Ieri al Teatro Sociale

La storia di Antonio Somma, combattente deportato a Mauthausen, raccontata agli studenti della “Bianco-Pascoli”

Emozionante incontro tra i ragazzi dell’istituto fasanese e i parenti dell’uomo protagonista di una terribile vicenda raccolta in un libro / LE FOTO

Cultura
Fasano sabato 28 gennaio 2017
di Dino Cassone
Da sinistra: De Gennaro, Concetta Somma e Valerio Nisi
Da sinistra: De Gennaro, Concetta Somma e Valerio Nisi © FasanoLive.com

«Resistere era una prova che andava oltre l’uomo». Resistere è stato un verbo che ha accompagnato la vita di Antonio Somma e che è riecheggiato spesse volte ieri mattina, 27 gennaio, al Teatro Sociale in occasione della presentazione del libro-intervista a cura di Alessandro Rodia “La storia di un protagonista del Sud. Antonio Somma”. L’evento, in occasione della Giornata della Memoria che ricorreva proprio ieri, è stato organizzato dall’istituto “Bianco-Pascoli” e come ha rilevato lo stesso dirigente scolastico Gaetano De Gennaro che lo ha introdotto, fa parte di un progetto ("Un volo tra memoria e futuro...") più ampio che culminerà nella visita da parte delle classi di terza al campo di concentramento di Aushwitz, dove «per la prima volta giovanissimi, di tredici anni, faranno un’esperienza del genere».  

In precedenza ai saluti istituzionali di De Gennaro, un gruppo di docenti dell’istituto musicale ha eseguito il brano strumentale dal titolo “Itzahk Perlman”, struggente tema tratto dal celebre film di Spielberg (di cui sono state proiettate alcune immagini) “Shindler’s list”. A seguire i saluti da parte dell’Amministrazione rappresentata dall’assessore alla Pubblica Istruzione Cinzia Caroli che dopo aver letto una breve testimonianza di una ragazzina ebrea deportata in uno dei tanti campi di concentramento, ha dichiaro che «il nostro compito e nostro dovere è conservare e trasmettere il “rumore” della memoria che ci è stato consegnato».

Un passo tratto da “Se questo è un uomo” di Primo Levi ha così preceduto la biografia di Antonio Somma: nato a Spiano di Mercato San Severino (SA), il 19 novembre 1923. Partigiano, fu fatto prigioniero a Salsomaggiore e rinchiuso nel campo di concentramento di Bolzano e poi deportato nel campo di sterminio di Mauthausen con il numero di matricola 9437. Dirigente sindacale della Cgil negli anni’50, fu anche dirigente del Partito Comunista Italiano e tra i costituenti, nel 1970, della Regione Puglia, ricoprendone la carica di vice Presidente del Consiglio Regionale per un certo periodo.

Il compito di raccontare la sua terribile vicenda personale è toccato a suo nipote, il giornalista Valerio Nisi, ha voluto porre l’accento sull’importanza del “ricordare”. Quindi, aiutandosi con foto di repertorio e di documenti originali, ha spiegato di come il nonno, per motivi di lavoro (era un costruttore di scale di legno, “uno scalaro”), si sia trovato a Francavilla Fontana dove ha conosciuto Nina, che è diventata sua moglie e che gli è restata al suo fianco per ben 55 anni. Combattente nato, Somma passò alle brigate partigiane assumendo come nome di battaglia “scugnizzo”. Tradito da un compagno che fece la spia, fu arrestato come già detto e deportato con il triangolo rosso, dato a tutti i prigionieri politici e con il numero di matricola 9437 «perché agli ebrei non era destinata alcuna identificazione». Qui dovette subire atroci torture, dalle finte fucilazioni alle scariche elettriche. Da Mathausem Somma fu però tra i pochi fortunati a essere ritornato.

I ragazzi della “Bianco-Pascoli” (tutti studenti delle terze classi), hanno poi posto molte domande all’altro ospite presente, Concetta Somma, attuale vicesindaco di Francavilla Fontana e figlia di Antonio che, evidentemente emozionata, ha descritto suo padre «persona coraggiosa e fortemente coerente, che poneva la verità e la sincerità alla base di tutto. Due le cose che ha insegnato a tutti i suoi familiari: il rispetto degli avversari politici e il coraggio. Per vivere nella verità bisogna avere coraggio». Bellissimo il concetto di “banalità del male” che la signora Concetta ha voluto esprimere a tutta la platea: «non fermatevi mai all’apparenza».   

 

 

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