Stiamo tutti a casa - il racconto di Emanuela Vasto

Non rinunciare al profumo della maternità, è l’unica fragranza che ci accompagna sino alla fine dei nostri giorni…”

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - lunedì 18 maggio 2020
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. © immagine tratta dal web

Il tempo dell'isolamento è trascorso, non senza conseguenze, ma da oggi possiamo tornare alla nostra vita. La primavera sta lasciando spazio all'estate. Usciamo! Pubblichiamo un ultimo racconto, inviatoci in extremis. Noterete che parla di speranza, i giorni della paura e le visioni cupe appartengono già al passato. Dobbiamo solo ricordarci di essere prudenti. Vi diamo appuntamento a mercoledì per parlare ancora un po' di noi.RR


Profumo di mamma


Anche quest’anno Tea era rientrata nella città che l’aveva vista crescere, in occasione della festività patronale.

Si era trasferita a Lucca per esercitare la professione che aveva da costruito da una vita, ma nel suo cuore aveva lasciato un’area emozionale riservata al luogo che sin dalla nascita le aveva regalato esperienze utili per la sua maturazione. La professione di medico non le lasciava molto tempo libero, ma almeno una volta l’anno puntualmente dedicava la settimana in cui Lecce festeggia i suoi Santi patroni al suo riposo feriale. Rientrava in quella cittadina barocca che continuava a riservarle un’accoglienza autentica e familiare e rigenerava la sua mente con ricordi e profumi che in nessun altro posto avrebbe mai potuto ritrovare.

Nostalgico l’incontro con il fratello Carlo, che puntualmente la ospitava insieme alla sua compagna nella sua casa di famiglia, e con i due nipotini pronti ad assorbire ogni suo attimo di convivenza. Carlo rappresentava per Tea l’unico riferimento familiare dopo che un brutto incidente le aveva portato via i suoi genitori, ed entrambi erano ben consapevoli che nessuna distanza geografica avrebbe mai potuto annullare l’amore e complicità che alimentavano quotidianamente il loro rapporto. Anche se non si frequentavano per motivi logistici, ogni giorno utilizzavano ogni mezzo per aggiornarsi di continuo su tutto, cose importanti ma anche piccoli dettagli le trasmettevano quel senso di appartenenza che bisogna solo “provare” per capirne l’intensità.

Ai momenti con Carlo, Tea alternava piccole soste confidenziali con l’amica del cuore Ludovica. Con lei era cresciuta la sua parte di donna più intima; insieme avevano costruito un forziere di confidenze che nessun altro conosceva e a ogni incontro si ripeteva quella “confessione” senza eguali che lasciava ad entrambe la certezza di poter parlare di tutto senza il minimo sospetto di essere giudicate.

«Se un giorno avrò mai una figlia» era solita affermare Tea, «avrà il tuo nome». Ed è ben chiaro che non era solo il nome che le piaceva, ma anche il ricordo racchiuso in un nome di una persona che rappresentava un’amicizia unica.

«Non farmi aspettare tanto prima di ritrovarti mamma» ribatteva ironicamente Ludovica, ben consapevole del fatto che Tea aveva messo sempre al primo posto nella sua vita l’amore per la medicina, tralasciando ogni obiettivo di famiglia e figli. Sin dagli studi universitari, infatti, aveva sempre rifiutato legami duraturi per portare a termine il suo progetto professionale e, a obiettivo raggiunto, si ritrovava ancora sola a 40 anni, tutta presa dalla sua professione.

Da due anni dirigeva il reparto di Oculistica e il tempo che intervallava tra i turni ospedalieri lo dedicava alla lettura vorace di testi di ogni genere, circondata dalle imponenti mura di Lucca.

Era la lettura la sua anima vitale e la ricarica per affrontare la sua quotidianità. Ludovica conosceva bene questa sua passione e puntualmente ogni volta che la rivedeva le lasciava in dono un libro che Tea custodiva gelosamente.

«Tieni aggiungi ai tuoi libri anche questo», le disse Ludovica. Tirò fuori dalla sua borsa un pacchetto con fiocco rosso e l’abbracciò. Il momento del distacco era per entrambe doloroso ma c’era in loro la certezza che si sarebbero comunque e sempre cercate perché non si rinuncia alla vera amicizia. Tea rispose all’abbraccio con tutta la sua forza e la lasciò con un commosso «A presto mia cara». Poi con il libro impacchettato, si diresse verso il parcheggio della sua macchina attraversando la villa comunale e come era solita fare si fermò su una panchina per aprire incuriosita il regalo. Lo scartò con molta cura e rimase colpita dal titolo che le rimbalzò con forza nel cuore. “Profumo di mamma”… e dopo il titolo lesse la dedica di Ludovica.

“Non rinunciare al profumo della maternità, è l’unica fragranza che ci accompagna sino alla fine dei nostri giorni…”

Con gli occhi umidi, Tea cercò velocemente il contatto whatsapp di Ludovica e scrisse: “Ci penserò…grazie”.

A volte basta veramente poco per farci riflettere…


Emanuela Vasto, leccese, vive a Pezze di Greco

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