Vite in viaggio

Chissà quante altre volte le loro vite si erano sfiorate mentre andavano in altre direzioni.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 14 dicembre 2019
.
. © Immagine tratta dal web

Camminavano fianco a fianco lungo la navata della chiesa. La musica dell’organo si confondeva con la loro emozione. Quel giorno della loro prima comunione si scambiarono uno sguardo senza nessun altro pensiero se non quello di avanzare verso l’altare.

Quella sensazione di essersi già visti, la ebbero a una festa dei diciotto anni. Si trovarono nello stesso gruppo di ragazzi ad ascoltare le stesse parole. Risero, ma lui senza volere le diede una gomitata.

— Ehi! Fa attenzione.

— Scusa — disse e si allontanò.

Chissà quante altre volte le loro vite si erano sfiorate mentre andavano in altre direzioni.

Come quel Natale.

Le luci si inseguivano lungo le vie della città, sui balconi delle case e sulle vetrine dei negozi, sulle chiome degli alberi allineati sui marciapiedi, sui fili sospesi e sui sorrisi dei ragazzi. Quelli che erano partiti e quelli che erano rimasti.

Gli occhi di lui, seguirono una voce, e approdarono sul volto di lei, sulla sua mano che spostava una ciocca di capelli neri, sulle sue labbra che sorridevano, ma non a lui.

Un’emozione impercettibile si depositò in fondo ai suoi pensieri, come il primo fiocco di neve nella cavità di un monte. Qualcuno la chiamò. Lara.

Lara si svegliò alle undici. Andò in cucina e mise sul fuoco la macchinetta del caffè.

Con gli occhi ancora arricciati dal sonno e i capelli arruffati, scostò la tenda della finestra e vide un sole tiepido che accarezzava le strade, le case e la punta del suo naso.

Versò il caffè in due tazzine e andò in camera da letto a svegliare Mauro.

— Buongiorno amore — disse,— usciamo? C’è una giornata splendida.

Se ne andarono, mano nella mano, per Viale Col di Lana , Piazza XXIV Maggio, i Navigli. Passarono davanti ai ristoranti all’ora di pranzo senza fermarsi e si ritrovarono alla Darsena seduti al tavolino di un lounge bar.

Lui sul molo, con le gambe penzoloni sul canale, guardava distrattamente una chiatta di turisti che si spingeva dentro al Naviglio Grande. Cercò nelle tasche il pacchetto di sigarette.

— Scusa mi fai accendere? — domandò, avvicinandosi a Mauro.

Lara riconobbe in quella voce la sua stessa cadenza e si voltò a guardarlo.

Per un attimo i loro occhi si incontrarono. Sorrise. Avrebbe voluto dirgli che aveva la sensazione di averlo già visto, ma squillò il cellulare e mentre lo cercava nella borsa lui si allontanò.

Vite in viaggio come stormi di uccelli migratori.

Tornavano ad agosto in cerca di mare, di sole, di radici.

Era un tacito appuntamento sulle spiagge conosciute da sempre.

Se ne stavano sdraiati al sole o in piedi a riva a raccontarsi in quale parte d’Italia o del mondo erano approdati, che cosa erano diventati. Parlavano delle mete raggiunte e dei sogni ancora non realizzati.

“Ci becchiamo stasera?” si chiedevano impazienti di ritrovarsi come quando le distanze non li avevano ancora allontanati.

Lara non aveva voglia di parole. Corse verso il bagnasciuga, dentro il suo mare trasparente, tra schizzi d’acqua scoppiettanti come stelle filanti.

Lui, dalla riva, la seguì con lo sguardo senza riuscire a dire perché o per cosa ma ebbe la sensazione di averla già vista da qualche parte, anche se non ricordava dove.

— Andrea giochiamo a racchettoni? — lo richiamò una voce alle sue spalle.

Camminando per le strade grigie di Milano, avvolta nel suo giubbotto nero, Lara pensò di essere nella vita sbagliata. Si domandò cosa le mancasse. Forse un progetto, come quello dei suoi genitori.

Infilò il borsone nell’armadietto, la palestra a quell’ora era piuttosto affollata. Tutto il rumore frenetico della giornata si amplificava nella musica ad alto volume, nel suono metallico degli attrezzi, nelle voci degli istruttori di aerobica, nelle chiacchiere di amici occasionali.

— Quanto ti manca? — chiese ad ognuno dei quattro uomini che occupavano i tapis roulant.

Andrea le disse: — Io ho quasi finito —.. Lara rimase ad aspettare che il nastro si fermasse.

— Ci siamo già visti? — domandò Andrea.

— Stavo per farti la stessa domanda.

— Allora ci siamo visti sicuramente. Mi sa che sei delle mia parti.

— Per quanto uno possa stare a Milano da anni, rimane nella voce qualcosa che ci fa riconoscere.

— Non è solo per la voce. Io sono Andrea.

— Lara.

Una ragazza bionda si avvicinò. — Andrea io ho finito, vado a farmi la doccia. Sbrigati che ci aspettano.

E neanche la guardò come se non ci fosse, ma lei sapeva che le donne gelose fanno così.

— Devo andare Lara. Lo sai che il tuo nome mi è familiare? La prossima volta cerchiamo di scoprire il perché.

Lara salì sul tapis roulant e si infilò le cuffie della musica nelle orecchie.

La prossima volta.

Andrea è seduto a un tavolo in Galleria con i vecchi amici.

Da quando è tornato da Londra gli piace ritrovarsi con loro in piazza Duomo per un caffè. Gli anni sono sfuggiti accavallandosi in giornate tutte uguali, in settimane che hanno aspettato fameliche la domenica, in mesi che si sono rincorsi da “Buon anno” a “È già Natale”.

Sente una voce alle sue spalle e si volta senza sapere esattamente il perché. È già accaduto tanto tempo prima.

Una teoria di immagini e di emozioni sfila sullo schermo del suo film personale, dove lei è stata solo una comparsa o un personaggio con una sola battuta. Una bambina che corre nell’oratorio. Una ragazza fuori dalla scuola. Una giovane donna per le vie di Milano, mai sola. Solo una volta, in palestra. E un nome: Lara.

— Lara vado a pagare — dice l’uomo seduto al suo stesso tavolo e si allontana verso la cassa.

La pellicola si blocca in un fermo immagine, ognuno resta immobile nella propria vita, ma non Andrea, non ora.

Si alza e la raggiunge.

— Ci siamo già visti? — le domanda.

Lara lo scruta strizzando i begli occhi neri mentre due piccole rughe verticali le si formano sulla fronte, tra le sopracciglia. Con la mano scosta una ciocca di capelli dal viso.

— Credo di sì — dice — ma non ricordo dove.

— Io invece me lo ricordo. Ti andrebbe domani alla stessa ora di incontrarci qui per un caffè?

— Per quanto uno possa stare a Milano da anni, rimane nella voce qualcosa che ci fa riconoscere. Ora devo andare, mio fratello mi aspetta — e sorride.

Andrea rimane a guardarla mentre si allontana.

Lascia il tuo commento
commenti
Altri articoli
Gli articoli più letti