Un giorno speciale

I dubbi inevitabili davanti ai cambiamenti della vita.

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 28 settembre 2019
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. © Immagine tratta dal web

Nella penombra di una chiesa ancora vuota, in piedi davanti all’altare di marmo, che scompare tra rose bianche e peonie rosa, aspetto.

Lorena ha esagerato con i fiori. Il loro profumo è assordante.

Sono qui con mezz’ora d’anticipo. Si usa così. Lo sposo deve arrivare prima della sposa.

Conoscendo la sposa in questione sarei potuto arrivare senza fretta. Ma mia madre:

— Che dirà la gente? — ha squittito, mentre letteralmente mi spingeva fuori di casa. — Su, vai, vai!

Ed ora non so, forse sarà il tempo lungo di questa attesa che mi domanda se sono pronto.

Il sacrestano ha spalancato il grande portale da dove entrerà Lorena. Una lama di luce si insinua lungo la navata principale. Cammino nervosamente tra i primi banchi e l’altare. Ho le mani sudate.

Antonio, il mio caro amico Antonio, sghignazza: — Chi te lo fa fare!

— Che grande amico sei, grazie per il tuo “aiuto”. E pensare che ti ho scelto pure come testimone.

A un tratto mi rendo conto che da domani la mia vita sarà completamente diversa. Innanzi tutto la mattina non ci sarà più nessuno a prepararmi la colazione perché Lorena non si alza mai prima delle nove. Dovrò anche rinunciare alle orecchiette con le cime di rapa, alle braciole e alle polpette, alla pasta all' amatriciana, al tiramisù e a tutti i piatti supercalorici che adoro, perché lei è perennemente a dieta. E anche a quelle belle serate solo tra maschi mi sa che dovrò rinunciare. Non ne abbiamo mai parlato, ma alla mia futura mogliettina piace condividere tutto. Se ci penso, mi sento soffocare.

Come un cretino sorrido alle battute di Antonio. Ora è arrivato anche Alessandro, seguito da Lorenzo. I miei più cari amici. Parlano, ma io non li sento, vedo solo le loro bocche articolare sillabe che non hanno suono. Ridono e rido anch’io senza capire per cosa.

Sono in una specie di bolla e mi domando perché lo sto facendo. Perché ho deciso di sposare Lorena. Mi dico che lei è la donna giusta al momento giusto. Che risposta idiota. Che significa la donna giusta al momento giusto. Magari era più giusta Angela o Vittoria o Daniela e il momento giusto qual è? È quello in cui la natura ti dice che devi fare assolutamente un figlio? Che devi mettere al mondo un piccolo concentrato di te? Cazzate. Ancora non ho nessuna voglia di mettere al mondo un moccioso che mi assomigli. Ho voglia invece di sesso sfrenato. Chi non ne ha?

Questa pausa temporale tra il prima e il dopo, adesso è terribile. Ecco, se durasse solo mezz’ora tutto sommato potrei farcela, ma tra la mia mezz’ora di anticipo e la sua di ritardo arriviamo a un’ora. Un’ora in cui vengo assalito dai peggiori dubbi. Sto sbagliando. Sì, sto sbagliando.

È già accaduto che qualcuno all’altare si sia dato alla fuga oppurealla fatidica domanda del prete – Vuoi tu sposare…? — abbia risposto: — No, non voglio.

Lorena, Lorena, stai rischiando grosso. La tua mezz’ora è già passata. È questo il momento di entrare al braccio di tuo padre, percorrere la navata nel tuo abito bianco da dodicimila euro e sorridermi mentre mi vieni incontro. Mi basterebbe il tuo sorriso per fugare tutti questi dubbi e invece non arrivi.

— La sposa non deve arrivare in orario!

Chi l’ha detto?

La chiesa si è accesa di luci, voci, rumori. Gli invitati hanno preso posto tra i banchi, chiacchierano tra loro, qualcuno viene a salutarmi e tu dove sei Lorena? Va bene il ritardo ma è passata quasi un’ora.

Mio padre si avvicina, ha la faccia scura — Come mai ancora non arriva? Dopo c’è un funerale.

Prendo il cellulare e provo a chiamare in ordine: sua sorella, sua madre, suo fratello, suo padre. Nessuno risponde. Comincio a pensare che possa esserle accaduto qualcosa e quando lo penso sento una morsa al petto. È la paura che questo giorno speciale possa essere offuscato da una disgrazia. Non voglio perdere la mia Lorena! Un brusio si solleva dai banchi, voci che graffiano gli affreschi e il mio abito da cerimonia, un bambino piange disperatamente, qualcuno si avvia verso l’uscita e resta ad attendere sul sagrato.

Forse.

Compongo il suo numero. Non mi risulta che ci siano abiti da sposa con la tasca per il cellulare. Cinque squilli. Non risponde. Cosa mi aspettavo? Ora scatterà la segreteria telefonica. E invece…

— Ciao,— dice, — grazie per aver chiamato.

‘Che cazzo vuol dire grazie per aver chiamato?’

— Io non avevo il coraggio di farlo.

Tace. Prende tempo. Infine emette un lungo sospiro e dice:

— Stanotte non ho dormito, troppi pensieri. Poi, stamattina mentre la parrucchiera mi sistemava l’acconciatura e l’estetista mi truccava quei pensieri hanno preso corpo e si sono trasformati in dubbi. Ho paura. Sono una vigliacca, lo so, ma non verrò in chiesa, non sono pronta, mi dispiace. Credo… anzi no, sono convinta, sì sono convinta che capirai.

E chiude.

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