostri pensieri che lasciamo liberi di attraversarci, di restare, di volare.

La solida visione di sempre si è sgretolata quando il caso ci ha costretto a confrontarci con i limiti che ci appartengono, non più mimetizzati nelle pieghe del tempo alternato del vivere quotidiano, tra lo svegliarsi insieme la mattina e il ritrovarsi la sera dopo le ore vissute altrove.

Ho abbandonato l’idea romantica di noi come unica unità, siamo altro, in ogni momento della nostra vita siamo altro da una madre, da un marito, da un figlio e restiamo insieme perché ci è data l’opportunità di inseguire il vento e uscire come una barca dal porto, navigare al largo, esplorare nuovi mari e fare ritorno all’attracco.

Noi siamo il porto, non la prigione.

Ed è questo che abbiamo imparato negli ultimi mesi: la difficile arte della convivenza proprio con le persone più care.

Non è stato facile, cosa lo è?

Spesso ci siamo lanciati uno contro l’altro, come auto a forte velocità; dietro una quiete di facciata siamo giunti a mal tollerarci e non è bastato il vincolo di affetto o di sangue a impedircelo.

Ne siamo usciti, con le ossa rotte e lo sguardo triste. Con la paura che come polvere si è posata su i nostri cuori, con la rabbia di giorni sottratti alle nostre vite e senza alcuna speranza. Fino a ora, fino a questa luce che rischiara un mattino inedito, fino a questo risveglio in cui ho di nuovo la proprietà esclusiva dei miei pensieri e ti osservo dormire.

Raffaella Ricci

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