Saldi di fine stagione

Saldi di fine stagione

I saldi sono cominciati, ma non per tutte

Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 03 agosto 2019
Come vorrei
Come vorrei © Immagine tratta dal web

Sei luglio. Il Centro Commerciale sembra il grande raccordo anulare all’ora di punta, la spiaggia di Torre dell’Orso il 15 agosto, il palazzetto Nuova Idea quando c’è una partita di playoff della New Basket Brindisi, lo stadio di San Siro per l’unico concerto in Italia dei Coldplay . Non sono qui di mia volontà, ma alla tua più cara amica non puoi dire di no.

Oggi cominciano i saldi di fine stagione. Io e la mia taglia 48 odiamo i saldi.

Già a inizio stagione, quando c'è il massimo assortimento, combattiamo battaglie indicibili tra ciò che ci piace e ciò che possiamo permetterci e vaghiamo ore tra gli stand del negozio nella speranza di trovare il capo giusto: Il pantalone palazzo con fantasie tropicali no e neanche il jeans aderentissimo intarsiato di perle, la blusa corta sopra l’ombelico neanche a parlarne e poi tutti quei volants, le maniche a sbuffo e certe tutine striminzite! Quando andiamo verso i camerini, io e la mia taglia 48, ci guardiamo intorno per non scorgere le amiche magre che possono permettersi tutto e nascondiamo l’abito camicione, l’unico che forse possiamo indossare, sotto un paio di abiti tubino che già sappiamo non proveremo neanche. Alla fine, se siamo fortunate, riusciamo ad accaparrarci un solo abito al prezzo di un intero guardaroba delle magre che, non avendo problemi, stanno bene anche con uno straccetto.

E quindi eccomi qui a cercare insieme alla mia amica, facendomi largo tra una folla di donne bramose, il vestitino taglia 42 che a lei starà benissimo, ma che scarterà perché poco scollato o non abbastanza aderente o non abbastanza sexy.

Ci sono momenti in cui io e la mia taglia 48 odiamo con tutte noi stesse la mia più cara amica e la sua taglia 42.

Dopo essere state tre quarti d’ora in fila prima di giungere all’ agognato camerino di prova, finalmente lei comincia a indossare tutti i vestiti che ha scelto.

Io, fuori, faccio da appendiabiti e, man mano che prova e che scarta, vado a lasciare i capi che non le piacciono, a cercare la taglia più piccola (Sigh!) o a chiedere alla commessa se di un certo modello ci sono altri colori.

Accade anche che il mio sguardo si posi su un abitino giallo che lei sta provando e che mi piace un sacco. Vedo come la stoffa si adagia morbidamente sul suo corpo, come le esalta il punto vita e le asseconda la linea perfetta dei fianchi, come si ferma appena sopra il ginocchio con un onda morbida e per un attimo mi perdo in una specie di sogno in cui ogni cosa mi sta d’incanto, quando, accidentalmente, i miei occhi incontrano uno specchio che riflette la mia triste 48 vestita rigorosamente di nero. A un tratto mi sento molto, molto triste ma stoicamente resisto. In fondo, dico, mi basta mangiare qualche gelato in meno per perdere una taglia. Per perderne due dovrei eliminare anche pasta, pizze e patatine. Posso farcela.

Con questa nuova consapevolezza sorrido e le do consigli fino a quando non decide i capi da comprare e allora facciamo un’altra fila di tre quarti d’ora in cassa e usciamo dal Centro Commerciale con una serie di buste tutte rigorosamente piene di vestiti per lei.

— Ma tu non hai comprato nulla! — cinguetta, perfida, mentre ci salutiamo sotto casa.

— Faccio sempre il solito errore —mento, — non riesco mai ad aspettare i saldi, compro tutti i miei vestiti prima.

La saluto con un sorriso stampato sulle labbra e mi avvio verso il cancello del mio condominio. Una volta superatolo il sorriso sparisce e gli occhi, il naso e la bocca si abbandonano alla forza di gravità.

Prendo l’ascensore, apro la porta di casa.

Sono infelice.

Vado dritta in cucina, guardo il frigorifero, apro lo scomparto del ghiaccio.

C’è una vaschetta di gelato al cioccolato…

...Uhm!

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