Mi manchi sempre

Mi commuovono i morti a cui nessuno ha potuto stringere la mano e le preghiere del papa su una piazza vuota

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 11 aprile 2020
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. © Immagine tratta dal web

Da dietro i vetri guardo la luce del giorno che disegna ombre di vasi, sulla terrazza, e di ringhiere. Il vento di tramontana soffia sulle foglie e sui panni stesi, due passeri saltellano tra i rami di bosso e una rondine volteggia sui tetti, a due passi dal cielo.

Le nuvole corrono veloci. Te ne sei accorta Mara?

Ricordo che ti piaceva inseguire le nuvole.

«Guarda mamma!» dicevi, «Un delfino»

E io cercavo di vedere con i tuoi occhi quella forma allungata leggermente curva che si lanciava nell’azzurro sospeso di una mattina di primavera.

E a volte ci riuscivo.

Ora vedo solo masse imperfette di una fantasia perduta, oscillo sul precipizio di una normalità che non mi appartiene e mi perdo in un silenzio assordante, in giornate di primavera viste da dietro i vetri.

Avevo comprato il biglietto per venire a trovarti, per vivere con te giorni di rinascita, per camminare sottobraccio per le strade di una città estranea e fermarci a guardare le vetrine. «Da noi non ci sono questi bei negozi» ti avrei detto e saremmo entrate per provare vesti leggere e colorate di gioventù.

Me lo hanno rimborsato sai? Tutti i voli sono stati sospesi. Ma chi mi rimborserà il tempo sottratto alla gioia?

Nel recinto di queste quattro mura, di queste pareti di cui conosco ogni crepa, si alimenta la mia malinconia e divento fragile.

Non lo avresti mai detto, ma piango per un nonnulla.

Mi commuovo per l’inno d’Italia cantato sui balconi e per i medici che cadono nelle corsie degli ospedali, nuove trincee di una nuova guerra, per i volontari che portano la spesa ai nostri vecchi e per i carabinieri che vanno a ritirargli la pensione. Mi commuovono i morti a cui nessuno ha potuto stringere la mano e le preghiere del papa su una piazza vuota.

E pensa mi commuovono anche gli abbracci, che appaiono inaspettati in certi film, metafora di come eravamo e non saremo più. Ma anche l’enfasi con cui viene pronunciata la parola popolo. E italiani.

Sai Mara, li ho contati tutti i giorni da quando la nostra vita poco a poco si è ristretta, ogni sera ne cancello uno sul calendario della mia memoria e resisto, così almeno mi pare, incatenando i cattivi pensieri, sotterrandoli sotto cumuli di speranza, nascondendoli dietro slogan fantasmagorici.La speranza è fantasmagorica, lo sapevi? Ma anche la paura.

Intanto piango per un nonnulla.

Non è un pianto come i tuoi di quand’eri bambina, quei pianti disperati e violenti per qualcosa che non ti era stato dato o ti era stato tolto.

Non è un pianto di quelli che richiamano l’attenzione e gridano “Aiuto”. No.

È qualcosa di sommesso che nasce dallo stomaco o dal cuore, come preferisci, e si ferma in gola, inumidisce gli occhi, li colma, senza straripare e aderisce sull’anima come una seconda pelle.

Ti ho telefonato e non mi hai risposto. Forse sei in fila davanti a un supermercato, con la mascherina, i guanti e a distanza di sicurezza. Un metro pensi che possa bastare?

Quanti chilometri ci separano Mara? Perché ci tocca questo destino?

Il sole si spegne dietro i palazzi che nascondono l’orizzonte, la penombra riempie la stanza. Devo accendere la lampada, sì devo accenderla, ma rimango al buio. Un altro giorno si è consumato aspettando la telefonata della sera.Una luna trasparente mi viene in soccorso e allevia la mia inquietudine, qualche stella inizia a brillare. Squilla il telefono.

«Ciao mamma, ti mancavo?»

«Ciao Mara, mi manchi sempre». E sorrido. Finalmente.


Raffaella Ricci



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I commenti degli utenti
  • Francesco Lovascio ha scritto il 21 maggio 2020 alle 15:08 :

    Bellissima descrizione del clima che abbiamo vissuto e che, con tutti i limiti e le attenzioni, ancora a lungo vivremo. Anche gli affetti lontani lo saranno sempre di più perché difficilmente li potremo riabbracciare come prima. Rispondi a Francesco Lovascio

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