Stiamo tutti a casa - il racconto di Mimmo Tardio

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Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - mercoledì 25 marzo 2020
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. © Immagine tratta dal web

Lo scrittore Mimmo Tardio ci ha inviato un suo bel racconto che narra con un gusto dolceamaro i giorni di isolamento forzoso che stiamo vivendo. Tra la paura e l’amore, nel senso più nobile del termine, compare la speranza e l’attesa paziente di una nuova primavera.


Il mandorlo in fiore del Casale


Mi guarda ormai incredulo un mandorlo che civettuolo e già infiorato sembra osservarmi, ogni mattino, da 10 giorni, mentre sul balcone muovo stancamente i piedi sulla cyclette.Proprio alla mia destra, da un pianterreno ben curato.

Gli alberi sottostanti e le altre case bianche, dal mio Casale, sembrano trattenere tutte le ambasce dei nuovi profughi, nelle case. Queste hanno ormai come un respiro rappreso, trattenuto. Ho provato alcune sere, come la rete giustamente consiglia per darci un soffio vitale nel cuore, inutilmente a suonare la sveglia patriottica dell'Inno di Mameli. Niente. Poi anche le note surreali e giocose di Rino Gaetano, “Ma il cielo è sempre più blu”. Niente

Tutti spariti gli abitanti di queste case circostanti, anche se per fortuna domenica una coppia, con trepida figlioletta al seguito, ha assecondato le luci che abbiamo acceso sul balcone e l'Inno d'Italia. E poi come sempre,ho messo la mano destra sul cuore, quando lo canto.

Questa volta non assistevo alla partita della nazionale di calcio, il gioco è per una partita molto più importante. Ed è per questo che ho assunto un tono ancora più marziale. Già, tanto per rispondere a quelli, che ancora si ritengono “nostalgici”, ( di cosa: dell'odio, delle violenze, delle guerre e dei disastri consumati sulla pelle degli italiani?), e chissà perché depositari assoluti di bandiera ed inno, sappiano allora costoro che l'amore per il nostro paese attraversa tutti. Magari unito all'amore per tutta l'umanità, nessuno escluso.

Alla fine dell'inno ci siamo sommessamente salutati con quella famigliola, con un risorgimentale “Viva l'Italia”, seguito dallo speranzoso “Ce la faremo”. Mentre quella tenera bambina, in mezzo ai genitori, pur non vedendola bene per l'oscurità, mi è sembrata pervasa da una qualche contentezza nel viso. Forse l'ho solo immaginato e sperato,ma va bene lo stesso. Allora ci siamo regalati un saluto con la mano.

Altri abitanti intorno non si vedono più, sembrano scomparsi, come inghiottiti da un nuovo maleficio, che non è solo creato da “lui”, l'invisibile facitore dei nostri disastri, ma anche dalle psicosi e dalle paure esagerate.A volte, per la verità,mi viene voglia di avvisarli alcuni abitanti che, se lo desiderano, suvvia, possono almeno passeggiare nel giardino condominiale e magari fare come i confinati di Carlo Levi, in “Cristo si è fermato ad Eboli” che se si incontravano per il piccolo paese lucano dovevano per legge ignorarsi. Il fascismo aveva di queste fissazioni, “niente cospirazioni”.

Passa come un distillato di sabbia finissima da una clessidra enorme questo mio tempo. Se ha scordato ormai la corsa, si ricorda però che a riprender la lentezza è “cosa buona e giusta”. Magari per dipanare meglio i pensieri, sulla tela di muri sin troppo osservati nelle case. Magari per leggere quel libro che desideravamo da tempo incontrare o rivedere quel film della nostra vita, per capire se lui è sempre lo stesso o se mi darà ancora qualcosa di nuovo. Magari pr incontrarsi in casa e scambiarsi pensieri più lunghi, talora imparando ad ascoltare di più, in un gioco, occorre ammetterlo, che implica talvolta anche qualche forma di sopportazione reciproca.

Ed è quel mandorlo dal colore rosato che alfine me lo ricorda quel rivolo di speranza cercata e da augurarci. Già, sembra annunciarmi, per me che fingo di non saperlo,che lui è pronto per la primavera. Si è già inghirlandato speranzoso e questa potrà ritardare, fare le bizze marzoline, quest'anno più brutte e lunghe, ma alla fine la primavera arriverà.

E tutto sarà racconto per chi verrà dopo. Di giorni nei quali, lo ricorderemo in futuro, statene certi, apprendemmo tanto e bene. Tutto ciò quel mandorlo, ben piantato nella madre terra, già lo sa. Per questo si è già vestito e cos ìbene a festa. E aspetta. Noi con lui.


Mimmo Tardio originario di Francavilla Fontana vive a Brindisi. Professore di lettere e insegnante di scrittura autobiografica, ha partecipato alla fondazione della Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari, ha pubblicato poesie, romanzi e saggi con Manni,Laterza, La Nuova Italia e altre case editrici. Ha conseguito un Master per formatori ed ha collaborato in Pon, Fse e corsi vari con molte scuole salentine, comuni e associazioni. Dal 2017 pubblica ogni domenica su Nuovo Quotidiano di Puglia affascinanti racconti di storia locale,.Per info: Facebook e https://mimmotardio.blogspot.com



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