Sul palco del Teatro Sociale

Un intenso Ettore Bassi nel ruolo di un eroe semplice

L’attore naturalizzato fasanese ha vestito i panni di Angelo Vassallo, assassinato da ignoti, nel monologo dal titolo “Il sindaco pescatore” in prima nazionale a Fasano / LE FOTO

Spettacolo
Fasano venerdì 18 dicembre 2015
di Barbara Catellano
Ettore Bassi
Ettore Bassi © Mario De Santis

Uno spettacolo dal forte impatto emotivo quello andato in scena ieri, 17 dicembre, in prima nazionale al Teatro Sociale, dal titolo “Il Sindaco Pescatore” e rientrante nella manifestazione “Mafie” organizzata dall’associazione “Le Nove Muse” presieduto da Amalia Di Leo. Il monologo prodotto dall’agenzia Panart Produzioni di Michele Ido, è stato scritto a quattro mani da Edoardo Erba e Dario Vassallo (presenti in sala) e liberamente tratto dal libro omonimo dello stesso Vassallo, fratello di Angelo. Le bellissime musiche sono state composte da Pino Donaggio mentre la regia è stata firmata da Enrico Maria Lamanna.

A vestire i panni dello sfortunato sindaco di Pollica è stato il “fasanese” Ettore Bassi, coadiuvato sul palco da alcuni ragazzi della scuola Glitter diretta da Teresa Cecere. La storia, raccontata in prima persona dallo stesso Angelo, comincia il 5 settembre 2010, pochi istanti prima della sua uccisione: l’inseguimento dopo essere uscito da un’enoteca fino a una strada isolata e insolitamente buia. Trenta lunghissimi centesimi di secondo, giusto la durata che il proiettile raggiunga il suo bersaglio, che la vittima utilizza per convincere il suo giovane sicario (di cui non conosceremo l’identità) a cambiare idea.

Una frazione di tempo piccolissima che sul palco si dilata per oltre un’ora di racconto. Conosciamo così più da vicino chi è Angelo Vassallo, la sua famiglia (quattro fratelli e una sorella) e il suo amore per il mare, lui che da buon pescatore “ha il sale nel sangue”. La sua entrata in politica non è spinta da interessi economici (è già benestante di suo, tre pescherecci e una tabaccheria in centro ad Acciaroli), ma da una vera passione per il suo paese e per la cura dell’ambiente. Il suo altissimo senso per la legalità e il suo mettersi al servizio della cittadinanza, senza pudore e senza risparmiarsi mai, perché «per fare le cose belle bisogna mettere le mani nella merda e sprofondare fino al collo, soprattutto al Sud». Tutto questo lo porterà alla fine che conosciamo: nove colpi di pistola, il cui rumore rimbomberà in tutte le coscienze sporche che hanno voluto la sua fine.    

Intensa la prova attoriale di Ettore Bassi, capace di emozionarsi nel trasmettere le trepidazioni di un eroe che sembra uscito da un romanzo perfetto e che invece è un personaggio reale. Ottima la regia di Lamanna con una curatissima messa in scena, dall’efficace gioco di luci all’affascinante scenografia di hemingwayana memoria. Meritata la standing ovation tributata a fine rappresentazione da un commosso pubblico.

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