Talenti di casa

La creatività di Vittoria Olive, un talento tutto da scoprire

Ha studiato scenografia all' "Accedemia di belle arti" di Roma, lavorato con Iacchetti, Gassman, organizzato laboratori per bambini. Adesso lancia un brand tutto pugliese. Ecco le domande:

Cultura
Fasano lunedì 06 novembre 2017
di Rosachiara Monopoli
Vittoria Olive
Vittoria Olive © Giovanni Spagnulo

Vittoria Olive è la giovane fasanese che, a soli 23 anni, dopo aver studiato scenografia all' "Accademia di belle arti" di Roma e aver lavorato alla produzione di diversi spettacoli teatrali, sta in questi mesi lanciando e registrando un brand di magliette, PUGLIAddosso, con un tocco pugliese.

Sappiamo che hai studiato scenografia presso l’“Accademia di belle arti” di Roma, che hai già collaborato alla preparazione di diversi lavori teatrali, uno dei quali con Alessandro Gassman, che coltivi la tua passione per l’arte fin dal liceo: raccontaci del tuo sogno e del percorso che stai affrontando.
«Mi sono innamorata dell’arte grazie alla prof.ssa Mancini, mia insegnante alle scuole medie, e ho coltivato questa passione pur avendo frequentato il liceo classico. Disegnavo dopo le versioni, continuando fino a mezzanotte o fin quando non crollavo per il sonno, ma sono tuttora soddisfatta della mia scelta, della forma mentis e della predisposizione al sacrificio e allo studio che questo indirizzo mi ha fornito, doti molto apprezzate dai miei insegnanti in Accademia. Dopo il liceo, però, mi sono iscritta a Roma, a scenografia, quasi senza pensarci e, con un po’ di incoscienza, senza nemmeno informarmi sulla scuola o pensare a delle alternative: volevo caparbiamente seguire il mio istinto. Ho scelto scenografia cercando un’alternativa più concreta alla pittura ed un modo per unire la mia passione per l’arte a quella per la letteratura. Da questo momento ho sempre cercato occasioni per “sperimentare” sul campo quello che stavo studiando: ho fatto una delle mie prime esperienze grazie a Michele Savoia che mi ha coinvolta nell'organizzazione di un musical con la regia di Enzo Iacchetti, nel ruolo di aiuto costumista. Durante il secondo anno di Accademia, invece, ho contattato, ancora una volta con un po’ di imprudenza, uno scenografo di cui avevo visto e apprezzato dei lavori al Teatro Sistina che era stato casualmente appena abbandonato dalla sua assistente, all'inizio della preparazione di uno spettacolo con la regia di Alessandro Gassman. Così ho cominciato il mio secondo lavoro. Un'esperienza soddisfacente, faticosa, che mi ha insegnato molto e mi ha fatto capire che la scenografia non è il lavoro della mia vita: è un lavoro molto precario, nomade, e che, per i bassi costi cui deve sottostare, non permette un’espressione creativa davvero libera. Grazie anche ad un bravissimo professore sono ritornata alla mia prima ispirazione: il disegno. Per il biennio universitario mi sono quindi iscritta a Grafica d’arte, un corso molto più manuale, in cui si imparano per la maggior parte tecniche antiche. Quest’ anno in particolare mi sono concentrata sulle illustrazioni per ragazzi e sulle favole, sui loro simboli, messaggi, significati, sulla profonda indagine psicologica di cui sono portatrici, cominciando anche ad organizzare alcuni laboratori per bambini».

A proposito di laboratori per bambini, durante la Mostra fasanese dell'artigianato, dal 10 al 20 agosto, hai tenuto un divertente laboratorio di pittura su T- shirt decorate con un simbolo pugliese: cosa ha significato questa esperienza? Aveva ragione Pascoli quando diceva che il vero poeta del mondo è il bambino oppure no?
«Per me sì, nei bambini ho ritrovato la sorpresa, la meraviglia e la spontaneità che è bello usare nell'interpretazione dell’arte. In uno dei miei laboratori, ho fatto vedere loro diversi quadri e ho chiesto di assegnare un titolo ad ognuno: dopo quadri astratti e magari difficili da interpretare, uno di loro ha proposto per la “Primavera” di Botticelli: «Che spettacolo!». Per me l’arte sta tutta in questa meraviglia. Penso che bisognerebbe prenderli sul serio i bambini, le loro opinioni, e che dall'insegnamento dell’arte nelle scuole, che attualmente è statico e sottovalutato, si potrebbero trarre molte occasioni in più per potenziare il senso critico e la sensibilità dei bambini ma anche dei ragazzi in generale. Gli artisti sono persone, con dei pensieri a volte molto contorti, delle relazioni, dei sentimenti. Sono incredibilmente umani; e a volte abbandonare la tecnica per chiedersi il perché delle loro scelte artistiche potrebbe darci e segnarci molto di più».

PUGLIAddosso, invece, è un vero e proprio brand di capi dipinti a mano interamente creati da te e ispirati ancora una volta alle nostre tradizioni: come nasce l’idea?
«PUGLIAddosso nasce proprio dall'esperienza alla Mostra dell’artigianato. Il progetto è stato completamente gratuito, con quasi 60 bambini, ognuno dei quali ha scoperto, scelto e rappresentato un simbolo quotidiano o tradizionale della nostra terra su una T-shirt bianca, ideando la composizione in maniera autonoma e libera: dai limoni ai ricci, al Faso, al melograno, si sono aggiunte sempre nuove idee e stili diversi. I bambini hanno continuato a sfoggiare con orgoglio le loro creazioni anche dopo la fine del nostro laboratorio. La cosa più sorprendente è stata che pian piano, attirati dalle foto, molti ragazzi e adulti hanno cominciato a chiedermi la “loro” maglietta. Così ho creato un logo che ora è in fase di registrazione, e ho cominciato a disegnare nuove magliette con simboli sempre diversi e personali. È nato un grande interesse inaspettato e di cui sono molto orgogliosa. Perciò in questi giorni sto lavorando a dei borsellini con gli stessi simboli di PUGLIAddosso».

Dopo l’esperienza a Roma pensi che tornerai in Puglia? Ci sono al Sud prospettive lavorative per chi, come te, ha un talento da coltivare?
«Il mio obiettivo è tornare e aprire un laboratorio di arti grafiche, soddisfacendo le molte e diverse richieste e proposte che attualmente mi arrivano ed anche la mia voglia di sperimentare. Il fatto che un piccolo paese offra poche possibilità è in parte uno stereotipo: una grande città come Roma permette di formarsi al meglio e di fare le prime esperienze, ma i ragazzi in cerca di occasioni sono tanti e “scoppiare” è difficile. D’altro canto Fasano mi ha sempre dimostrato un grande affetto e può offrirmi strade “meno battute” ma più facili da personalizzare e da percorrere».

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