Sono iniziati gli esami di maturità

Sono iniziati gli esami di maturità

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Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 29 giugno 2019
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. © Immagine tratta dal web

Io e Mattia ce ne stiamo seduti nella sua stanza a studiare. Il caldo è scoppiato da un giorno all'altro dopo una primavera piovosa e fredda.Abbiamo un piccolo ventilatore acceso sul tavolo che a ogni movimento rischia di far volare i nostri appunti.

-Facciamo una pausa- dico, -le parole mi ballano davanti agli occhi.

-Ok- dice lui e grida: -Mammaaa ci porti qualcosa da mangiare?

Ci affacciamo al balcone. È quasi sera, l'ora più bella dell'estate, quando il caldo torrido indietreggia sospinto dalla brezza che sale dal mare.

-L'anno scorso a quest'ora stavamo giocando a beach volley.

-Già- dico e penso che ci siamo incontrati quando avevamo il grembiule a quadretti e il fiocco azzurro. In tutti questi anni il tempo è sembrato immobile sui nostri pomeriggi dilatati, sugli inverni trascorsi a fare i compiti o a giocare con l'iPad, sulle estati vissute tra il mare e la collina, sulle nostre partite di pallone, i giri con le biciclette e i primi sguardi scambiati con le ragazze. Il tempo ci è sembrato fermo sulla nostra fanciullezza. Ma noi volevamo diventare grandi e più lo volevamo più lui rallentava. Poi, a un tratto, ha premuto il piede sull'acceleratore. È accaduto più o meno quando abbiamo compiuto diciotto anni, io a settembre e lui due mesi dopo.

E ora siamo qui, non su questo balcone a guardare la luna, che appare nel cielo ancora illuminato dagli ultimi raggi di sole, non davanti ai nostri computer accesi, ai libri aperti, ai fogli sparsi. Siamo qui, in questo momento che appare identico all'attimo prima come a quello dopo e che è, invece, una linea di confine che stiamo attraversando.

Una frontiera tra gli eroi invincibili che siamo stati, noi con i nostri giochi e le nostre fantasie, e gli uomini che saremo.

Mattia sta fissando un punto in fondo alla via -Ti ricordi?- dice, poi resta in silenzio. Seguo il suo sguardo e vedo noi in una sera di inizio estate come questa tornare a casa con gli occhi neri e le costole ammaccate. Avevamo fatto a pugni con dei ragazzi più grandi e non avevamo avuto la meglio, ma quella volta, insieme, avevamo smesso di avere paura. Ci abbracciamo.

Non c'è bisogno di parole. Le nostre strade si divideranno.

-E così hai deciso?

-Sì, ho fatto la preiscrizione a Bologna.

-Io ho superato i test alla Bocconi. Per fortuna Milano Bologna non sono lontane.

-No - dice e riprende a scrutare un punto indefinito. Poi lancia una frase come un sasso che rimbalza sull'acqua.

-Ma tu ci credi nel futuro?

... Ci credi nel futuro ...

... Ci credi nel futuro ...

Una serie di fotogrammi a caso si inseguono nella mia mente: barche di migranti che affondano nel Mediterraneo, motovedette che cercano i superstiti, porti chiusi, bocche che proclamano: prima noi, bombe che esplodono, fucili che sparano, campi profughi, campi rom, ponti che crollano, oceani di plastica e per ultimi noi, giovani dimenticati, confusi, esuli.

-Non lo so- rispondo.

-Siamo noi il futuro- dice, - abbiamo il dovere di credere che possiamo essere migliori del passato.

E penso che mentre io sono ancora solo con un piede oltre quella linea di confine, lui l'abbia già attraversata

Sua madre entra nella stanza con un vassoio.Mattia mi da una pacca sulla spalla.

-Andiamo a mangiare- dice, -poi riprendiamo a studiare.

Certo riprendiamo a studiare.

Sono iniziati gli esami di maturità.

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