Foto di Giovanni Spagnuolo della Ptp Project

Ignazio Ciaia è stato "ucciso"

In un’aula consiliare gremita di pubblico, si è tenuta la revisione del processo al termine del quale, nel 1799, il nostro concittadino Ignazio Ciaia fu condannato a morte: la giuria l'ha giudicato colpevole / LE FOTO

Cultura
Fasano sabato 21 gennaio 2017
di Beniamino Attoma Pepe
Processo Ignazio Ciaia
Processo Ignazio Ciaia © Giovanni Spagnuolo

In un’aula consiliare gremita di pubblico, si è tenuta la revisione del processo al termine del quale, nel 1799, il nostro concittadino Ignazio Ciaia fu condannato a morte perché giudicato da un tribunale speciale colpevole di aver aderito alla Repubblica Napoletana. L’evento è stato promosso e organizzato dalla Libera Associazione Forense, intitolata al compianto Francesco Saponaro, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale.

L’Assessore alle Attività Produttive, Luana Amati, ha portato il saluto dell’amministrazione ai colleghi avvocati, numerosi nel pubblico e provenienti da tutta la provincia.

L’avv. Italia Di Tano, presidente della LAF “Francesco Saponaro”, ha introdotto la richiesta di revisione avanzata dall’associazione e il presidente del Tribunale, il magistrato Massimo Brandimarte, ha avviato la discussione.

Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Brindisi, Carlo Panzuti, ha ricordato in breve i passaggi della formazione di Ignazio Ciaia, fino ai fatti del 1799 e presentato i protagonisti della revisione processuale, condotta secondo i codici attualmente vigenti.

La pubblica accusa è stata argomentata dal prof. Nicola Colonna, con il supporto peritale dell’avv. Giovanni Quaranta, mentre la difesa è stata condotta dall’avv. Romeo Conte, sostenuto dallo storico, prof. Mario Spagnoletti.

La giuria era composta da molti personaggi illustri, tra cui la prof.ssa Maria Luisa Semeraro Hermann, autrice di un noto volume su Ignazio Ciaia, edito da Schena, Angelo Sante Trisciuzzi, fondatore e direttore della biblioteca comunale Vito Bianchi, Annamaria Toma, Stefano L’Abbate, Pierino Dell’Anno, Luana Amati, Donato Carlucci, Mario Pennetta, Stefano L’Abbate.

Una revisione del processo che ha portato nuovamente alla luce l’esperienza di Ignazio Ciaia, illuminato protagonista di un momento storico particolarmente vivace e a cui dobbiamo buona parte del moderno concetto di diritto e di libertà. Alla fine la giuria ha giudicato Ignazio Ciaia colpevole (condannandolo all'esilio e alla pena di morte) e dal pubblico è giunta l’esclamazione "vergogna", gridata da un noto avvocato fasanese che era tra il pubblico, in seguito alla sentenza di condanna. Ciaia è stato "ucciso": con questa sentenza, la sua nomea storica per Fasano è stata ridimensionata.

Questa la motivazione espresssa nella sentenza: “lL giuria popolare, considerando la legittimazione del presidente della Libera Associazione Forense del compianto avvocato Francesco Saponaro, fasanese, in ragione dell'interesse della stessa, considerando che i fatti contestati all'imputato costituivano reato ma che gli ideali e le ragioni politiche che sostenevano il Ciaia sono meritevoli della commutazione della pena di morte in quella dell'esilio, per questi motivi dichiara la leggittimazione del presidente dell'associazione ricorrente e l'ammissibilità del processo di revisione e, in riforma della sentenza già emessa nei confronti del Ciaia dalla giunta di Stato in data 6 ottobre 1799, sostuisce la pena della condanna a morte con quella dell'esilio”.

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