Dal parrucchiere

Dove incontri amiche che non vedevi da tanto tempo

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 12 ottobre 2019
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. © Immagine tratta dal web

Il mio negozio di parrucchiere è una specie di piazza variopinta, caotica, affollata, dove la musica, le chiacchiere e le risate si sovrappongono allo sciacquio dell’acqua e al brontolio dei phon. È pieno di giovani donne che ti accolgono e ti offrono un caffè, fanno lo shampoo, passano il colore, tagliano e asciugano i capelli.

Ed è pure il luogo dove incontri un sacco di gente, anche amiche che non vedevi da tanto tempo e che non ricordavi più. Ma proprio più.

Oddio, com’è possibile che non mi ricordi questa donna che, quando sono entrata, si è alzata, mentre Amalia le asciugava i capelli, e mi è venuta incontro sorridente.

— Come stai stellina? — ha detto e mi ha baciato.

“E questa chi è?” mi sono domandata, “Dove l’ho vista, quand’è stato che ci siamo incontrate e siamo diventate così intime?”.

La guardo con due punti interrogativi nelle pupille e sorrido. Parlo con lei come se fossimo amiche da una vita, mentre un tarlo comincia a scavare un cunicolo nella mia testa.

Sarà un inizio di decadimento cognitivo galoppante?

Forse sì perché è evidente che lei mi conosce, mi chiede addirittura: — Come stanno i tuoi figli?

Devo averla incontrata a scuola, ai colloqui con i professori, oppure a qualche festa di carnevale o di fine anno. Ma anche a una gita. Certo, a una gita. Mi sembra di ricordare il suo volto, i suoi occhi in particolare, anche se è passato del tempo. Lei mi sa che è ingrassata e deve aver cambiato pure colore dei capelli. Ecco perché non l'ho riconosciuta. Intanto Amalia continua a farle la piega, io parlo del più e del meno e mi sforzo di essere socievole giusto per non sembrare quella che se la tira. Sono capace di fare anche delle battute divertenti, che è tutto dire perché non è che mi vengano così le battute divertenti. E tra una battuta e l’altra resto alle sue spalle a fissarla nello specchio e mi dispiace, ma proprio non la riconosco.

Per farmi coraggio lascio perdere il decadimento cognitivo e penso a un abbassamento della vista. Meglio qualche diottria in meno che un disturbo della memoria. Ieri poi ho anche sbattuto la testa allo spigolo del mobile in cucina. E se fosse il trauma cranico?Sono troppo giovane per il Parkinson o l'Alzheimer. Credo.

Respiro profondamente, una, due, tre volte.

Questa donna non è la mamma di qualche amichetto dei miei figli. Me la sarei ricordata.

Secondo me è solo una che devo aver visto al mercato, al cinema o passeggiando per il corso. In fondo questa città è poco più di un paese. Solo che lei mi ha chiamato stellina. Non chiami stellina una che conosci appena. E mi ha anche detto:— Non sei cambiata per niente!

Riavvolgiamo la bobina e cerchiamo di ricordare dove e quando l' ho conosciuta.

Mi seggo alla mia poltrona. Mi guardo allo specchio e mi commisero per quello che sono diventata: una che non ricorda le persone. Se ci penso non ricordo solo le persone, ma anche alcuni momenti della mia vita, momenti importanti che non so perché ho completamente rimosso. Proprio la scorsa settimana Guido, mio marito, mi ha detto: — Che bella quell’estate che abbiamo trascorso in Sicilia, facemmo una passeggiata a Noto, io e te, mano nella mano, come due ragazzini.

Ora, io l’estate in Sicilia me la ricordo, ma quella passeggiata a Noto, mano nella mano con Guido proprio no.

Troppo stress. Sì sarà il troppo stress. Il lavoro, la casa, i figli.

Do un ultima occhiata alla mia presunta amica. Amalia le sta spruzzando la lacca sui capelli. Ridono. Chissà perché la loro risata mi infastidisce. Forse ridono di me. Eppure ero convinta di non aver dato a vedere che non l'ho riconosciuta. Ho avuto solo un attimo di sbandamento quando mi ha chiamata stellina, ma mi sono ripresa immediatamente.

Nascondo la mia faccia in un giornale e sembro veramente interessata a Belen che è ritornata con il suo Stefano. Una volta in questo negozio c’erano anche giornali di arredamento, ora solo gossip. Di Belen e di Stefano non mi frega niente. Preferivo i giornali di arredamento.

La mia “amica” sta andando via. Mi si avvicina e mi saluta calorosamente, ma questa volta non mi bacia.

Meglio così.

Amalia mi dice: — Andiamo al lavaggio?

Con gli occhi chiusi e la testa piena di schiuma, ancora mi domando chi sia quella donna. Devo chiedere ad Amalia il suo nome, forse può aiutarmi a ricordare. Di nuovo mi assale l'angoscia: oddio tra un po' non riconoscerò più neanche il volto di Guido. Ho un sobbalzo involontario, l'acqua insieme alla schiuma mi entra negli occhi. Dannazione brucia! Sono troppo agitata. Decido di accettare l'ineluttabile destino che mi attende, un futuro di oblio, di dimenticanza, di vuoto. Piango.

— È questa schiuma che mi ha irritato gli occhi — dico.

Torno alla mia poltrona. Riflessa nello specchio vedo ancora una volta Amalia sorridere. Forse sarebbe più giusto dire sghignazzare.

E pensare che vengo dal parrucchiere per rilassarmi!

Amalia prende il phon, lo accende e comincia ad asciugarmi i capelli, poi lo spegne, mi guarda con gli occhi irridenti

Ma la signora che è appena andata via lei la conosce?

— Perché?

— Perché l’ha scambiata per un’altra, ma quando se ne è accorta non ha avuto il coraggio di dirglielo. E poi lei era così affettuosa e cordiale…

Vuoi vedere che è tutta colpa mia, adesso!

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