La mattina dopo la festa patronale

La mattina dopo la festa patronale

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Raffaella Ricci Pausa Caffè
Fasano - sabato 22 giugno 2019
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. © Immagine tratta dal web

Quell'anno la festa patronale s'era fatta, come sempre, la terza domenica di giugno e, come sempre, Giovanni Zampetta dall' inizio del mese si era sentito libero da tutti i vincoli famigliari. Niente moglie e figli, niente fratelli e sorelle, figuriamoci i cognati, buoni quelli, invidiosi come corvi. Quando gli facevano notare che i corvi più che invidiosi sono tante altre cose, nel bene e nel male, Giovanni alzava le spalle e diceva:

- Appunto, nel bene hanno sposato le mie sorelle che ci mancava poco rimanessero zitelle e nel male si fanno gli affari miei.

Comunque quando c'era la festa patronale Giovanni non esisteva per nessuno, preso com'era dall'interpretare la sua parte nella guerra tra fasanesi e turchi. Si preparava a quella rappresentazione con largo anticipo, almeno così raccontava a sua moglie Nella che, dopo venti anni di matrimonio, faceva ancora finta di credergli.

La mattina dopo la festa patronale, al termine di tre giorni e tre notti ininterrotti di bagordi, Giovanni se ne stava tornando a casa poggiandosi ai muri dei palazzi e ai lampioni ancora accesi. Camminava barcollando per via del troppo vino che aveva bevuto con una certa Betty che diceva di avere origini anglosassoni, anche se di anglosassone aveva solo quel nome con la y finale. A ogni modo il vino che aveva bevuto con Betty, lo aveva bevuto a casa di lei, tra un corpo a corpo e un altro durato, come già detto, ben tre notti.

Nella, per diversi anni, se ne era stata buona, buona a piangere nel suo letto solitario le scorribande del marito, ma ad un certo punto si era proprio stancata di essere umiliata davanti a tutto il paese da quel traditore e, se proprio la vogliamo dire tutta, era ormai da un pezzo che aveva smesso di amarlo. Nel vuoto che si era creato nel suo cuore si era insinuato poco a poco un gran risentimento.

Fatto sta che in quelle tre notti che lui era stato con Betty, lei era uscita a cercarlo per smascherarlo e sputargli addosso tutta la sua rabbia. Per non correre pericoli si era vestita da maschio e aveva nascosto i suoi lunghi capelli neri in una coppola di Giovanni. Inoltre aveva preso un coltello a serramanico, lo aveva affilato ben bene e se l'era messo nella tasca dei pantaloni. Ma solo per proteggersi da qualche eventuale aggressore.

Nel suo girovagare aveva sentito vociferare di Betty che, in quei tre giorni, era stata appiccicata a Giovanni come i datteri di mare a uno scoglio. A parte questo, non era riuscita ad avere altri indizi e non aveva potuto inchiodare il traditore.

E così anche Nella, quella mattina, se ne stava tornando a casa con tanta infelicità addosso che a un certo punto le mancò il respiro. Si fermò per prendere fiato a uno slargo che c'era lungo la via. Non le piaceva quel posto. C'erano solo vecchie case abbandonate e qualche cespuglio. Il sole non era ancora spuntato e fasce di notte e di alba si alternavano, indefinite, sulla strada e sulle case.

Si guardò intorno e fu in quel momento che vide Giovanni. Era sbucato da un vicolo laterale e avanzava come un barcone tra le onde. Arrivò fino a un cespuglio di pitosforo, si abbassò la lampo e innaffiò con la sua pipì ad alta concentrazione alcolica l'indifeso arbusto.

Nella teneva le mani in tasca. Con la punta delle dita sfiorava il freddo gelido del coltello a serramanico. Un brivido le attraversò il corpo come una scossa elettrica.

Fu un attimo: impugnò il coltello e fece scattare la lama, poi tenendolo dietro la coscia si avvicinò a Giovanni ancora in piedi, con le gambe divaricate, davanti al pitosforo.

Un passo e immaginò di disegnare con la lama una linea sottile sul collo del marito. Sottile ma profonda. Un altro passo e vide se stessa trafiggergli il cuore. Ma forse sarebbe stato più facile affondargli il coltello nelle budella. Alla fine le fu chiaro dove avrebbe colpito: un taglio netto e non se ne sarebbe parlato più.

Giovanni sentì il rumore delle scarpe sull'asfalto, si voltò e la vide:

- Nella, Nella mia! Mi sei venuta incontro!

Le alitò un sorriso grato che sapeva di vino e con gli occhi velati e persi le regalò uno sguardo indifeso. Poi poggiò un braccio sulla spalla di lei, caricandola di tutto il suo peso.

Nella chiuse il coltello e lo ricacciò in tasca, mise un braccio intorno alla vita di Giovanni e se lo riportò a casa.

Tutto era rimandato alla festa patronale dell'anno dopo.

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