Voglio viaggiare leggero

Voglio viaggiare leggero

andare o restare?

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 21 settembre 2019
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. © Immagine tratta dal web

Noi affacciati al balcone, alle prime ore della sera, guardiamo i passanti per strada, i tetti ancora brucianti di sole, la palma solitaria appena sfiorata dal vento che sale dal mare. Non ho la forza di reggere il tuo sguardo ma non posso impedirmi di parlare.

Questo non è un buon momento, devo andare.

Sappiamo entrambi che sarebbe accaduto prima o poi. Non posso restare.

E non cercare di trattenermi nella tua rete di ricordi per impedirmelo. Quella rete che hai intessuto per anni intorno a noi due. I ricordi sono zavorra che ci portiamo nella testa, sono cose morte che galleggiano sul cuore quando il cuore diventa una palude di scontento. E io li odio, li ho sempre odiati. Te lo avevo detto, ricordi? E’ stato proprio quando ci siamo conosciuti quell’estate del 2001 nella riserva naturale di Torre Guaceto. Eravamo lì di notte per una visita guidata: esseri sospesi tra terra, mare e cielo. Mi ricordo tutto di quella notte, il piano a coda sulla spiaggia, il notturno di Chopin e la luna piena. Ci spostammo per addentrarci nella riserva, ognuno con la sua torcia in mano. La tua smise di funzionare e ti attaccasti a me. Non riuscivo a vederti bene, eri più che altro una sagoma che si muoveva nel buio, ma sentivo il tuo profumo che ricordo ancora: giovane, fresco e insieme intenso. Perché lo hai cambiato? Quel tuo profumo lo porterò sempre con me e mi terrà compagnia nelle notti di solitudine, ma a parte questo, non porterò nient’altro di te, voglio viaggiare leggero. Mi dicesti: «Raccontami», ti risposi: «Non ho niente da raccontare», e fu allora che ti spiegai questa mia avversione per i ricordi.

Ora non guardarmi con quegli occhi da animale ferito, te lo avevo detto che un giorno sarei andato via. Mi ricordo perfettamente quando è stato.

È stato quell’undici settembre che ha sconvolto l’America, ma noi in quel momento avevamo fatto l’amore per la prima volta e il tuo corpo ancora tremava ed eri esile, indifesa eppure selvatica come una gatta randagia e io mi inebriavo di te ignaro del mondo che esplodeva. Ricordi? Non mi sembrò un buon presagio. Già, noi eravamo felici mentre un attacco kamikaze azzerava vite, sogni, speranze. Per questo, vedi, non mi voglio legare, per non avere sogni che potrebbero essere spazzati via da un momento all’altro, per non avere speranze vuote di significato.

Che giorno è oggi? Sì lo so, lo hai appena detto eppure non lo ricordo più.

È assurdo ricordiamo il passato e dimentichiamo il momento che stiamo vivendo. Forse perché l’addio è un momento da dimenticare subito, il prima possibile, ora!

Cancello questo momento e non ricorderò il tuo viso pallido, le tue mani che si attorcigliano nervosamente nella maglietta, la ciocca di capelli che ti cade sulla fronte e ti copre una parte dello sguardo, senza che tu faccia nulla per tirarla dietro l’orecchio. E la bocca livida appena socchiusa, incapace di dire una qualsiasi cosa. Troppi anni mi sono fermato, impigliato nelle trame di vita che hai creato per noi e ora per me niente sarà più come prima, neanche ricordo com’era prima, prima di te. Mi sono adagiato nella tua vita, mi sono lasciato stringere dalle tue braccia, avvinghiare dalle tue gambe e in questo momento è così difficile tornare a essere quel che volevo essere e mentre resto qui a cercare di ricordare quel che volevo essere, mi guardo intorno e mi sembra di abbandonare la tana in cui ho trovato riparo e il fuoco che mi ha riscaldato.

Non sono più così sicuro di cosa devo fare, dove devo andare e mi dico che forse la libertà è anche decidere di restare. Sì, ricordo anche questo, ti dissi :«La cosa che amo in assoluto è la libertà, non ti legare a me, potresti soffrire», e tu mi rispondesti: «Sarai sempre libero di decidere se andare o essere felice». E forse, se decido di andare, di noi mi porterò appresso solo i ricordi, e non potrò liberarmene perché sono intessuti con la mia carne, con le mie ossa, col mio sangue e allora ci devo ripensare a questa cosa di andare via, perché non voglio avere zavorre.

Meglio sarebbe restare qui con te a vivere la nostra storia giorno per giorno.

E al diavolo i ricordi!

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