Cortometraggio

“Quello che resta”: il cortometraggio fasanese selezionato al Festival Rai

Intervista a Giuseppe Pippo Laghezza, il regista del corto selezionato per il premio “Sorriso Rai Cinema Channel”

Cultura
Fasano domenica 18 aprile 2021
di Madia Lucia Colucci
“Quello che resta”: il cortometraggio fasanese selezionato al Festival Rai - backstage
“Quello che resta”: il cortometraggio fasanese selezionato al Festival Rai - backstage © Fasanolive

Una storia che tratta il tema della diversità in modo inconsueto, quella raccontata nel cortometraggio “Quello che resta” diretto dal fasanese Giuseppe Pippo Laghezza. Il cortometraggio è stato selezionato per il premio “Sorriso Rai Cinema Channel” al Festival Internazionale del Film Corto “Tulipani di seta nera”, organizzato dall’Associazione L’Università Cerca Lavoro (UCL), la rassegna di audiovisivo breve che racconta storie d'autore di interesse sociale, che sappiano raccontare “non il semplice racconto di una fragilità, ma l’essenza della diversità, sapendola soprattutto valorizzare, proteggendo le persone dalla violenza e discriminazione.”

I quindici minuti di racconto, ambientato tra le vie dei nostri paesi, sembrano essere all’apparenza privi di increspature, riservando, però, un vero e proprio colpo di scena: ad ostacolare l’amore dei due protagonisti è la fede, perché lui è un sacerdote. Una storia che non si discosta troppo dalla realtà, pochi giorni fa, infatti, la cronaca ha riportato il caso del parroco che ha lasciato la toga per amore di una donna.

In occasione della selezione del cortometraggio tra i sessanta che gareggiano per questo Festival internazionale, ho intervistato il regista del cortometraggio, nostro compaesano, Giuseppe Pippo Laghezza.

Il cortometraggio tratta il tema della libertà di esprimere le proprie passioni imposto agli uomini (e donne) di fede; come mai questa scelta?
«Collaboro da tempo con una sceneggiatrice, Ersilia Cacace: è stata lei ad avere questa idea, una vera e propria sceneggiatura completa, una lettera che mi ha colpito per il suo tono austero, per il suo linguaggio aulico. Leggendola, quando ho scoperto cosa si celava dietro la storia, nel momento in cui il protagonista dice dice l'ho pensato l'altro giorno mentre celebravo la messa, ho subito capito il potenziale di quel testo e mi sono messo a lavoro per poter rendere il racconto per immagini. Volevo che il motivo per il quale l’amore è ostacolato, per il quale i due non possono stare insieme e soffrono, venisse fuori dopo, cosicché lo spettatore non avrebbe più potuto giudicarli negativamente. Quindi la scelta delle immagini è stata strutturata in maniera tale da preservare il più possibile il colpo di scena, consegnando la storia in maniera irruenta a chi avrebbe guardato il cortometraggio.»

Le scene sono state girate tra le strade dei nostri paesi, dove l’aria pugliese è chiaramente percepibile. È stata una scelta voluta quella di caratterizzare il paesaggio anche attraverso la scelta, ad esempio, dell’abitazione tipica?
«Tutte le scene sono state girate tra Pezze di Greco, Pozzo Faceto e Fonte Vecchia, una contrada nei pressi di Montalbano, dove ha sede la casa del sacerdote. La scelta è stata innanzitutto di tipo produttiva, perché un luogo a carattere più nazionale avrebbe comportato una spesa ingente. Però non ci è dispiaciuto doverlo ambientare in un paesino del Sud Italia, abbiamo sposato pienamente l’idea di renderlo pugliese al 100%. L’architettura in tufo e pietra richiama il meridione, dove per convenzione siamo abituati a pensare che la mentalità della gente sia più ristretta, anche se l’argomento affrontato nel corto è trasversale. Questa scelta ci ha ripagati, perché le ambientazioni sono molto belle, a partire dalla chiesa stessa, una chiesa sconsacrata prestataci dal Comune di Cisternino.»

Ora una domanda più personale: com’è stato scoprire che il corto era stato selezionato per il Premio “Sorriso Rai Cinema Channel”?
«Beh, scoprirlo è stato… bellissimo! Abbiamo iscritto questo corto a una cinquantina di Festival e abbiamo ricevuto già diverse selezioni e qualche premio; però questo in particolare non lo conoscevo, è stata Silvia, la sceneggiatrice, a propormelo dopo averne sentito parlare in tv, alla Rai. Allora ci siamo detti “Perché non partecipare? Magari ci selezionano” e così è stato. Questo mi ha reso molto felice, perché, essendo un Festival a carattere nazionale, ha dato grande visibilità al cortometraggio, che ha raggiunto 2000 visualizzazioni in due giorni. Questo non significa che vinceremo, ma sono davvero molto orgoglioso di poter apporre quest'altra coccarda sul nostro corto.»

 

Quando è nato il tuo amore per la produzione e quanto è importante avere un team che ti accompagni in questo viaggio?
«Il mio amore per il cinema esiste da sempre: ricordo che da piccolo le mie due sorelle maggiori mi costringevano a vedere film su film, c’è stato un periodo in cui tutti i giorni almeno due volte al giorno guardavamo “Dirty Dancing”. Un altro al mio posto potrebbe dire di essere stato torturato, invece io ho sviluppato così il mio amore per il cinema. Negli ultimi anni ho deciso di approfondire questa passione attraverso diversi corsi: uno della Color Correction, uno di direzione della fotografia, un corso di montaggio cinematografico e, infine, l'anno accademico all’Accademia del cinema nella classe di regia, nel quale ho conosciuto il mio prof, Stefano Reali, che mi ha scelto come assistente alla regia nella serie che sta girando tra Polignano a mare e Monopoli, “Storia di una famiglia per bene”. Purtroppo al cinema non posso ancora dedicare il 100% del mio tempo, ma per questo ci stiamo lavorando!
In questo viaggio avere un team che ti accompagna è fondamentale, noi non abbiamo una casa di produzione, siamo completamente indipendenti, quindi non ci hanno mai fornito uno sponsor o un sostegno economico di alcun tipo. Questo corto è stato girato con una cifra davvero irrisoria, tutti hanno partecipato gratuitamente. Dagli attori, Fabrizio e Alessandra, che si sono resi super disponibili, ritagliando tempo dal proprio lavoro e dai propri impegni; a Gianluca Palasciano, che si è occupato della fotografia e Angelo Buongiorno che mi ha aiutato con la Color Correction in tutta la parte organizzativa. Anche lo stesso Comune di Cisternino, che ha supportato la mia idea, prodigandosi per fornirci i mezzi necessari per poter portare al compimento la nostra opera.
Questa per me è la più grande soddisfazione: muovere persone, convogliare talenti, diventare veicolo e accensione di passione e di realizzazioni. Ecco, secondo me è tutto qui.»

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