Fuga dal muro

Le fughe rocambolesche dei tre fratelli Bethke dalla Germania est

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 09 novembre 2019
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. © Immagine tratta dal web


1975

Ingo in piedi su una scala guarda oltre il muro un’altra vita.

Forse non sono più di trenta i metri che lo separano dai ragazzi che ogni giorno a quell’ora camminano sul marciapiede di fronte. Respirano la stessa aria che respira lui e hanno i suoi stessi anni, ma sono diversi. Con i loro capelli lunghi e i loro jeans a zampa di elefante, con i loro sogni a colori e le loro chitarre. Sono diversi.

Ascoltano i Beatles e sono liberi.

Mentre il suo anelito di libertà si ferma davanti a un muro sotto un cielo in bianco e nero.

Non ci sta. No, non ci sta a vivere una vita in gabbia. Non a vent’anni.

— Vengo con te — dice Holger.

— È troppo pericoloso. Devo andare da solo.

Di notte quel posto è poco illuminato, c’è il campo minato e c’è la nebbia. Con un bastone batte la terra che resta in silenzio. E lì posa il piede. Un passo dietro l’altro. Il fiume Elba da attraversare. Un materassino gonfiabile. E un piatto di minestra calda sull’altra riva. Un piatto di minestra che si chiama libertà.

— Io e mia moglie siamo dipendenti del Ministero dell’interno— dice il padre all’ufficiale della Stasi che si occupa dell’inchiesta — serviamo con dedizione e orgoglio la Repubblica Democratica Tedesca.

Ma la vita per la famiglia Bethke diventa più difficile.


1983

Holger dall’ultimo piano di un palazzo all’ angolo tra la Schmollerstraße e la Bouchéstraße guarda oltre il muro un’altra vita.

In tasca l’ultima lettera che gli ha inviato la cugina Greta da Berlino ovest. Sorride, lui non ha una cugina Greta a Berlino ovest.

Quello è il giorno.

Scocca la freccia. E, nel tempo del volo che fallisce il suo centro, Holger pensa alle parole da lui dette a chi gli domandava perché si allenasse con l’arco.

— Stiamo preparando un numero da circo, uno spettacolo esclusivo, io e il mio amico Michael,uno spettacolo che vi sorprenderà.

E di nuovo una freccia solca il cielo di notte e di nuovo fallisce.

— Posso farcela— dice.

L’ultimo dardo fende l’aria e arriva dall’altra parte. Dall’altra parte Ingo.

Un filo di nylon , un cavo d’acciaio.

E una carrucola con cui scivolare da est a ovest. È così facile. La notte è amica.

Ma il volo si ferma a pochi metri dalla meta e Holger rimane sospeso nel vuoto, esposto al fuoco dei cecchini. Che lo vedranno, ma ancora no.

Si spinge sul cavo con le gambe e con le mani. Sanguinano.

Ingo lo abbraccia. E quell’abbraccio si chiama libertà.


1989— Maggio

Egberg sulla terrazza della sua casa bacia Helga per l’ultima volta. Chiude gli occhi, “potrei restare” pensa, “per lei potrei restare”.

Li riapre e guarda oltre i tetti un’altra vita.

La sera a casa abbraccia sua madre.

Lo fa sempre da quando l’ha vista piangere in silenzio per i suoi due figli lontani.

Lei lo guarda e come se sapesse gli dice — Sto bene, non devi preoccuparti per me.

Anche suo padre soffre chiuso nella stanza del suo risentimento.

Ma Egberg deve andare.

Dopo la notte insonne, l’ultima notte in quella casa, deve andare.

Egberg. L’attesa inquieta tra gli alberi e il prato. Due piccoli aerei ultraleggeri, con le stelle rosse sotto le ali, sorvolano Treptower Park.

Sono i suoi fratelli e sono venuti a prenderlo.

Hanno venduto il loro bar a Berlino ovest per comprare quegli aerei, li hanno modificati, dipinti, camuffati. E hanno preso lezioni di volo..

Holger pattuglia dall’alto, Ingo atterra, Egberg corre verso l’aereo e trema.

E mentre superano il muro pensa a Helga, a sua madre senza più figli, a suo padre chiuso nella sua solitudine, pensa agli amici che forse non rivedrà più e poi pensa alla libertà.

Solo sei mesi dopo, Il muro, quello che divide la città in due, che spezza i cuori e le famiglie, che sovverte le idee e il modo di vivere, cade.

Insieme al muro cade un mondo, mutano i confini e si ridisegnano le mappe. E cade anche un’idea di comunismo che ha fallito il suo intento. La Storia al bivio prende una strada che non ci aspettavamo. Non ancora.

Una moltitudine di persone si riversa nelle strade, preme sui checkpoint, si arrampica sul muro, lo fa a pezzi ed entra esultante a Berlino ovest.

È il 9 novembre 1989.

Ci sono giorni che incidono la Storia, come uno scalpello la pietra, e ci sono giovani che la sfidano come Ingo, Holger ed Egberg Bethke.

Giovani qualunque che affrontano un muro, di cemento, di acqua, di ostilità, solo per avere la possibilità di un’altra vita.

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