Social Politik n. 41

Il sogno di Roberto Serra: la storia della Junior Fasano

Torna la rubrica di Massimo Vinale dedicata questa volta ai “ragazzi di piazza Ciaia”, una formazione destinata, con gli anni, ad entrare nella storia dello sport nazionale

Cultura
Fasano venerdì 28 luglio 2017
di Massimo Vinale
Stag.80/81.1^formaz.della Junior.Su sx:Nistri,Ladogana, Legrottaglie,Palmisano,Grattagliano,Cupertino, Fanigliulo,Bianchi,.Serra.Giù sx:Soleti,Colella,Chiatante,Di Carolo,Musa,Dipierdomenico
Stag.80/81.1^formaz.della Junior.Su sx:Nistri,Ladogana, Legrottaglie,Palmisano,Grattagliano,Cupertino, Fanigliulo,Bianchi,.Serra.Giù sx:Soleti,Colella,Chiatante,Di Carolo,Musa,Dipierdomenico © Vito Musa

Fasano, primavera 1980. La città è immersa in una infuocata campagna elettorale, per via delle elezioni amministrative dell’ 8 giugno. Nel precedente autunno, infatti, Sandrino Rubino ha rassegnato le dimissioni da sindaco e da consigliere comunale. Al suo posto, a larga maggioranza, l’assise municipale ha eletto primo cittadino Antonio Carbonara. Alla scadenza elettorale, però, la Democrazia Cristiana non ha indicato il Sindaco uscente come capolista. I candidati scudocrociati al Consiglio comunale sono, infatti, numerati in ordine alfabetico, evidenziando così la guerra intestina tra i riformisti della “sinistra di base” di Peppino Martellotta e i conservatori “andreottiani” di Sandrino Rubino.

Il sindaco Carbonara, evidentemente, non è gradito ad entrambe le correnti DC, nonostante goda di stima diffusa. Mentre la politica cittadina consuma la necessaria ritualità democratica, la vita sociale è compromessa dal contrabbando, dalla droga, dalla delinquenza comune (e non) e da diverse attività speculative spacciate per investimenti. Il territorio è, infatti, vittima di un’aggressione senza precedenti nel settore dell’edilizia privata. Insomma, non mancano, in città, motivi per sviluppare fotografie impressionate dal solo nero della cronaca. Non a caso, forse, i maggiori partiti cittadini pensano, opportunamente, di riproporre in chiave territoriale quella “strategia dell’attenzione” che Moro e Berlinguer hanno tentato di far diventare “Governo” e, dunque, “solidarietà nazionale”.

L’estate, intanto, bussa alle porte. Le comitive dei ragazzi si riversano sul litorale di Torre Canne e Savelletri, in sella ai tanti Ciao, Garelli e Boxer. I più grandi guidano la nuova Fiat Panda o la sempre verde 127. Se la TV propone la serie “Magnum P.I.”, i jubox hanno la puntina impallata sui brani di Alan Sorrenti e sul “Cobra” di Donatella Rettore; nonostante Toto Cutugno abbia vinto il XXX “Festival di Sanremo” col brano “Solo noi”. A sera, però, tutti “i figli delle stelle” al di sotto del 41° parallelo tifano Italia a “Euro 80”; anche se la Germania Ovest di Klaus Allofs farà man bassa del campionato europeo disputato nel Belpaese. Gli azzurri di Bearzot si classificheranno quarti, non senza rimpianti.

In tale contesto socio - culturale, tirano calci al pallone i ragazzi della Junior Fasano; la squadra di terza categoria che non disdegna genuina rivalità con i semiprofessionisti dell’US Fasano, impegnati nel campionato di Serie D, ormai dal 1972. Oltre al calcio, il basket, in città, fa registrare l’importante presenza dello “Sporting”, le cui partite ufficiali si disputano (all’aperto) sul rettangolo di gioco “dell'Oratorio” o sul campetto della Scuola Media “Giovanni Pascoli”. La pallacanestro cittadina è costretta a giocare all’aperto, perché Fasano manca di strutture coperte; eccezion fatta per le palestre scolastiche, dove il prof. Luigi Gabellone prepara i giovanissimi studenti della Scuola Media “Giacinto Bianco” ad importanti risultati nell’atletica leggera nazionale. Lo sport, dunque, per tanti giovani e adolescenti fasanesi, rappresenta una delle poche istanze per non cadere in tentazione … .

Anche se a livello amatoriale e dilettantistico, alcuni illuminati professionisti e imprenditori si impegnano al fine di garantire motivi di speranza all’intera città. E’ il caso dell’avvocato Roberto Serra, figlio di un giornalista sardo trapiantato a Fasano, che decide di investire tempo e denaro raccogliendo il testimone di Luigi Crescenzo, presidente uscente della Junior Fasano. In realtà, la Junior non è solo una squadra di calcio che disputa il campionato di terza categoria; ma è una associazione polisportiva dilettantistica. Sta di fatto che il caso organizza un appuntamento tra il neo presidente Serra e Rosario Zappìa, un docente di educazione fisica di Modugno. Teatro dell’incontro è Martina Franca, la città del “Festival della Valle d’Itria”.

Il periodo è il mese di aprile. Beninteso! Zappìa non si occupa di musica lirica; tantomeno di opera. Promuove, semmai, una strana disciplina sportiva che somiglia tanto al calcio, ma che si gioca con le mani. Non si tratta di pallavolo o pallacanestro, ma di pallamano. Tale disciplina incuriosisce il presidente Serra, tanto da indurlo a dare senso alla ragione sociale del sodalizio presieduto. Decide, infatti, di inserire la pallamano nel ventaglio delle discipline sportive praticate dalla Junior Fasano. Più tardi, sarà la volta della pallavolo maschile, della pallacanestro e della pallamano femminile. Nonostante le scarsissime risorse a disposizione, condividono il “sogno di Roberto Serra” Ambrogio D’Amico, Vincenzo Schiavone e Dino Zizzi, dirigenti della polisportiva.

Mentre, dunque, Fasano si appresta a vivere la terza edizione della “Scamiciata”, le luminarie della festa patronale danno luce alla voglia di riscatto di un intero territorio, la cui “primavera” non la si deve solo al futuro Ministro dell’Interno Enzo Bianco. Tant’è che il presidente Serra, grazie alla collaborazione del prof. Zappìa, organizza, per il 17 e 18 maggio, il “1 Meeting Città di Fasano”; un quadrangolare a cui prendono parte le squadre del Noci, del Bari, del Modugno e della neonata Junior Fasano. La pallamano fa, così, il suo esordio in città. L’avvocato Serra deve, però, allestire la nuova squadra. Tra gli amici e i calciatori di terza categoria mette su una formazione destinata, con gli anni, ad entrare nella storia dello sport nazionale: Flavio Fanigliulo è il portiere; Vito Musa, il laterale sinistro; Lino Alberto Soleti, sulla stessa fascia, gioca da terzino; Vito Bianchi è il centrale; Antonio Colella il pivot. La fascia destra è, invece, occupata dal terzino monopolitano Giuseppe Ladogana e dall’ala Angelo Dicarolo. Completano la rosa Luca Cantoro, centrale, e Stefano Palmisano, ala destra. A tale “pionieristico gruppo” si aggiungeranno diversi altri atleti, fortemente attratti dalla nuova disciplina. Il “Meeting” si gioca in piazza Ciaia, grazie ad una occasionale autorizzazione del sindaco uscente Antonio Carbonara.

I fasanesi mostrano interesse per uno sport che somiglia tanto al calcio, ma che, come detto, si gioca con le mani. La prima partita del torneo vede la “Pallamano Bari” contro i beniamini di casa. La prima rete della storia della Junior Fasano, su assist di Luca Cantoro, la mette a segno Lino Alberto Soleti. La partita finisce 23 a 18 per la squadra del capoluogo. Il “Meeting”, vinto dal Noci, riscuote successo di pubblico e consenso di critica, nonostante la Junior abbia fatto dismettere le scarpe coi tacchetti a tanti giocatori di terza categoria. Comunque è fatta! La Junior Fasano disputerà il prossimo campionato di pallamano partendo dall’ultima Serie. L’handball nazionale nel 1980/81 è organizzata in quattro differenti campionati: la Serie A, la Serie B, la Serie C e, appunto, la Serie D. Tutti a girone unico. L’allenatore è Luca Cantoro, studente ISEF ed ex centrale della squadra. La fascia di capitano viene, invece, affidata a Vito Bianchi. Tra il 1980 e il 1981 diversi giocatori del presidente Serra migrano, dunque, dal calcio alla pallamano; nonostante abbiano scarsissime conoscenze delle regole del gioco, della tattica, della preparazione atletica e di come, insomma, si pratichi l’handball.

Non avendo un campo regolamentare, la Junior disputa le partite casalinghe in piazza Ciaia. Il guaio è che alla squadra manca anche il posto dove allenarsi. Quindi, la strada diventa il luogo delle sedute atletiche; mentre i campetti del “Sacro Cuore” e “dell’Oratorio”, in città, ospitano le cosiddette partitelle. Non di rado, le cancellate della Scuola Media “Giovanni Pascoli” vengono scavalcate per utilizzare il campetto di basket, nell’occasione adattato alla pallamano. Insomma, il primo campionato comporta enormi sacrifici per tutti. Roberto Serra, però, è un tipo tosto e non intende mollare. Più ostinati di lui sono i suoi giocatori, ormai conosciuti come “i ragazzi di piazza Ciaia”. Con la stessa passione e pari entusiasmo, la Junior Fasano partecipa al campionato di Serie D 1981/82. In panchina c’è una vecchia conoscenza: Rosario Zappìa. Mister Zappìa dimostra, coi fatti, di conoscere a fondo la pallamano. La Junior, a fine campionato, guadagnerà un inatteso III posto.

Mentre l’Italia di Bearzot vince il terzo mondiale della sua storia, l’avvocato Serra lascia la presidenza della Junior. Gli subentra Nicola Gentile, biologo e imprenditore; nonché docente presso l’I.T.C. “Gaetano Salvemini” di Fasano. Il prof. Gentile imprime subito una svolta alla società; non soltanto dal punto di vista sportivo. Ritiene, infatti, insopportabile l’indifferenza delle istituzioni locali. La Junior Fasano continua a giocare in piazza, come chiunque, raccattato un pallone, si misuri in un derby improvvisato della miseria. Ciò non è più accettabile. Provocatoriamente, convoca per strada riunioni di giocatori e dirigenti, alla stregua dei circoli ellenici. Determinato, iscrive la squadra ad un torneo internazionale che si disputa a Teramo. Si tratta di una sorta di “mondiale giovanile” di pallamano denominato “Interamnia”. Vi partecipano federazioni e formazioni di ogni parte del Mondo, il cui livello è letteralmente di un altro pianeta. All’esordio, la Junior Fasano, tra le cui fila gioca anche il giovanissimo Renato Olive, futuro campione del calcio di Serie A, pesca l’Iraq di Saddam Hussein, già al potere dal 1979 nella terra tra i due fiumi. La partita finisce 37 a 2 per gli iracheni. Nonostante la disfatta, tra i dirigenti e i giocatori matura uno straordinario spirito di gruppo e una grande convinzione nei propri mezzi, tanto da meritare l’attenzione di società con ben altro blasone. Con i cugini del Conversano, per esempio, la Junior intrattiene una proficua collaborazione. Diversi sono i giocatori che giungono in prestito a Fasano, per il terzo campionato consecutivo di Serie D. Con loro, quale collaboratore esterno, il tecnico Giuseppe Fanelli; coach della storica promozione del Conversano in Serie A.

Il presidente Gentile è un abilissimo condottiero. La mancanza di un luogo al coperto dove disputare le partite casalinghe, paradossalmente, finisce per motivare ulteriormente i giocatori. Il campionato 1982/83, la Junior lo stravince: ventidue partite, ventidue vittorie. La squadra, la società e l’intera città sono promosse in Serie C. Gentile, intanto, con lungimiranza, decide di investire sul settore giovanile. Intuisce, inoltre, che è necessario formare uno staff tecnico interno alla società, capace di gestire il presente e il futuro della prima squadra e del settore giovanile parimenti. Alcuni giocatori “anziani” conseguono così il patentino di allenatore. Tra loro c’è Lino Alberto Soleti. Tuttavia, per la stagione ‘83/’84, il tassello su cui costruire il futuro della prima squadra rimane la conferma di mister Fanelli, quale collaboratore tecnico esterno. Le vittorie della Junior sono contagiose. Nelle varie palestre scolastiche del territorio, la pallamano sta sostituendo il calcio e la pallavolo. Nel seminterrato (altro che palestra!) della Scuola Media “Giustino Fortunato”, per esempio, si disputa un torneo organizzato dal prof. Mario Goffredo, docente di educazione fisica, a cui partecipano, tra le altre, le squadre finaliste de “I Briganti del K” e “I Giganti”.

Il campionato ‘84/’85 mette in evidenza le ambizioni della Junior Fasano, ancora agli ordini di mister Fanelli. Idem nella stagione successiva (‘85/’86). Con il campionato 1986/87, il campo da gioco diventa il cortile interno del I Circolo Didattico, dedicato alla memoria di Carlo Lorenzini, in arte Collodi. Qui, infatti, è stato realizzato un campo di pallamano all’aperto, seppur non regolamentare. Ciò nonostante, dopo quattro anni di purgatorio in Serie C, la Junior Fasano, ancora a punteggio pieno, vince il campionato e viene promossa in Serie B, procurando delirio ai suoi tifosi. In panchina, o meglio, in porta c’è l’allenatore giocatore Pasquale Corcione. La pallamano fasanese si è, ormai, imposta nel panorama sportivo locale, regionale e interregionale. I giocatori, nella circostanza, dalle mani del presidente Gentile, ricevono un assegno di 100 mila lire a testa, quale premio di un’annata straordinaria. Nonostante la promozione in Serie B, la Junior continua a giocare nel cortile della “Collodi”. Alla fine del primo campionato cadetto, l’handball fasanese giungerà VI^. A sorpresa, nel campionato 1988/89, la Junior conquista il III posto. Finalmente, nel campionato 1989/90 si gioca al coperto, nella palestra dell’I.T.C. “Gaetano Salvemini”.

Mentre impazzano le “notti magiche” di “Italia ‘90”, gli occhi spiritati di Totò Schillaci vedono, però, svanire il “sogno mondiale” tra i biondi capelli di Claudio Caniggia, la papera di Walter Zenga e la classe di Diego Armando Maradona. E’ in tale periodo che la Federazione Italiana Handball riorganizza i vari campionati: la Serie A è divisa in A1, la massima serie, e in A2. A fine campionato ‘89/’90, dopo estenuanti play off, grazie agli sforzi economici del presidente Gentile, alla competenza del nuovo mister Giuseppe Fanelli e ai sacrifici misti a passione dei giocatori, la Junior Fasano è promossa in A2. Allo stadio Olimpico di Roma, intanto, l’ultima Germania Ovest si laurea campione del Mondo, festeggiando, altresì, il primo varco aperto nel “Muro di Berlino” il 9 novembre 1989.

Dal calcio alla pallamano, nelle due successive stagioni, la Junior raccoglierà uno straordinario IV posto nel campionato 1990/91 e una meritatissima salvezza nell’anno seguente (‘91/’92). Sebbene conquistata sul campo, la permanenza in A2 comporta ingenti investimenti che la società, da sola, non può più sopportare. Il ruzzolone in Serie C è inevitabile, non senza rimpianti. In panchina, per il campionato 1992/93, c’è una vecchia gloria della Junior di Roberto Serra: Lino Alberto Soleti. Il nuovo allenatore – giocatore può contare su una rosa di giovani assai promettenti e motivati. Durante il campionato, il dramma impone le dimissioni al presidente Nicola Gentile. Dopo oltre un decennio di successi, sogni e speranze, tutte alimentate da un “Capitano” che sarebbe tanto piaciuto a Walt Whitman, presidente della Junior Fasano diventa il dott. Domenico Ancona. “L’ambiente” sa di essere in debito con Nicola Gentile. A fine campionato, i “suoi ragazzi” regalano a lui e alla città la Serie B, anche grazie alla competenza di un “filosofo della pallamano”: l’allenatore Lino Alberto Soleti. Il campionato di B ‘93/’94 si chiude in maniera interlocutoria. Quello successivo (‘94/’95) organizza una nuova festa per la città di Fasano: la Junior torna in Serie A2. In panchina c’è ancora mister Soleti, artefice di ben due promozioni, oltre che talent scout dell’handball nostrana. Nel seminterrato della Scuola Media “Giustino Fortunato” nota, infatti, un ragazzo che ci sa fare con la pallamano. Ne attende l’ulteriore crescita per valutare il da farsi. La nuova stagione, intanto, la Junior la gioca senza timori reverenziali. A fine campionato ‘95/’96, Albano Laera, di appena 14 anni, ma con un fisico da corazziere, passa dagli scantinati della “Fortunato” al tappeto delle giovanili della Junior Fasano; per poi approdare in prima squadra col ruolo di pivot e vestire la maglia della Nazionale Juniores.

Sono, ormai, tre i campionati che hanno consolidato la permanenza della Junior Fasano nel panorama della pallamano che conta. Il presidente Ancona, per il IV campionato consecutivo di A2, ingaggia come allenatore l’ex Pasquale Corcione. A fine stagione 1998/99, il sogno di Roberto Serra si è avverato: la Junior Fasano, a distanza di circa 18 anni dal primo campionato di Serie D, è promossa in Serie A1. La città sperimenta la gioia e l’orgoglio. Gioia che diventa esponenziale quando, nel campionato 1999/00, la sorte evita la retrocessione ai “ragazzi di piazza Ciaia”. Con il nuovo millennio, sulla panchina della Junior Fasano siede un’altra bandiera della squadra: l’ex ala destra Angelo Di Carolo. Il nuovo “mister biologo”, per la stagione 2000/01, riesce a garantire la permanenza della Junior nella massima serie. Il campionato seguente comincia con la tegola del campo di gioco: la Federazione non omologa la palestra dell’I.T.C. per la A1. La partite casalinghe (si fa per dire), la Junior le disputa prima a Conversano e poi a Grottaglie. L’intero campionato viene, di fatto, giocato “fuori casa”. La realizzazione di un “Palazzetto dello Sport” degno della città di Ignazio Ciaia, non è più procrastinabile. A fine stagione, inesorabile, arriva la retrocessione in A2.

Per il campionato 2002/03 si annunciano diverse novità. In panchina viene chiamato Francesco Trapani. Angelo Di Carolo, svestita la tuta del mister, siede alla scrivania del presidente. D’intesa con l’allenatore punta tutto sul vivaio. A fine campionato, disputato nella nuova palestra dell’Istituto Alberghiero, la salvezza risulterà straordinariamente meritata. Il campionato 2003/04 consente ai giovani atleti della Junior di mettersi in evidenza e alla società di preparare una nuova scalata alla massima serie. La stagione 2004/05 si dimostra da subito difficile. Non a caso, la società, per tempo, ha provveduto a rafforzare la squadra. Il campionato è molto equilibrato anche nel girone di ritorno. All’ultima di campionato, la Junior gioca ad Ancona. Mister Trapani sa bene che l’occasione è irripetibile. Lavora, e tanto, sulla motivazione di ogni singolo giocatore. C’è poco da fare: per tornare in A1 bisogna vincere nel capoluogo marchigiano. Il sogno si materializza tra l’entusiasmo dei tantissimi tifosi al seguito e la grande festa in città. Nella stagione 2005/06 (e fino al 2011/12) la Federazione introduce la “Serie A élite”, riservata alle prime otto squadre classificate in A1. D’ora in poi, per vincere lo scudetto, bisogna classificarsi tra il I e l’VIII posto della massima serie; accedere al campionato d’élite e contendersi il tricolore ai play off, dopo una prima e una seconda fase di “girone all’italiana”. Invariati restano i campionati di A2, B e C. Se a fine campionato d’élite la Junior si piazza al II posto, ai play off il Sassari ha la meglio. Lo scudetto, però, lo vince il fortissimo Conversano.

La stagione 2006/07 si apre con “il cielo è azzurro sopra Berlino”; il grido appassionato di Marco Civoli ai microfoni di RAI 1. L’Italia del pallone ha appena battuta la Francia di Zinédine Zidane ai rigori e si è laureata campione del Mondo per la quarta volta. La Junior, intanto, allestisce la nuova squadra con l’obiettivo di rimanere nell’olimpo della pallamano italiana. Nella palestra “Franco Zizzi”, i biancoazzurri conquistano una meritata e tranquilla salvezza che, addirittura, si trasforma in un accesso alla Challange Cup, per le rinunce delle squadre aventi diritto. Per la prima volta nella sua storia, la Junior Fasano, nella stagione 2007/08, partecipa, dunque, alle “coppe europee”. L’urna, però, non è benevola. I kosovari del KH Prishtina sono un osso troppo duro. La Junior esce al primo turno. E’ del tutto evidente che le “geopolitica dell’handball” è decisamente diversa da quella dell’immaginario collettivo. In campionato, un prestigioso IV posto lenisce le amarezze europee.

Le due successive stagioni vedono la società fasanese nuovamente impegnata nella valorizzazione dei giovani del vivaio. Nel campionato 2009/10, in particolare, la Junior bissa il IV posto della stagione 2008/09; conquista per la prima volta la semifinale di Coppa Italia e ottiene l’accesso diretto alla Challange Cup. Alla stregua di una fiamma olimpica, “il sacro fuoco dei ragazzi di piazza Ciaia” continua, dunque, ad alimentarsi nel caldo sudore dei nuovi giocatori; nella smisurata passione dei “pionieri” ancora impegnati e nel partigiano attaccamento alla maglia di coloro che oggi la indossano. La stagione 2010/11 è quella dell’addio alla pallamano giocata di Francesco Ancona, capitano di lungo corso e veterano delle presenze in prima squadra. Abbandonato il parquet della “Zizzi”, Ancona diventa direttore sportivo. E’ questa la stagione che contabilizza la prima vittoria in campo internazionale della Junior Fasano. A farne le spese sono i lussemburghesi del Bascharage. In campionato, un onorevole III posto consente ai ragazzi di mister Dumnic di arrivare sino alla semifinale scudetto: un sogno fino a qualche anno fa.

Il campionato 2011/12 vede la conferma di Branko Dumnic sulla panchina della squadra. La società, nonostante gli sforzi economici esperiti, decide, suo malgrado, di non partecipare alla Challenge Cup, il cui accesso è stato conquistato sul campo. Il motivo è presto detto: giocare in una palestra scolastica e non in un palazzetto dello sport rischia di far esportare solo brutte figure non soltanto alla società, ma anche all’intera città di Fasano. In Municipio, evidentemente, sono abituati alla brutte figure, tanto da fare “spallucce”. Sta di fatto che al termine della stagione regolare, la Junior conquista il III posto, qualificandosi ai play off scudetto. I biancoazzurri perdono, però, la semifinale tricolore contro il Conversano. Va un po’ meglio in Coppa Italia. La coccarda sfuma d’un soffio. In finale, il Bolzano batte la Junior 29 a 27. Sulla squadra del presidente Di Carolo sembra calare la stessa inspiegabile sindrome che colpisce i giocatori della Juventus ogniqualvolta disputano una finale di Champion League: morbus calamitatis ordinatae (sindrome della sfiga organizzata).

La stagione 2012/13 si apre con una piccola grande rivoluzione. L’assetto societario è fortemente modificato dall’arrivo del nuovo presidente: l’imprenditore Francesco Renna. In panchina si torna a parlare fasanese. Il montenegrino Dumnic viene sostituito dall’ex direttore sportivo Francesco Ancona. La rosa della squadra parla la stessa lingua del Mister. Ad inizio campionato, dei 21 giocatori tesserati, 18 sono fasanesi. La Federazione, intanto, ha nuovamente modificato la pallamano maschile. Ora la massima serie è rappresentata dalla Serie A; poi c’è la A2 e, infine, la B. La Serie A è divisa in 3 gironi da 12 squadre. Le prime 4 classificate di ciascun girone accedono ai play off del campionato d’appartenenza. Le 3 squadre vincitrici dei play off accedono, poi, alle semifinali scudetto. La quarta semifinalista è individuata dallo spareggio tra le 3 squadre giunte al II posto di ciascun girone, al termine dei play off. L’avvio della stagione è folgorante; tanto che il campo consegna alla Junior la rivincita contro il forte Bolzano nella finale di Coppa Italia. Ancora una volta, però, sono gli altoatesini a fregiarsi della coccarda tricolore. In campionato, la sfiga si organizza ulteriormente. Nonostante le venti vittorie su venti partite, nella semifinale play off la migliore differenza reti consegna la finale ai Tiroler Schùtzen, nonostante la bolgia della “Franco Zizzi” nella gara di ritorno. Inutile dire che la delusione è tanta; così come la rabbia. E’, tuttavia, questa la leva per la nuova stagione della Junior: la rabbia. La stessa rabbia dei “ragazzi di piazza Ciaia”.

Il campionato 2013/2014 segna l’addio di un altro capitano: il portiere Paolo Sirsi. Dopo 20 stagioni (tra giovanili e prima squadra) passate a difendere la porta della Junior, Sirsi si ritira dalla pallamano giocata. Al suo posto, un déjà-vu: torna tra i pali di casa il portiere della Nazionale Vito Fovio. La fascia di capitano passa ad un altro azzurro: Flavio Messina. Il presidente Renna, intanto, ci mette del suo: a novembre, il capitano della Nazionale Pasquale Maione veste la casacca biancoazzurra. Il 2 febbraio 2013, nel palazzetto dello sport di Martina Franca (la “Franco Zizzi” non può ospitare partite di tale livello), davanti alle telecamere di Rai Sport, la Junior Fasano batte in finale 37 a 27 il Carpi, vincendo la prima Coppa Italia della sua meravigliosa storia. A maggio, la fortuna si toglie definitivamente la benda. Nella finale scudetto, la Junior perde in casa (si fa per dire) 24 a 25 contro i rivali di sempre: gli altoatesini del Bolzano. Per la gara di ritorno i pronostici sembrano fatti. L’imbattibile Bolzano, in casa, festeggerà il nuovo scudetto; ma non è così. La rabbia, mista a voglia, sogno e determinazione spinge “oltre” i ragazzi di Roberto Serra, Nicola Gentile, Domenico Ancona, Angelo Di Carolo e Francesco Renna. “I ragazzi di piazza Ciaia”, sul lussuoso parquet della Provincia Autonoma di Bolzano, battono i padroni di casa 27 a 26. La migliore differenza reti (per i goal segnati fuori casa) tinge di verde, di bianco e di rosso le lacrime di quanti, da tempo, hanno in corpo l’urlo della vittoria.

Il 2014/15 è l’anno della EHF Champion League. Nel turno preliminare, la Junior perde le prime due partite contro gli ucraini dello Zaporoshye e gli austriaci dell’Alpla Hard. Lo scivolone nel secondo girone della EHF è inevitabile. L’ulteriore sconfitta contro i rumeni del Potaissa Turda è indice della differenza che c’è tra la pallamano italiana e quella europea, in particolare. La Supercoppa rappresenta una possibilità di riscatto, dopo le batoste internazionali. Nonostante l’ottima partita disputata, la Junior perde 28 a 30 ai rigori col Carpi, sul neutro di Pescara. L’obiettivo della stagione rimane lo scudetto. Mister Ancona porta nuovamente in finale i suoi ragazzi. Ancora una volta è il Bolzano la squadra da battere. Sul parquet di Noci, la Junior batte 26 a 24 il Bozen, nella gara di andata. Al ritorno, però, i tirolesi si impongono 23 a 21. Stavolta, la differenza reti favorisce gli altoatesini.

Il campionato 2015/16 si apre con la rinuncia della società alle coppe europee, per i soliti, tristi motivi: la mancanza di un impianto sportivo degno di una squadra “Campione d’Italia”. Il “sette” di mister Ancona matura (quasi) la stessa “rabbia politica” di Cassius Clay. Il 6 marzo 2016 si aggiudica la seconda Coppa Italia della sua storia. Ancora una volta, a farne le spese sono i Tiroler Schùtzen del Bolzano, sul campo amico di Lavis, in provincia di Trento. L’accanimento della sorte, unita alle forze in campo, concede l’ennesima rivincita al Bolzano nella finale scudetto. La partita di andata si gioca in Alto Adige. La Junior pressa come il Milan di Sacchi; è arrembante come l’Inter di Mourinho e seducente come il Barcellona di Guardiola; ma più di tutto, la Junior è coinvolgente come un coro dei suoi tifosi. Il Bolzano è costretto allo sconfitta, seppur di misura. Nella partita di ritorno, la tensione dei giocatori di casa è palpabile. Mister Ancona ha caricato la squadra come non mai. In città i commenti si sprecano. Ancora una volta, un’importantissima partita interna, causa la mancanza del palazzetto, deve essere giocata, di fatto, fuori casa. E’ il “Pala San Giacomo” di Conversano ad ospitare “il sacro fuoco dei ragazzi di piazza Ciaia”. Il punteggio finale non lascia alibi. La Junior Fasano supera il Bolzano 31 a 19. La prima maglia biancoazzurra che fu di Roberto Serra può ora fregiarsi del secondo scudetto della sua straordinaria storia.

Ma non è finita! C’è la maglia di Antonio Colella da onorare. Il Consigliere federale Angelo Di Carolo, da ex giocatore, allenatore e presidente della Junior, chiede a mister Ancona e ai suoi giocatori di non tradire “il sacro fuoco dei ragazzi di piazza Ciaia”, tra cui era Antonio Colella. Chiede loro di masticare quella stessa polvere, perché propria della gente dell’agorà fasanese e giammai dei “fighetti del parquet”. Chiede, insomma, di entrare nella storia della pallamano italiana a piedi nudi, ma con le mani sulla Supercoppa. Il 7 dicembre 2016, per la prima volta, la Junior gioca nella palestra “Franco Zizzi” la partita del “triplete solare”. Ancora una volta è il Bolzano l’arbitro del destino e della gloria dei ragazzi del presidente Renna. Il risultato finale è mozzafiato. La Junior si impone 26 a 25 sugli avversari di sempre, vincendo la prima Supercoppa italiana della sua incredibile storia. Con la stessa voglia, il 23 aprile 2017, a Fondi, in provincia di Latina, la Junior batte ancora il Bolzano aggiudicandosi la terza Coppa Italia, con una narrazione degna di un film di John Huston.

In attesa di raccontare la cronaca della finale di ritorno di EHF Champion League, giocata a Fasano, nel nuovo palazzetto dello sport, tra il KH Prishtina e la Junior Fasano, sarebbe bello tornare in piazza Ciaia per applaudire la Junior campione d’Italia contro la Junior dei Senior. Sarebbe bello, ad inizio partita, fare il conto alla rovescia per il taglio del nastro del nuovo palazzetto: tre, due, uno, Zac! Sarebbe anche bello fare proprie le parole di Lino Alberto Soleti, attuale presidente dell’ASD Polisportiva “Roberto Serra”: «La pallamano rimane una bella storia per la città di Fasano. Partita dal nulla, la Junior è arrivata al vertice della massima serie imponendosi tra le prime della classe. Ha sconfitto problemi e disagi per vincere anche la partita contro la malasorte. Negli anni, migliaia di ragazzi hanno apprezzato e praticato questa disciplina, fino a diventarne appassionati tifosi, sponsor e genitori di altri piccoli atleti. Oggi, la pallamano è una realtà che appartiene a tutti. E’, forse, questo il più grande successo di Roberto Serra».

N.B. Si ringrazia per la gentile collaborazione Lino Alberto Soleti, Vito Musa e Francesco Ancona. I diversi dati sportivi riportati nell’articolo sono stati tratti dalla relativa pagina on-line dell’enciclopedia Wikipedia.

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commenti
I commenti degli utenti
  • Massimo Vinale ha scritto il 29 luglio 2017 alle 10:02 :

    Caro Romano, circa le didascalie hai certamente ragione, perché non caricate correttamente rispetto alle foto. Io stesso ho chiesto alla redazione di correggerle. Rispetto al copiato, invito chiunque a leggere la pagina di Wikipedia (che pure ho citato) e il mio articolo, per una comparazione. Infine, gli agiografi, come sai, facevano ben altro mestiere. Ho certamente contattato alcune "fonti" (Lino Soleti, Vito Musa e Francesco Ancona); ne avrei potuto contattare certamente altre. Tuttavia, ciò non attiene al tuo giudizio, di cui prendo atto; ma che nulla toglie alla volontà di ricostruire una vicenda sociale, prim'ancora che sportiva. Rispondi a Massimo Vinale

  • Romano Bianco ha scritto il 28 luglio 2017 alle 09:51 :

    Inoltre le didascalie delle foto con le coppe non coincidono, non ce n'è una esatta! Rispondi a Romano Bianco

  • Romano Bianco ha scritto il 28 luglio 2017 alle 08:56 :

    Ma che bell'articolo: metà copiato da Wikipedia e metà agiografia su commissione di un signore che dovrebbe interrogarsi su come mai non faccia più parte di questa storia. Rispondi a Romano Bianco