Al teatro Kennedy

"Pensaci, Giacomino": un brillante Leo Gullotta porta in scena al Kennedy l'attualità di Pirandello

La celebre novella di Luigi Pirandello riproposta in Italia dopo 35 anni con la regia di Fabio Grossi

Spettacolo
Fasano venerdì 08 febbraio 2019
di Marzia Perrini
"Pensaci, Giacomino" © fasanolive.com

Una novella scritta cento anni fa e oggi sorprendentemente attuale. "Pensaci, Giacomino" è il titolo del componimento pirandelliano, scritto nel 1915 e portato in scena ieri, 7 febbraio, al teatro Kennedy, per la stagione di prosa del teatro pubblico pugliese, con la regia di Fabio Grossi e un brillante Leo Gullotta nei panni di protagonista.

In una "cittadduzza di provincia" una fanciulla rimasta incinta non sa come portare avanti la sua gravidanza, e dunque il professor Toti le va in aiuto prendendola in sposa per poterla successivamente autorizzare a vivere dalla sua pensione quando lui non ci sarà più. La società civile, e in primis i genitori di lei, si mostra becera, opportunista e misogina, sempre pronta a puntare il dito e a deridere, e rappresenta la più grande paura di tutti i personaggi che compaiono sulla scena, ad eccezione del professor Toti. Quest'ultimo incarna la figura dell'insegnante afflitto e bistrattato dallo Stato, che a causa dell'esiguo stipendio non ha potuto nemmeno costruire una famiglia; anticonformista e fuori dalle righe, nonostante la sua età si dimostra molto più aperto di qualsiasi giovane, poiché "di quello che la gente pensa di lui non se n'è mai curato".

La solitudine, la condizione femminile, l'arrivismo dei burocrati, i disagi della scuola pubblica e degli insegnanti sono solo alcune delle tematiche che si sono susseguite sulla scena, presentando la cruda realtà di allora che è riflesso perfetto di quella di oggi. E così la bravura di Gullotta ma anche indubbiamente del resto del cast (Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Francesco Maccarinelli, Valerio Santi, Sergio Mascherpa), insieme a una scenografia semplice ma d'effetto, ha permesso al pubblico anche in chiave umoristica una profonda riflessione e auto-esaminazione, esattamente ciò che la gente cerca a teatro in questo momento storico, come afferma lo stesso Gullotta, in cui l'imbarazzata e stralunata società priva i singoli della facoltà di pensare con la propria testa.

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